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I 132 eventi di poliploidia che salvarono le piante dalle crisi climatiche

Cell ha datato 132 duplicazioni del genoma in 470 specie di piante: si concentrano nelle crisi climatiche. Cosa dicono sul riscaldamento attuale.

Centotrentadue duplicazioni dell'intero genoma datate in 470 specie di angiosperme: lo studio pubblicato su Cell l'8 maggio 2026 mostra che questi eventi non sono distribuiti a caso ma si concentrano nelle grandi crisi climatiche degli ultimi 70 milioni di anni, dall'asteroide che sterminò i dinosauri al rapido riscaldamento del Paleocene-Eocene.

Centotrentadue duplicazioni in tre crisi climatiche

Il gruppo guidato da Yves Van de Peer dell'Università di Gand ha analizzato i genomi di 470 specie di piante da fiore e li ha confrontati con 44 fossili vegetali. Il metodo cerca blocchi di geni in coppie quasi identiche, una firma tipica delle duplicazioni dell'intero genoma (la cosiddetta poliploidia). I 132 eventi di duplicazione genoma piante datati con questa procedura non si distribuiscono in modo uniforme nel tempo.

Si addensano invece intorno a tre momenti precisi: l'estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene di 66 milioni di anni fa, diversi episodi di raffreddamento globale durante i quali interi ecosistemi sono collassati, e il Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM) circa 56 milioni di anni fa, un periodo di rapido riscaldamento. La poliploidia, normalmente considerata uno svantaggio in ambienti stabili perché aumenta i costi energetici e il rischio di mutazioni dannose, in questi contesti ha fornito variabilità genetica e flessibilità adattativa sufficienti a far passare le specie attraverso il collo di bottiglia.

Perché il riscaldamento di oggi è una crisi diversa

L'analogo più ricorrente nei comunicati è il PETM, e qui sta il punto che la cronaca generalista non mette a fuoco. Durante il PETM le temperature medie globali aumentarono di 5-8 °C in meno di 20.000 anni. Il riscaldamento antropico ha già portato la temperatura globale a circa 1,2 °C sopra l'era preindustriale in poco più di un secolo: i tassi di emissione di carbonio stimati per oggi superano di un ordine di grandezza quelli misurati per la fase di innesco del PETM.

La poliploidia funziona su tempi evolutivi. Una duplicazione del genoma è un evento raro e casuale; la selezione che premia gli individui poliploidi più resilienti richiede molte generazioni. Le crisi passate hanno offerto alle piante migliaia o decine di migliaia di anni per giocare questa lotteria genetica. L'attuale finestra climatica si misura invece in decenni, e questo è il motivo per cui il rapporto IPCC AR6 Working Group I sui cambiamenti climatici considera senza precedenti la rapidità del riscaldamento in corso, oltre alla sua entità.

Cosa significa per le colture e per chi le studia

Molte delle colture su cui si regge l'alimentazione globale sono già poliploidi. Il grano tenero è esaploide (sei serie cromosomiche), la banana Cavendish è triploide, e poliploidi sono anche patata, fragola e cotone. È un'eredità diretta delle stesse duplicazioni che lo studio Cell vede attivarsi nelle crisi del passato: in un certo senso, le piante che oggi sfamano il pianeta sono già passate attraverso il filtro evolutivo della poliploidia.

Non lo sono però l'olivo, la vite, gli agrumi e il mais moderno, diploidi che coprono fette importanti dell'agricoltura mediterranea e italiana. Per queste specie il margine evolutivo naturale è più ridotto e il lavoro lo deve fare la ricerca: incroci mirati, induzione sperimentale di poliploidia, selezione assistita da marcatori, biotecnologie. Anche le scelte agronomiche pesano: studi su tecnologie di campo come i pannelli solari semi-trasparenti che integrano produzione di energia e crescita delle piante indicano che la resilienza delle colture si gioca anche su microclima, ombra e stress idrico, non solo sui cromosomi.

La fotografia che esce dal lavoro di Gand è scientificamente affascinante e, sul piano agricolo, scomoda. Le specie selvatiche hanno avuto millenni per adattarsi al PETM; le varietà commerciali che alimentano i mercati e le mense scolastiche italiane hanno cicli di selezione misurati in decenni e dipendono da infrastrutture di ricerca pubblica. Il prossimo passo, suggerito dagli stessi autori, è capire quali geni raddoppiati conferiscano resistenza a siccità e calore: una mappa utile a chi lavora in campo, oggi, non tra centomila anni. Iniziative come il progetto Solaris per l'osservazione del Sole dall'Antartide ricordano quanto la conoscenza dei sistemi naturali, dalla stella al genoma vegetale, richieda strumenti dedicati e finanziamenti continuativi.

Lo studio Cell non è una rassicurazione, è un campanello: la natura ha tirato la leva della poliploidia tre volte in 70 milioni di anni quando il pianeta è cambiato in fretta. La leva esiste ancora, ma stavolta i tempi li detta l'agricoltura, non la geologia.

Pubblicato il: 27 maggio 2026 alle ore 15:33