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L'uomo ha accorciato le zampe dei cani da slitta: la prova biomeccanica

Studio su iScience: nei cani da slitta radio, ulna e tibia sono più corti del 6%. Confermato dall'89% delle ossa degli Inuit antichi.

I cani da slitta hanno radio, ulna e tibia più corti del 6% rispetto a lupi, meticci e cani di tipo spitz. Lo dimostra uno studio pubblicato su iScience firmato da un team internazionale guidato dall'archeologo Mitya Kletzerman dell'Università di Haifa, in Israele. La differenza è contenuta in valore assoluto ma costante, e racconta oltre duemila anni di selezione legata al traino nei territori artici.

Il modello biomeccanico: perché zampe corte spingono di più

Il punto di partenza non è stato un reperto, ma un'equazione. Il gruppo di Kletzerman ha costruito un modello biomeccanico per capire quale conformazione corporea massimizzi la forza di trazione di un cane a pieno carico. La risposta è controintuitiva: abbassare il baricentro, cioè accorciare le ossa degli arti, permette di generare più spinta orizzontale e di trasferirla alla slitta a ogni passo. Una volta definito il quadro teorico, i ricercatori hanno confrontato le ossa di 60 canidi viventi, tra cani da slitta, lupi, meticci e spitz, misurando radio, ulna e tibia su un protocollo omogeneo. Il risultato è stato sistematico: gli arti del cane da slitta risultano in media del 6% più corti rispetto a quelli di tutti gli altri canidi analizzati. Non si tratta di un effetto della taglia complessiva, perché il resto dello scheletro mantiene proporzioni analoghe: la contrazione si concentra sui segmenti dell'arto a diretto contatto con il terreno, quelli che devono generare la spinta durante la trazione.

Le ossa Inuit che confermano un adattamento millenario

Per capire da quanto tempo esista questa conformazione, il team ha esaminato 82 ossa isolate e tre scheletri completi di cani sepolti ritualmente, provenienti da tre siti archeologici della regione russa della Cukotka, legati ad antiche popolazioni Inuit. I resti sono datati fra 2.000 e 500 anni fa, un arco temporale che copre buona parte dell'espansione di questa cultura sul versante asiatico dell'Artico. L'89% delle ossa esaminate mostra la stessa configurazione dei moderni cani da slitta, mentre tutti e tre gli esemplari sepolti con rituale corrispondono allo stesso profilo scheletrico. Il dato ha un peso specifico forte: significa che la selezione per il traino era già consolidata duemila anni fa, non è un prodotto dell'allevamento moderno o della cinofilia nord-americana. La ricerca si inserisce in un filone più ampio sulla storia della slitta: le più antiche attrezzature per il traino con cani risalgono a circa 9.000 anni fa, sull'isola di Zhokhov, nell'odierna Russia nord-orientale. Mancava però il tassello biologico che collegasse quelle attrezzature a una selezione mirata sugli animali che le trascinavano.

Un criterio nuovo per leggere il registro archeologico

La conseguenza pratica interessa l'archeozoologia. Finora, in assenza di finimenti o resti di slitta recuperati accanto alla sepoltura, era quasi impossibile stabilire se un cane sepolto fosse davvero un animale da traino o un semplice animale da compagnia. La conformazione scheletrica, con arti più corti del 6%, diventa adesso un criterio di identificazione utilizzabile anche quando le prove materiali mancano o sono andate perse. Significa poter rileggere centinaia di sepolture canine già scavate nelle regioni artiche e subartiche, misurando con un metodo omogeneo quante comunità praticavano effettivamente il traino e quando questa pratica si è diffusa fuori dalla sua culla siberiana. Il modello biomeccanico permette inoltre di stimare quanto peso potesse essere trainato in media da un singolo animale: un parametro essenziale per ricostruire le reti commerciali e migratorie delle popolazioni artiche prima della diffusione della renna domesticata e dei mezzi a motore.

La ricerca arriva mentre la cooperazione scientifica internazionale attraversa fasi complesse: dalle scoperte italiane sui tempi di raffreddamento degli elettroni a Groningen alla ricollocazione dei vincitori ERC italiani all'estero, passando per i nuovi legami tra ricerca pubblica e imprese cinesi sotto sanzione USA. Collaborazioni interdisciplinari come quella guidata da Haifa, che unisce biomeccanica, archeologia e genetica, restano fra gli strumenti più efficaci per spiegare come la convivenza con l'uomo abbia riscritto l'anatomia delle specie che gli vivono accanto.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 12:33