Entro la fine del 2027 saranno operative 68 stazioni del radiotelescopio SKA-Low, in costruzione nell'outback australiano. Ogni stazione conta 256 antenne fisse: fanno 17.408 antenne funzionanti, un settimo dei circa 130.000 elementi dell'osservatorio finale.
Il traguardo tecnico: 68 stazioni verso la science validation
L'annuncio arriva dalla XXVI Riunione Nazionale di Elettromagnetismo, ospitata a L'Aquila dal 6 al 9 settembre 2026. A darlo è Lucio Tirone, ingegnere italiano responsabile di assemblaggio, integrazione e verifica dello Square Kilometre Array Observatory. Le 68 stazioni sono il passo intermedio verso il traguardo finale di 512 stazioni distribuite su un'area circolare di 65 chilometri di diametro, per un'apertura totale di un chilometro quadrato.
A regime lo strumento arriverà a produrre 7 Terabyte al secondo di dati, da sincronizzare e trasferire per centinaia di chilometri. Il sito, nel deserto del Murchison in Australia Occidentale, impone escursioni termiche da -5 °C a oltre 50 °C e vieta qualsiasi interferenza elettromagnetica, telefoni cellulari inclusi, in un'area che dista centinaia di chilometri dal più vicino centro abitato. Con le 68 stazioni operative partirà la fase di science validation: i primi dati reali serviranno agli astrofisici per tarare lo strumento, prima delle osservazioni scientifiche vere e proprie.
L'antenna che parla italiano: 78.520 pezzi, uno ogni 42 secondi
Dentro ogni stazione ci sono 256 antenne SKALA4.1, un dipolo log-periodico a doppia polarizzazione progettato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) insieme al CNR-IEIIT. Nel dicembre 2022 la gara per la fornitura delle prime 78.520 antenne è stata vinta da Sirio Antenne, azienda familiare piemontese che ha avviato le consegne sul sito australiano a marzo 2024. Per rispettare i tempi la fabbrica deve chiudere un braccio d'antenna ogni 42 secondi e ha ampliato del 35 per cento la superficie produttiva con due nuovi capannoni.
Il numero pesa: l'osservatorio completo richiederà oltre 130.000 antenne, e le 78.520 già in produzione italiana coprono più della metà del fabbisogno totale. Non è componentistica generica: la SKALA4.1 è l'elemento cardine del radiotelescopio SKA-Low, il pezzo che raccoglie fisicamente il segnale radio a bassa frequenza (banda 50-350 MHz) da tutto il cielo. A regime ogni stazione da 256 antenne si comporterà come un unico ricevitore capace di puntare fino a 38 oggetti diversi in contemporanea, senza alcun elemento meccanico in movimento.
Il carico produttivo si sente anche sul territorio: per tenere il passo delle spedizioni verso l'Australia, l'azienda ha dovuto aggiungere due capannoni e rivedere l'intera catena di montaggio. Il metallo delle SKALA4.1 esce oggi dalla stessa filiera che produce antenne broadcast civili, ma con tolleranze da strumento scientifico e una tracciabilità pezzo per pezzo dettata dall'osservatorio.
Il conto pubblico: 120 milioni fino al 2030 e sei gruppi guidati dall'Italia
L'ingresso dell'Italia nel trattato istitutivo dell'osservatorio, firmato al MIUR nel marzo 2019 e ratificato con legge nel gennaio 2020, ha impegnato lo Stato per 12 milioni di euro all'anno per dieci anni di costruzione, più un milione all'anno dal 2030 per la gestione. Il conto supera i 120 milioni entro il 2030, gestiti dall'INAF. Non è un contributo simbolico: colloca l'Italia tra i primi finanziatori dell'osservatorio, insieme a Regno Unito, Australia e Sudafrica.
Il ritorno scientifico è già distribuito: 15 strutture INAF e 14 università italiane partecipano a 13 dei 14 Science Working Groups internazionali, e sei di questi gruppi sono guidati da ricercatori italiani. Sul fronte industriale, tra il 2022 e il 2023 i contratti assegnati a imprese italiane hanno superato di diversi milioni la soglia di ritorno garantito di 42 milioni di euro. Ogni euro di quota pubblica sta rientrando in fatturato per la filiera nazionale, in stipendi per ricercatori e tecnologi e in ore-macchina per i centri di calcolo che dovranno gestire i 7 Terabyte al secondo.
Il ruolo italiano nello spazio non finisce qui: nel 2027 è prevista anche la missione Artemis III con Luca Parmitano in orbita lunare. Sul versante SKA, entro dicembre 2027 il Paese passerà dal ruolo di fornitore a quello di co-costruttore dello strumento più sensibile mai realizzato per l'osservazione delle onde radio a bassa frequenza.