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Cometa 3I/Atlas piu' vecchia del Sole: cianuro e deuterio d'accordo

Il VLT dell'ESO, James Webb e ALMA convergono sulla stessa storia: la cometa 3I/Atlas e' piu' antica del Sole. Cianuro, deuterio e acqua semi-pesante.

L'oggetto interstellare 3I/Atlas ha piu' del doppio dell'eta' del Sole. Non lo dice un solo esperimento: tre strumenti indipendenti (il Very Large Telescope dell'ESO, il James Webb Space Telescope della NASA e l'array ALMA in Cile) sono arrivati alla stessa conclusione in meno di tre settimane.

Cianuro, l'orologio chimico dell'origine

Lo studio pubblicato su Nature Astronomy e guidato da Cyrielle Opitom (Universita' di Edimburgo) ha usato lo spettrografo UVES installato sul VLT del Cerro Paranal per misurare, tra il 6 e il 26 dicembre 2025, i rapporti isotopici del cianuro nella coma della cometa. Due numeri contano: 12C/13C e 14N/15N. Sono impronte digitali chimiche: sensibili all'ambiente di formazione, stabili durante il viaggio nello spazio profondo.

I valori misurati sono insolitamente elevati rispetto a tutte le comete del Sistema Solare finora studiate. E' il segno di una stella madre a bassa metallicita', povera cioe' di elementi piu' pesanti dell'elio. Stelle di questo tipo si formano quando l'universo e' ancora giovane e chimicamente povero, prima che le supernovae abbiano avuto il tempo di arricchire il mezzo interstellare con carbonio, ossigeno e ferro. Da qui l'ipotesi di un'origine nella periferia di un antico sistema planetario, dove la composizione chimica di 3I/Atlas si e' congelata come in un fossile che ha attraversato la Galassia per miliardi di anni.

Tre strumenti, un verdetto in tre settimane

Il paper Opitom su Nature Astronomy non arriva isolato. A fine giugno 2026 il gruppo di Martin Cordiner (NASA Goddard) aveva pubblicato su Nature un'analisi con il James Webb Space Telescope: stessa firma isotopica del carbonio, piu' un'abbondanza anomala di deuterio (idrogeno pesante) nelle molecole di CO2 e H2O. Nello stesso periodo un team ALMA guidato da Salazar-Manzano e Paneque-Carreno ha misurato livelli elevati di acqua semi-pesante (HDO) rispetto a tutte le comete del Sistema Solare.

Tre tecniche osservative diverse (spettroscopia ottica ad alta risoluzione, spettroscopia infrarossa, imaging submillimetrico) hanno indipendentemente ricostruito la stessa storia: 3I/Atlas si e' formata in un ambiente piu' freddo, piu' antico e chimicamente piu' povero del disco protoplanetario che ha generato il Sistema Solare. E' un caso raro: i primi due interstellari mai osservati (1I/Oumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019) non avevano permesso questa triangolazione, perche' Oumuamua non emetteva gas rilevabili e Borisov era troppo debole per gli spettrografi ad alta risoluzione. La luminosita' senza precedenti dell'attuale cometa ha cambiato le regole del gioco.

E' lo stesso approccio metodologico che, applicato alla fisica solare, ha permesso in 81 anni dai calcoli di Bethe agli esperimenti di Borexino di ricostruire l'interno della nostra stella incrociando neutrini, elicosismologia e modelli teorici. Quando misurazioni indipendenti fatte con strumenti indipendenti concordano, il margine di errore si stringe e la teoria regge. Nel caso di 3I/Atlas la triangolazione si e' compiuta in tempi record, con un mese di distanza tra le pubblicazioni sulle riviste peer-reviewed.

Il contributo italiano e il prossimo interstellare

Nel team di Opitom figurano due ricercatrici italiane: Fiorangela La Forgia del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Universita' di Padova e Manuela Lippi dell'INAF Osservatorio Astrofisico di Arcetri, a Firenze. L'Italia partecipa all'ESO come Stato membro dal 1982 e questo garantisce alle sue universita' accesso al VLT su base competitiva, senza il quale un risultato come questo sarebbe stato inaccessibile.

La finestra osservativa su 3I/Atlas si sta chiudendo: la cometa si allontana dal Sole e diventa sempre piu' debole. Il prossimo oggetto interstellare lo scoprira' con ogni probabilita' il Vera Rubin Observatory di NSF e DOE, la cui survey principale (LSST) e' attesa scoprire tra 1 e 2 oggetti interstellari all'anno per il prossimo decennio, con un tetto ottimistico intorno a 50 sull'intera decade. L'astronomia degli interstellari passera' cosi' dalla casistica al campionamento statistico, e i modelli di formazione planetaria potranno confrontarsi con un campione reale invece che con singoli casi.

Il salto tecnico successivo arrivera' con l'Extremely Large Telescope (ELT) dell'ESO in costruzione a Cerro Armazones, previsto in prima luce nel 2028, che permettera' di applicare la triangolazione isotopica anche su interstellari meno luminosi. La prima replica di questo protocollo su un altro visitatore dira' se la firma chimica dell'attuale cometa riflette una popolazione diffusa di sistemi antichi a bassa metallicita' oppure e' un'eccezione statistica. Un decennio di dati dal Vera Rubin dovrebbe bastare a chiudere la domanda in un senso o nell'altro.

Pubblicato il: 7 luglio 2026 alle ore 14:22