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Cuprati, lo pseudogap frena la superconduttività: firma italiana

Il fisico italiano Fabio Boschini guida su Nature Physics lo studio che ribalta decenni di ipotesi sui superconduttori ad alta temperatura.

Lo pseudogap non è un alleato della superconduttività, è un ostacolo. Lo rivela uno studio pubblicato il 20 ottobre 2026 su Nature Physics e guidato da Fabio Boschini, fisico italiano formato al Politecnico di Milano e oggi professore all'INRS di Montréal.

Il paradosso dei cuprati, da precursore a rivale

Per quasi quarant'anni la fisica della materia condensata ha considerato lo pseudogap, uno stato quantistico osservato nei cuprati, come un precursore della superconduttività: una sorta di anticamera che preparava i materiali al salto verso la conduzione senza perdite. Il gruppo guidato da Boschini, con il dottorando Dario Armanno come primo autore e la collaborazione del Center for Computational Quantum Physics del Flatiron Institute di New York, ha ribaltato la lettura.

Usando impulsi laser ultrarapidi per fotografare al rallentatore cosa accade dentro i cuprati, i ricercatori hanno dimostrato che pseudogap e superconduttività competono: quando una emerge, l'altra svanisce. Lo studio, paper su Nature Physics, tocca i materiali più promettenti della fisica dei solidi, premiati con il Nobel nel 1987 e candidati a rivoluzionare trasmissione elettrica e computer quantistici.

Dal Politecnico di Milano a Montréal, il percorso di Boschini

Boschini ha preso laurea magistrale in ingegneria fisica e dottorato al Politecnico di Milano fino al 2015, poi è passato all'Università della British Columbia per cinque anni di postdoc nel gruppo di Andrea Damascelli. Dal novembre 2020 è professore all'Institut National de la Recherche Scientifique di Montréal, dove ricopre la Canada Research Chair in Quantum Materials' Dynamics e nel 2025 ha vinto l'Alfred P. Sloan Research Fellowship, uno dei riconoscimenti più ambiti per i giovani fisici del Nord America.

La ricerca italiana che si fa fuori

Il percorso di Boschini non è un'eccezione. Secondo l'indagine ISTAT sull'inserimento professionale dei dottori di ricerca, nel 2025 il 10,4% dei dottori italiani occupati lavora all'estero. Le prime destinazioni sono Germania (13,7%), Stati Uniti (13,2%), Francia (11,8%), Svizzera (11,5%) e Regno Unito (10,2%).

Il dato che pesa di più è un altro: all'estero il 59,6% dei dottori svolge un lavoro per cui il titolo è richiesto, in Italia la quota scende al 37,2%. Due dottori su tre rimasti in patria lavorano in ruoli sottoutilizzati rispetto alla loro preparazione, mentre fuori quasi sei su dieci trovano una collocazione coerente. La motivazione principale che spinge i dottori a emigrare, secondo l'ISTAT, è proprio la possibilità di trovare un impiego più adeguato alla propria professionalità (81,7%) o più retribuito (73,7%). La difficoltà italiana a tradurre scienza di base in prodotti riconosciuti era già emersa nella classifica delle 300 invenzioni TIME 2026, dove l'Italia porta solo la Fiat Topolino.

Perché conta per chi studia fisica

Per uno studente di fisica in Italia il lavoro di Boschini vale su due piani. Sul lato scientifico, lo studio apre una pista per capire perché i cuprati conducano senza resistenza a temperature "alte" (comunque sotto i -130 gradi, ma lontane dallo zero assoluto): se pseudogap e stato superconduttivo sono rivali, la ricerca di nuovi materiali ad alta temperatura critica cambia direzione. Sul piano della carriera, mostra che oggi guidare un gruppo in Canada richiede cinque anni di postdoc all'estero dopo il dottorato: il Politecnico di Milano forma, l'INRS assume.

Lo stesso schema vale per altre scoperte firmate da gruppi italiani in ambiti diversi, dalla ricerca sul pancreas e sul gene MYC fino al programma Artemis III della NASA: i cervelli italiani ci sono, ma spesso i laboratori che li assumono stanno altrove.

Il prossimo passo del gruppo di Boschini sarà verificare se la stessa competizione tra pseudogap e stato superconduttivo emerge in altri materiali, dai composti del ferro alle leghe di nichel. Serviranno nuovi laser e nuovi finanziamenti: la domanda è dove li troveranno i prossimi dottori italiani che vogliono tentare la stessa strada.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 12:37