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E. coli trasforma glicerolo di scarto in monomeri per il nylon

Ricercatori KAIST modificano E. coli per produrre nylon dal glicerolo di scarto ed eliminare il protossido di azoto (273x CO2) dalla chimica tradizionale.

Ogni anno la chimica industriale produce circa 3 milioni di tonnellate di acido adipico, il precursore del nylon 6,6, attraverso un processo che usa acido nitrico e rilascia protossido di azoto (N2O): un gas serra 273 volte più potente della CO2 su scala centenaria. Un team del KAIST, l'istituto superiore coreano di scienze e tecnologia, ha costruito una piattaforma di batteri nylon basata su Escherichia coli che produce quegli stessi precursori dal glicerolo senza emettere quel gas.

Una piattaforma modulare a tre ceppi

Lo studio, pubblicato su PNAS, il journal dell'Accademia Nazionale delle Scienze USA, descrive un'architettura divisa in due livelli. Un ceppo upstream converte il glicerolo in acido adipico lungo una via di beta-ossidazione inversa ricostruita, raggiungendo 6,1 g/L in fermentazione fed-batch: il titolo biologico più alto mai registrato per questa molecola. Due ceppi downstream ricevono poi quell'acido adipico e lo trasformano separatamente: uno produce esametilendiammina (HMD) a 230,9 mg/L, monomero del nylon 6,6; l'altro epsilon-caprolattame a 808 µg/L, monomero del nylon 6.

La sfida tecnica più delicata è stata il caprolattame. Chiudere quell'anello molecolare richiede la rigenerazione simultanea del cofattore NAD+, altrimenti il processo si blocca. I ricercatori hanno risolto costruendo una proteina di fusione, HLadh-Smnox, con un linker flessibile che accoppia le due reazioni nello stesso enzima. Il glicerolo utilizzato può provenire dagli scarti del biodiesel o della produzione di saponi, materie già disponibili in larga scala nell'industria europea.

Il gas serra nascosto nella produzione del nylon

La produzione industriale di acido adipico avviene per ossidazione con acido nitrico. Quella reazione libera N2O come sottoprodotto, in quantità tali che le normative vigenti obbligano tutti gli impianti mondiali a installare sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto. Il protossido di azoto ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP100) pari a 273 rispetto alla CO2, secondo il sesto rapporto IPCC del 2021. Ogni tonnellata di N2O non abbattuta vale climaticamente quanto bruciare 273 tonnellate di CO2.

La piattaforma batterica del KAIST elimina quella reazione dalla filiera. Il carbonio entra come glicerolo, percorre trasformazioni enzimatiche interne al batterio ed esce come acido adipico senza che acido nitrico sia mai coinvolto. Le emissioni riguardano solo il consumo energetico della fermentazione, non la chimica della trasformazione. Lo stesso principio, batteri ingegnerizzati come micro-fabbriche specializzate, vale già per applicazioni molto diverse: batteri muratori vengono studiati per la costruzione di basi lunari, dove il controllo della reazione biologica diventa la tecnologia di costruzione.

Il divario dalla scala industriale

Gli autori riconoscono esplicitamente che il processo non è ancora applicabile su scala industriale. I titoli raggiunti, 230,9 mg/L per l'HMD e 808 µg/L per il caprolattame, sono record biologici ma distano uno o due ordini di grandezza dai valori tipici dei processi petrolchimici. La concentrazione di acido adipico upstream, 6,1 g/L, si avvicina alla soglia di interesse fermentativo per molecole ad alto valore ed è la base su cui ottimizzare il resto della piattaforma.

Il vantaggio dell'architettura modulare è che i tre blocchi possono essere ottimizzati separatamente. Migliorare la robustezza del ceppo upstream su substrati di glicerolo reale, aumentare i titoli dei moduli downstream e validare il bilancio economico rispetto all'alternativa petrolchimica: questi sono i passaggi che separano il laboratorio dallo stabilimento. La biologia sintetica abbinata all'intelligenza artificiale sta costruendo gli strumenti per accelerare ognuno di quei passaggi, in un ambito dove l'Europa punta a guidare l'innovazione con infrastrutture AI dedicate e dove nuove fabbriche AI europee sostengono la ricerca tecnologica avanzata.

La prova di concetto è solida: questi batteri nylon sanno già costruire la catena metabolica completa, dal glicerolo di scarto al monomero finale, senza petrolio e senza protossido di azoto. Portarla fuori dal laboratorio richiede anni di ottimizzazione, ma la direzione tecnica è definita.

Pubblicato il: 26 maggio 2026 alle ore 14:09