Un bambino sotto i 10 anni ha 2,8-3 volte più probabilità di un ultrasessantenne di vivere un mese in più di stress da caldo umido all'anno per colpa del cambiamento climatico. Il dato arriva dalla prima quantificazione globale del rischio per fascia d'età.
560 milioni di bambini con un mese in più di caldo pericoloso
Lo studio pubblicato su Science Advances il 27 agosto 2026, guidato dalla climatologa italiana Rosa Pietroiusti alla Vrije Universiteit Brussel, calcola che fino a 560 milioni di bambini tra 0 e 9 anni (il 43% della fascia d'età) vivono almeno 30 giorni aggiuntivi all'anno di stress da caldo umido riconducibili al riscaldamento globale di origine antropica.
Il confronto generazionale è netto. Gli anziani tra 60 e 69 anni nella stessa condizione sono 190 milioni, il 30% della loro fascia. I bambini risultano esposti quasi il triplo. La differenza media è di 9-10 giorni di stress termico in più a bambino, e il valore è probabilmente sottostimato perché i piccoli passano più tempo all'aperto.
I ricercatori isolano il caldo umido, non quello secco: quando l'umidità è alta il sudore non evapora, il corpo non si raffredda e i bambini, che sudano meno degli adulti e si scaldano più in fretta, vanno in crisi termica prima. Nei modelli a +1,5°C i minori colpiti da un mese aggiuntivo di caldo pericoloso salgono a 620 milioni (49%), a +2°C arrivano a 650 milioni (59%). Le regioni più critiche restano Asia meridionale, Sud-est asiatico e Africa occidentale.
L'Italia è già fuori scala: 3,4 milioni di minori esposti nel 2026
I numeri globali proiettano un rischio futuro, in Italia la conta 2026 è già iniziata. Nei primi sei mesi e mezzo dell'anno 3,4 milioni di minori italiani (il 40,5% della popolazione under 18) sono stati esposti ad almeno un'ondata di calore estremo. Nell'intero 2025 erano stati 1,7 milioni, circa il 20%: il dato è raddoppiato nella metà del tempo, con episodi mai visti dal 2003.
Il problema non riguarda solo la casa, riguarda le aule. Secondo l' anagrafe dell'edilizia scolastica del Ministero dell'istruzione aggiornata all'anno scolastico 2024/2025, solo il 7,42% degli edifici scolastici italiani ha un impianto di condizionamento. Poco più di un edificio su quindici.
Il quadro regionale è a macchia di leopardo. Le Marche sono l'unica regione sopra il 25% (27%), seguono Sardegna al 15,8% e poi Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia tra l'8 e il 9%. Le regioni del Sud, che concentrano le temperature più alte, restano quelle con le quote più basse. Per capire quanto sta cambiando il quadro delle temperature notturne, le notti tropicali sono cento volte più frequenti dal 2003.
L'impatto vero è sull'apprendimento
Il paper VUB elenca gli effetti clinici diretti: disidratazione, colpi di calore, patologie respiratorie. Ma il rischio meno visibile è quello cognitivo. La letteratura sulle prestazioni scolastiche mostra che oltre i 26°C in aula i test standardizzati calano tra il 4% e il 12% per ogni grado in più. A questo si somma il peso del sovraccarico digitale su umore e attenzione, che comprime ulteriormente la finestra utile di concentrazione degli studenti in condizioni di caldo estremo.
Il lavoro di Pietroiusti è anche un segnale sulla ricerca italiana: si colloca accanto ad altri contributi firmati o coordinati da studiosi italiani, come quelli raccolti nella panoramica sulle cinque ricerche italiane più importanti del semestre, che riportano l'accademia nazionale al centro del dibattito climatico e biomedico globale. Il dato che quasi non compare nei confronti pubblici è la scala: quando si parla di Maturità con aule oltre i 30°C non si parla di disagio, si parla di prestazioni misurabilmente più basse in condizioni di esame reali.
Il piano nazionale per la climatizzazione degli edifici scolastici avanza a passo lento: nell'anno scolastico 2024/2025 le scuole attrezzate sono cresciute di circa mezzo punto percentuale rispetto all'anno prima. Con questa traiettoria servono decenni per portare tutti gli edifici sopra la soglia minima di sicurezza climatica indicata dagli studi sulla resa cognitiva in aula.