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Dal primo ping di Pisa al divario digitale: 40 anni di rete italiana

L'Italia fu quarta in Europa a connettersi nel 1986. Quarant'anni dopo, solo il 54% ha competenze digitali di base: i dati ISTAT 2026.

Il 30 aprile 1986, da un laboratorio del CNR in via Santa Maria a Pisa, partì un segnale verso un computer della Pennsylvania. Pochi millisecondi dopo arrivò la risposta: l'Italia era in rete, quarta nazione europea dopo Norvegia, Regno Unito e Germania. Quarant'anni dopo, nove italiani su dieci risultano connessi - ma solo il 54,3% tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro l'80% richiesto dall'Unione Europea entro il 2030.

Il ping del 1986: da Pisa all'ARPANET

A rendere possibile quella connessione fu Luciano Lenzini, docente dell'Università di Pisa, che aveva costruito rapporti con Robert Kahn, co-inventore del protocollo TCP/IP. Lenzini candidò il CNUCE - Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico - e organizzò il collegamento tecnico: via cavo da Pisa fino alla stazione satellitare di Fucino in Abruzzo, poi via satellite fino a Roaring Creek, Pennsylvania.

Lo strumento usato fu una "Butterfly Gateway", un router primitivo fornito dal governo statunitense. L'Italia entrava così in ARPANET, il precursore della rete che sarebbe diventata internet negli anni Novanta.

Il primato pisano non si fermò lì. Nel 1987 il CNR registrò il primo dominio italiano, cnuce.cnr.it, fondando quello che è oggi il Registro .it, ancora gestito dall'Istituto di Informatica e Telematica del CNR a Pisa. E la prima pagina web italiana fu www.unipi.it, costruita dopo che il ricercatore Maurizio Davini incontrò Tim Berners-Lee al CERN e ricevette il codice del World Wide Web.

Quarant'anni di rete sembrano un arco lungo, ma la ricerca italiana lavora su scale molto più ampie: dai 3.700 anni di olivicoltura documentata nel Belpaese ai 75 milioni di anni di storia del cacao, il digitale è ancora agli esordi in termini evolutivi. Il passo degli ultimi quarant'anni, però, ha già trasformato economia, istruzione e accesso ai servizi pubblici.

Il paradosso italiano: connessi ma non competenti

Il rapporto ISTAT "Cittadini e ICT - Anno 2025", pubblicato il 22 aprile 2026, certifica il paradosso: il 54,3% degli italiani tra 16 e 74 anni ha competenze digitali almeno di base. Un progresso reale (+8,4 punti percentuali rispetto all'anno precedente) che, se mantenuto, potrebbe essere sufficiente a raggiungere il traguardo UE dell'80% entro il 2030 - ma solo agendo sui segmenti più difficili da raggiungere: anziani e residenti nel Mezzogiorno.

Il gap è massimo nella fascia degli anziani: solo il 27,4% delle persone tra 65 e 74 anni supera la soglia digitale di base. Per questa generazione la sfida è doppia: la ricerca identifica segnali precoci di invecchiamento cerebrale già tra i 44 e i 67 anni, mentre le competenze richieste per accedere a servizi pubblici e sanitari online continuano ad aumentare. Tra i 20 e i 24 anni la quota sale al 71,7% - ancora sotto l'obiettivo UE, ma il divario generazionale è netto.

Nel confronto europeo, l'Italia è in coda anche sui laureati ICT: appena l'1,5% dei laureati ha un titolo informatico, contro una media UE del 4,5%. I professionisti ICT rappresentano il 10,1% della forza lavoro, tra le quote più basse dell'Unione.

Il divario che il Mezzogiorno non può permettersi

Ai ritardi nazionali si sommano quelli geografici. Nel 2025 le famiglie con accesso a internet nel Mezzogiorno sono circa 5 punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord. Le regioni più connesse: Toscana (90,9%), Provincia Autonoma di Trento (90,6%), Veneto (89,5%). Le meno connesse: Calabria (80,1%), Basilicata (81,8%), Sicilia (82,0%).

Uno scarto di oltre 10 punti tra Toscana e Calabria, in un'epoca in cui servizi sanitari, PA, lavoro e istruzione passano sempre più per portali digitali, non è solo un dato tecnico: è un fattore di esclusione concreta.

I dati del rapporto ISTAT Cittadini e ICT 2025 mostrano che nel 2025 il 63,9% delle famiglie composte solo da anziani ha accesso a internet, ancora sotto la media nazionale dell'87,3%. L'Italia che festeggia quarant'anni di rete affronta ora la parte più difficile: non collegare i laboratori al mondo, ma tutti i cittadini alla vita digitale.

Pubblicato il: 29 aprile 2026 alle ore 13:56