Il rover Perseverance della NASA ha registrato non uno, ma tre distinti episodi di acqua nella Margin Unit del cratere Jezero, la fascia di rocce ricche di olivina e carbonati che corre lungo il margine interno del bacino marziano. Lo studio, guidato da Candice Bedford della Purdue University e presentato dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, si basa sull'analisi di oltre 185 bersagli rocciosi effettuata dallo strumento SuperCam tra il 5 e il 16 ottobre 2023.
Cosa dicono le rocce del margine di Jezero
Il cratere Jezero, largo 45 chilometri, ospitava miliardi di anni fa un lago alimentato da un delta fluviale. Le osservazioni orbitali avevano portato a ipotizzare che i carbonati individuati lungo il margine si fossero formati per contatto con quelle acque, in un unico ambiente lacustre. I dati raccolti a terra dal rover, che ha percorso circa 265 metri di dislivello lungo la Margin Unit tra il 5 e il 16 ottobre 2023, restituiscono una storia più stratificata. Lo strumento SuperCam, capace di sparare un raggio laser fino a 6,5 metri di distanza per riconoscere la mineralogia delle rocce, ha analizzato più di 185 bersagli affioranti.
Le firme chimiche identificate raccontano tre fasi distinte:
1. Acque sotterranee ricche di anidride carbonica hanno reagito con l'olivina, formando creste carbonatiche in superficie. 2. Le acque del paleolago, o una nuova falda, hanno rimosso parte del carbonato e depositato silice nei pori secondari della roccia. 3. Fluidi idrotermali caldi hanno lasciato vene di solfato di calcio e fluorite, mineralizzazioni tipiche dei sistemi vulcanici sommersi.
Perché cambia la lettura astrobiologica
L'ipotesi iniziale, ricostruita dalle immagini in orbita, prevedeva un solo capitolo acqua-roccia. Le misure a terra descrivono invece una successione di sistemi acquosi sovrapposti nel tempo, in un intervallo del Noachiano in cui Marte manteneva condizioni superficiali più umide dell'attuale deserto arido. Per l'astrobiologia il punto è concreto: ambienti diversi (lago aperto, falda, sistema idrotermale) selezionano firme chimiche diverse e ne conservano alcune meglio di altre. Una traccia organica associata alle acque idrotermali resiste in condizioni che avrebbero distrutto una traccia di lago tranquillo, e viceversa. La Margin Unit è oggi descritta come un crocevia dove laghi, falde e sistemi idrotermali si intrecciano, ha spiegato Bedford ricostruendo dieci anni di lavoro con i rover marziani. Ogni ambiente diventa così un dossier separato, con la sua storia geochimica e le sue possibilità di preservare biofirme.
Due campioni pronti, ma il ritorno sulla Terra è fermo
Il team ha marcato come priorità di analisi due campioni prelevati proprio nella Margin Unit: Turquoise Bay e Amherst Point, sigillati nei tubi conservati dal rover nell'ottobre 2023. Nessuno strumento a bordo di Perseverance può oggi misurare eventuali biofirme fossili con la risoluzione dei laboratori terrestri, e per farlo servono i campioni fisici. La NASA ne ha già stipati oltre trenta in tubi sul suolo marziano, ma il programma di rientro è privo di calendario mentre la Cina punta al 2031: le implicazioni della corsa cinese al ritorno del suolo marziano pesano ora anche sulla verifica biologica delle rocce di Jezero.
Perseverance è atterrato nel cratere Jezero nel febbraio 2021 con l'obiettivo esplicito di raccogliere campioni destinati a un successivo rientro. In quasi cinque anni di attività i tubi accumulati si sono avvicinati al limite di stivaggio, mentre il progetto Mars Sample Return della NASA ha visto slittamenti di budget e revisioni. Nel frattempo la missione cinese Tianwen-3 sta preparando il ritorno di circa 500 grammi di suolo marziano entro il 2031, un traguardo che sposterebbe il primato sulla verifica biologica extraterrestre.
Ricerche come quella di Purdue hanno un doppio effetto: ricostruiscono con precisione la geochimica di un sito che aveva ospitato acqua e restringono il ventaglio di rocce utili a cercare tracce di vita passata. Il verdetto biologico resta rinviato al giorno in cui i tubi arriveranno sulla Terra: fino ad allora ogni nuova analisi remota aggiunge un pezzo al mosaico senza sostituire il tassello mancante.