{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Dal Cell 2016 al primo paziente trattato: 10 anni di editing epigenetico

Dieci anni dal primo paper su Cell alla clinica: la strategia italiana del Sr-Tiget spegne il virus dell'epatite B senza toccare il DNA. I numeri.

Il 28 gennaio 2026 la biotech statunitense nChroma Bio ha comunicato che la prima paziente al mondo è stata trattata con CRMA-1001, una terapia che spegne il DNA del virus dell'epatite B senza tagliarlo. Alla base c'è un lavoro italiano pubblicato su Cell nel 2016 dal Sr-Tiget del San Raffaele di Milano. Dieci anni tra il paper e la clinica sull'uomo.

Editing epigenetico, non genetico

L'editing epigenetico non riscrive la sequenza del DNA. Modifica le sue etichette chimiche, cioè le metilazioni che decidono se un gene resta acceso o spento. Il gruppo di Angelo Lombardo, in collaborazione con l'Istituto nazionale di genetica molecolare 'Romeo ed Enrica Invernizzi' di Milano, ha usato una versione modificata dell'enzima Cas9 privata della capacità di tagliare e caricata con effettori epigenetici. Una guida a RNA porta il complesso sul DNA virale, sia il cccDNA libero sia il DNA integrato nel genoma dell'ospite, e lo mette in silenzio senza rotture. Sono le stesse etichette che regolano il dark genome dei mammiferi, dove oltre 30.000 mRNA chimera lavorano al di là dei 20.000 geni codificanti.

Da Cell 2016 al primo paziente: dieci anni

Il primo lavoro è del 22 settembre 2016 su Cell (Amabile, Lombardo e colleghi)31236-3). Dimostrava che il silenziamento è ereditabile: sopravvive alle divisioni cellulari senza dover somministrare di nuovo la terapia. Da quel paper sono partiti otto anni di preclinica. Nei topi trattati con nanoparticelle lipidiche caricate del silenziatore, fino al 90% ha raggiunto livelli non rilevabili di antigene di superficie HBV e di DNA virale, secondo i dati presentati all'AASLD 2025. Sui primati non umani, tre infusioni mensili a dosi crescenti hanno confermato il profilo di sicurezza necessario per il salto in clinica.

Il 16 dicembre 2025 arriva la prima autorizzazione clinica a Hong Kong, poi Nuova Zelanda e Regno Unito. Il 28 gennaio 2026 la prima somministrazione umana, meno di sei settimane dopo il via libera regolatorio. Non è l'unica corsa in campo. A maggio 2026, al congresso EASL di Barcellona, Tune Therapeutics di Seattle ha presentato dati di Phase 1b/2a su TUNE-401 con repressione del virus mantenuta fino a 17 mesi da una singola dose, con reazioni infusionali lievi e transaminasi rientrate nei giorni successivi. Due protocolli distinti, stesso principio: bloccare la lettura dei geni virali senza toccare la sequenza. Il campo, fino a due anni fa fermo alla preclinica, ora ha due candidati clinici in parallelo.

Perché conta: 287 milioni di malati e i prossimi bersagli

L'epatite B cronica non è una malattia rara. Secondo il Global Hepatitis Report OMS 2026 ripreso dall'ISS, nel 2024 vivevano con infezione cronica da HBV o HCV 287 milioni di persone nel mondo e le morti annue hanno superato 1,3 milioni, soprattutto per cirrosi ed epatocarcinoma. I farmaci antivirali attuali sopprimono la replicazione ma non eliminano il virus: chi li assume, li prende a vita. Un silenziamento durevole cambierebbe la logica del trattamento, portandolo verso una cura funzionale a durata definita. I prossimi bersagli in valutazione preclinica sono già noti:

* PCSK9 per il colesterolo LDL: una sola dose in nanoparticelle ha dimezzato i livelli circolanti per quasi un anno nei topi, secondo il gruppo di Lombardo

* Beta-talassemia, che in Italia interessa circa 7.000 pazienti

* Tumori, con logiche affini alle terapie mirate contro NDRG1, candidato come nuovo BRCA nel tumore del colon

* Malattie del sistema nervoso centrale, dove il silenziamento stabile eviterebbe somministrazioni ripetute e riaperture della barriera ematoencefalica

Il dato mancante è la durata reale nell'uomo. TUNE-401 è già oltre i 17 mesi di follow-up, CRMA-1001 ha appena iniziato a raccoglierli. E la biologia sintetica corre in parallelo: l'IA arriva a progettare virus interi da zero, come mostra lo studio pubblicato su Science. I follow-up dei prossimi due anni diranno se il silenziamento diventa terapia stabile o remissione temporanea, e se il modello dell'epatite B potrà trasferirsi ad altre infezioni croniche.

Pubblicato il: 23 settembre 2026 alle ore 13:39