Due mummie naturali sepolte a Camarones 9, sulla costa del Pacifico nel nord del Cile, hanno restituito il DNA di un ceppo di vaiolo mai visto prima: CAM9, un lineaggio virale ormai estinto che si separò dal ramo europeo intorno al 1296 CE. Lo studio è uscito il 30 luglio 2026 su Science e chiude un dibattito storico rimasto aperto per decenni.
Chi erano i due individui inca di Camarones 9
I resti appartengono a una donna di 30-35 anni e a un uomo di 18-20 anni, sepolti in fagotti avvolti in coperte di lana di camelidi. La datazione al radiocarbonio dei materiali funerari copre un intervallo tra 1320 e 1680 CE; quella diretta sui capelli di uno dei due individui, calibrata con un modello dietetico che tiene conto della componente marina, restringe l'età a 1398-1700 CE. Il gruppo internazionale guidato da Bruno Romero González e Shigeki Nakagome (Trinity College Dublin) insieme a Constanza de la Fuente Castro (Universidad de Chile) ha collocato l'infezione al XVI secolo, quando le comunità andine erano già state raggiunte dalle prime ondate epidemiche portate dai conquistadores.
Il ceppo CAM9 e la divergenza del 1296
I due genomi virali sono quasi identici tra loro e formano un ramo filogenetico isolato: si collocano tra i ceppi europei medievali e le varianti che circolarono nei secoli successivi, con una divergenza stimata al 1296 CE. È una data spartiacque, perché fino al 2026 diversi studiosi tenevano aperta l'ipotesi che il vaiolo circolasse già nelle Americhe prima del contatto europeo. La sequenza CAM9 chiude la questione: se il virus fosse stato autoctono, il suo ramo evolutivo sarebbe separato molto prima e non condividerebbe un antenato comune così recente con quello europeo. Il paper documenta anche un tempo costante di inattivazione genica fino al tardo XVI secolo, seguito da una fase di rallentamento evolutivo: la paper originale su Science - Romero González et al. 2026 lega esplicitamente questa dinamica ai crolli demografici delle popolazioni indigene.
Una diagnosi paleopatologica riscritta
Le lesioni cutanee visibili sulle due mummie erano state a lungo attribuite all'esposizione all'arsenico, un contaminante noto nelle acque del deserto di Atacama. Il DNA virale mostra che quei segni sono compatibili anche con un'infezione da variola: la paleogenomica ha corretto una diagnosi archeologica rimasta in piedi per decenni. È lo stesso salto interpretativo che aveva mostrato, in altri contesti, come si possano leggere in modo nuovo tracce chirurgiche antiche - come il cranio medievale con quattro trapanazioni riuscite - o come biotecnologie emergenti stiano ridefinendo il concetto stesso di tessuto conservato, sulla scia del lavoro sul tessuto vivente da Cordyceps militaris.
Cosa cambia per la storia della conquista
La prima epidemia americana documentata storicamente esplose a Hispaniola nel 1518; il vaiolo raggiunse il Messico nel 1520 e scese verso sud attraverso l'istmo di Panama. Camarones 9 si trova a oltre 4.000 chilometri dal punto di ingresso messicano e la sua popolazione era ancora inca: la presenza del virus in questa fascia costiera così presto conferma quanto rapidamente CAM9 abbia superato la barriera geografica delle Ande. È un dato che rimette in prospettiva il crollo demografico dell'America precolombiana - stimato in gran parte della letteratura vicino al 90% nel corso del XVI e XVII secolo - e che si intreccia con altre pressioni epigenetiche note, dagli stress ambientali agli effetti delle difficoltà economiche prolungate sull'invecchiamento cerebrale osservati oggi in popolazioni sotto stress cronico.
Il prossimo passo, secondo il gruppo di Dublino, è estendere la ricerca ad altri siti sudamericani e caraibici per ricostruire le rotte precise di diffusione del virus e i tempi di contatto tra ceppi europei e nuove varianti americane.