Il 30 luglio 2026 l'ospedale di Desenzano del Garda ha portato a termine il suo primo prelievo e trapianto di cuore da donatore a cuore fermo, un percorso che ASST Garda aveva avviato nell'autunno 2025 fermandosi fino a oggi agli organi addominali. Il caso però non è isolato: nel 2025 i donatori DCD in Italia sono stati 428, il 50,7% in più rispetto al 2024.
Il boom della donazione a cuore fermo in Italia
Il dato del Centro Nazionale Trapianti ridimensiona il caso di Desenzano da eccezione a tassello di un cambio di paradigma. La procedura DCD (Donation after Circulatory Death), o donazione a cuore non battente, nel 2025 ha coinvolto 428 donatori utilizzati, contro i 6 registrati nel 2015. I trapianti eseguiti grazie a questa procedura sono stati 897, in aumento del 44,2% sull'anno precedente, e valgono ormai il 21% dell'attività da donatore deceduto.
Il traino è visibile anche nei numeri complessivi: nel 2025 gli interventi in Italia sono stati 4.697, cifra record che colloca il Paese al secondo posto in Europa dietro alla Spagna (29,8 donatori per milione di abitanti contro 51,9). I trapianti di cuore sono passati da 413 a 461 (+11,6%), resi possibili anche dall'ampliamento del bacino di donatori, di cui i DCD sono la componente in più rapida crescita. Report preliminare 2025 del Centro Nazionale Trapianti
Perché in Italia la DCD è più difficile che altrove
Nel percorso classico il donatore ha una diagnosi di morte cerebrale ma il cuore continua a battere: gli organi arrivano in sala già ossigenati. Nella DCD, invece, la morte è cardiocircolatoria: il cuore si ferma, l'ossigeno smette di arrivare e il tempo diventa il primo nemico. Ogni minuto in più di ischemia riduce le possibilità che l'organo sia recuperabile.
Su questa procedura l'Italia ha una regola unica al mondo: il no-touch period, cioè l'intervallo di ECG piatto necessario per certificare la morte, è fissato per legge a 20 minuti. Nella maggior parte degli altri Paesi che praticano la DCD, dal Regno Unito alla Spagna agli Stati Uniti, sono 5. È la ragione per cui in Italia il primo trapianto di cuore da donatore DCD è stato eseguito solo l'11 maggio 2023 a Padova, dall'équipe di Gino Gerosa: in quel momento un primato mondiale proprio per la durata dello stand-off. Da lì il Centro Nazionale Trapianti ha approvato il 23 marzo 2023 il documento operativo che ha aperto la strada agli altri centri.
Per sopperire al ritardo dell'ischemia, l'organo viene riattivato con la perfusione regionale normotermica e sottoposto a una batteria di test di funzionalità: solo se supera i controlli va al trapianto. È la ragione per cui i centri autorizzati sono ancora pochi e servono tecnologie e figure (cardiochirurghi, cardioanestesisti, perfusionisti) che pochi ospedali hanno stabilmente in organico. Scheda ISSalute sulla donazione a cuore fermo
Cosa cambia in Lombardia con l'ingresso di ASST Garda
L'ingresso di ASST Garda nel circuito dei prelievi cardiaci DCD amplia una rete lombarda finora concentrata su Niguarda (leader nazionale per trapianti di cuore), Policlinico di Milano e Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Il prelievo di Desenzano è avvenuto con la squadra chirurgica del Policlinico San Matteo di Pavia e il coordinamento del NITp (Nord Italia Transplant) e di AREU per il trasporto. Oltre al cuore, dallo stesso donatore sono stati recuperati fegato e reni: tre pazienti in lista d'attesa raggiunti da un solo prelievo.
Il salto conta perché la Lombardia era già la regione con il numero più alto di donatori in Italia. Aggiungere un ospedale periferico alla filiera cardiaca DCD significa avvicinare il donatore al centro trapiantologico e ridurre i tempi di ischemia, il fattore che decide se un cuore fermato per 20 minuti torna a battere oppure no. Un tema che ricorre in altri filoni della medicina traslazionale europea, come mostrano le prime sperimentazioni con cellule staminali per il Parkinson a Lund dove sono i tempi di autorizzazione, non la tecnica, a fare da collo di bottiglia.
Il prossimo passo per la rete DCD italiana è ampliare i centri autorizzati oltre i pochi attivi oggi: senza nuovi ospedali attrezzati, la crescita del 50% nei donatori rischia di scontrarsi con un limite operativo che azzera il vantaggio dei numeri.