Le cellule del sistema immunitario innato non aspettano di riconoscere una molecola per allarmarsi: sentono il contatto fisico del microbo e reagiscono. Lo dimostra uno studio pubblicato a settembre 2026 su Nature Immunology, coordinato dall'Università di Milano-Bicocca con la Statale, l'Università di Pavia e il San Raffaele. Al centro c'è Piezo1, il canale ionico che nel 2021 è valso il Nobel per la Medicina ad Ardem Patapoutian.
Quando un microbo aderisce, la cellula si deforma
Il gruppo ha esposto cellule immunitarie mieloidi a tre patogeni diversi: il fungo Candida albicans e i batteri Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa. In ogni caso l'adesione del microbo alla superficie della cellula la deforma meccanicamente, e la deformazione apre il canale Piezo1. Parte una cascata rapida: la cellula produce leucotriene B4, che insieme all'interleuchina-1α fa rilasciare la chemochina CXCL1. È la CXCL1 a richiamare i neutrofili nel tessuto, cioè le prime cellule d'assalto contro l'infezione. Tutto questo accade prima che i recettori Toll-like identifichino qualunque molecola specifica del patogeno. È lo stesso circuito che il corpo usa nell'infiammazione sterile, quella provocata da un trauma o da un tessuto danneggiato senza microbi coinvolti.
Dal Nobel del tatto all'immunità innata
Il canale non è nuovo alla ribalta scientifica. Ardem Patapoutian ha scoperto Piezo1 e il gemello Piezo2 studiando come le cellule della pelle percepiscono la pressione: quella scoperta gli è valsa il Nobel per la Fisiologia o Medicina 2021, condiviso con David Julius per i recettori della temperatura. Da allora il recettore è stato collegato a propriocezione, controllo della pressione sanguigna, respirazione, sviluppo dei vasi. L'immunologia non era nella lista. Il lavoro del team di Milano-Bicocca, coordinato da Francesca Granucci e firmato in prima linea da Giulia Stucchi, Marco Galli e Stefano Cozzi, dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, lo sposta in un dominio nuovo: la difesa dai patogeni. Direttrice del dipartimento, Granucci si affianca ad altre ricercatrici italiane premiate quest'anno nei campi di frontiera, come Silvia Bellussi, prima donna in sessant'anni a ricevere la medaglia d'oro IFoS.
Un'immunità a due tempi
L'analisi identifica due fasi distinte del reclutamento dei neutrofili durante l'infezione cutanea nel modello murino. La prima è indipendente dai recettori del riconoscimento del patogeno: parte dall'adesione microbica, passa per il canale meccano-sensibile e usa il circuito LTB4, IL-1α, CXCL1. La seconda arriva dopo ed è guidata dai recettori Toll-like e dalla chemochina CXCL2, cioè la classica risposta basata sulla lettura molecolare del patogeno. Il vantaggio evolutivo è chiaro: la cellula guadagna tempo. Prima di sapere cosa sta attaccando, sa che qualcosa è entrato in contatto e mobilita la prima ondata di difesa. La meccanica anticipa la biochimica.
Cosa manca prima di parlare di uomo
Il modello studiato è murino, con conferme su colture cellulari: il passaggio all'uomo va ancora dimostrato. Se il circuito fosse conservato nella specie umana, si aprirebbero due direzioni terapeutiche opposte. Da un lato, frenare il canale nelle infiammazioni eccessive delle cellule mieloidi, come nella sepsi o nelle patologie autoimmuni. Dall'altro, potenziarne l'attività dove serve una risposta locale rapida, per esempio nelle infezioni cutanee resistenti. Molecole che agiscono sul recettore meccano-sensibile sono già oggetto di studio nel dolore cronico e nell'ambito cardiovascolare, ma un'applicazione immunologica richiederebbe farmaci selettivi per le cellule mieloidi. Il gruppo Bicocca ora punta a verificare il meccanismo nelle mucose intestinali e respiratorie, dove il contatto tra cellule immunitarie e microrganismi è quotidiano.
Se il tatto della cellula immunitaria si confermerà anche nell'uomo, la mappa dei bersagli farmacologici contro sepsi e infezioni resistenti si allargherà di un attore inatteso. La prossima pubblicazione del gruppo Bicocca dirà se il circuito regge fuori dalla pelle del topo, mentre l'Italia continua ad allungare la lista dei suoi primati di ricerca, come la recente prima misura diretta del campo magnetico di un esopianeta a firma italiana.