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Il coccodrillo delle rocce della Sfinge cambia genere dopo 99 anni

Fossile descritto nel 1927 e riletto con la micro-CT: il coccodrillo delle rocce della Sfinge diventa Herugavialis cairensis, nuovo genere.

Un fossile di coccodrillo custodito a Stoccarda dal 1927 ha appena cambiato nome, genere e posto nell'albero evolutivo. Si chiama ora Herugavialis cairensis, è vissuto 45 milioni di anni fa in quello che oggi è l'Egitto, e la sua riclassificazione dopo 99 anni racconta più della storia della paleontologia che della Sfinge nelle cui rocce era nascosto.

Il cranio nelle rocce di Giza

Il reperto è conservato allo Staatliches Museum für Naturkunde di Stoccarda ed era stato descritto per la prima volta nel 1927 da Lorenz Müller, che lo assegnò al genere Tomistoma, lo stesso del falso gaviale ancora vivente nel sudest asiatico. Proveniva dalla Formazione Mokattam, la stessa pietra calcarea che oltre quattro millenni fa fu utilizzata per scavare la Grande Sfinge di Giza. Un dettaglio ha colpito il team guidato da Paul Burke (all'epoca a UCL Earth Sciences, oggi al Museo svedese di storia naturale di Stoccolma) e Philip Mannion (UCL): come il monumento, anche il fossile è privo della punta del muso. Da qui la scelta di legare il nuovo genere al dio egizio Heru, più noto con il nome greco di Horus, divinità associata all'iconografia della Sfinge. L'epiteto specifico cairensis richiama la città del Cairo.

Novantanove anni dopo, la micro-CT ribalta la classificazione

Il valore scientifico dello studio pubblicato su Royal Society Open Science non sta nel singolo coccodrillo, ma nel metodo. Per quasi un secolo l'esemplare era stato catalogato come Tomistoma cairense sulla base dell'anatomia esterna del cranio. L'équipe internazionale, con sedi in Regno Unito, Svezia, Germania ed Egitto, ha ricostruito l'anatomia interna con la tomografia computerizzata a raggi X: micro-CT in Germania su un sistema Zeiss Xradia Ultra, scansione di superficie con Artec Leo 3D sui campioni custoditi al Museo geologico del Cairo. Le immagini volumetriche hanno rivelato caratteri invisibili a occhio nudo, fra cui un rilievo rialzato attorno alle orbite, incompatibili con il falso gaviale. L'analisi filogenetica, condotta su 331 caratteri morfologici e 152 unità tassonomiche, ha fatto il resto: il fossile egiziano non è parente stretto dei Tomistoma viventi.

La portata va oltre la singola specie. Dei gavialoidi, la superfamiglia dei coccodrilli dal muso lungo e sottile, oggi sopravvivono solo due specie, entrambe nella Red List IUCN: il gaviale indiano (Gavialis gangeticus) e il falso gaviale (Tomistoma schlegelii). Il registro fossile ne conta oltre quaranta e per decenni la maggior parte era stata parcheggiata nel genere Tomistoma, usato come contenitore quando le somiglianze apparenti bastavano. Questa revisione è l'ultimo capitolo di una serie che restituisce identità propria a quei fossili, come già accaduto con Toyotamaphimeia, Sutekhsuchus e Maomigosuchus.

Cosa cambia per la paleontologia del Mediterraneo

Riallocare correttamente il nuovo genere ha conseguenze dirette sulla storia del Mediterraneo preistorico, come ricostruisce il comunicato di UCL Earth Sciences. Nell'Eocene l'Egitto costiero era sommerso da un mare caldo e poco profondo che ospitava almeno tre specie di gaviali: Herugavialis, Eogavialis africanum e Paratomistoma courti. Il bacino mediterraneo, scrivono gli autori, ha sostenuto una grande diversità di coccodrilli per circa 50 milioni di anni, con fluttuazioni legate al raffreddamento globale e all'abbassamento del livello eustatico del mare fra tardo Eocene e Oligocene. Un rimbalzo è arrivato con il riscaldamento del Miocene, prima dell'estirpazione definitiva avvenuta circa 6 milioni di anni fa con la crisi di salinità messiniana, quando il bacino si isolò dall'Atlantico e si prosciugò.

Gli autori segnalano che molte altre specie mediterranee ancora etichettate come Tomistoma attendono una revisione simile. Non è l'unico caso recente in cui una nuova analisi su un fossile già noto cambia il quadro di un lignaggio: lo stesso meccanismo ha portato a riscrivere la storia del volo nei dinosauri piumati con una nuova specie di Microraptor.

Nei prossimi anni la stessa combinazione di scansione micro-CT e nuove filogenesi potrebbe ridisegnare la posizione nell'albero evolutivo di altri esemplari conservati nei musei europei dal primo Novecento, con generi che aspettano ancora di essere riconosciuti.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 13:36