Il super El Niño 2026-27 è già iniziato e Nature lo ha definito il più forte mai registrato per un ampio margine. Lo scenario, però, non è confrontabile con quelli del 1997 o del 2015, e non è solo un fatto scientifico: il conto economico rischia di essere di trilioni di dollari, non di miliardi.
Un fenomeno diverso da quelli del passato
Gli ultimi dati del Climate Prediction Center della NOAA, pubblicati il 10 settembre, danno oltre il 90% di probabilità di un evento molto forte per l'inverno 2026-27, con anomalie di temperatura superficiale nell'oceano Pacifico equatoriale orientale che hanno superato i +3,0°C e picchi di +3,4°C nell'indice Niño-1+2, a ridosso della costa peruviana. La diagnostic discussion ENSO del Climate Prediction Center della NOAA resta il riferimento aggiornato mese per mese.
Come spiega il climatologo Giovanni Baccolo dell'Università di Roma Tre, ogni evento ha un suo 'sapore': quello in corso ha una componente molto orientale, con epicentro spostato verso il Perù. La difficoltà di previsione dipende da due limiti strutturali: il fenomeno oscilla con una frequenza compresa tra due e sette anni e disponiamo di dati globali affidabili solo dagli anni '50, cioè su meno di 75 anni di osservazioni.
Il conto economico è di trilioni, non di miliardi
Uno studio pubblicato su Science da Christopher Callahan e Justin Mankin del Dartmouth College ha quantificato i costi degli eventi precedenti. L'El Niño del 1997-98 è costato all'economia globale 5.700 miliardi di dollari nei cinque anni successivi; quello del 1982-83 circa 4.100 miliardi. Non si tratta di danni diretti alle infrastrutture, ma di 'cicatrici' macroeconomiche: crescita mancata, spesa pubblica dirottata dalla ricerca alla ricostruzione, calo di produttività prolungato nei Paesi tropicali.
Le proiezioni del Peterson Institute for International Economics stimano un impatto contemporaneo intorno ai 986 miliardi di dollari nel solo 2027 e perdite cumulate fino a 7.200 miliardi nei cinque anni successivi, in assenza di risposte politiche adeguate. È un ordine di grandezza che ridefinisce cosa significhi 'evento climatico'.
Gli effetti sui mercati alimentari sono già misurabili. Il Perù ha tagliato la quota di pesca delle acciughe (TAC) da 3 a 1,9 milioni di tonnellate, il livello più basso degli ultimi anni, e il prezzo è passato da 1.452 a oltre 2.360 dollari a tonnellata (+62%). Poiché dal 15 al 20% dei mangimi mondiali per l'acquacoltura si ricava dall'acciuga peruviana, gli analisti stimano un rincaro del salmone del 20-25% nel 2027. Anche il commercio globale accusa il colpo: la siccità sul bacino del Canale di Panama sta rallentando il transito delle navi container, con effetti a cascata sui prezzi al consumo che comprimono il potere d'acquisto delle famiglie italiane, dove un iPhone pieghevole equivale ormai a 11 anni di libri di scuola.
Cosa cambia in Europa e in Italia
Baccolo lo dice esplicitamente: l'Europa sarà colpita in modo marginale dagli effetti meteorologici diretti del fenomeno, ma non da quelli economici. Il vero moltiplicatore, per il Mediterraneo, è la temperatura del mare. Secondo il bollettino climatico Copernicus C3S di agosto 2026, agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media della superficie oceanica di 21,11°C, superiore al precedente record del 2023. Il Mediterraneo ha chiuso luglio con 27,07°C di media di bacino, e la costa toscana ha registrato anomalie di quasi 4°C rispetto al trentennio 1991-2020.
In un Paese dove la vita lavorativa media è di 33 anni, molti meno che in Germania o Regno Unito, l'esposizione a shock combinati (inflazione alimentare, prezzi dell'energia, siccità agricola nel Sud, ondate di calore marino) pesa in modo diseguale su famiglie e imprese. Gli impatti umani meno visibili si accumulano su un carico sanitario già teso: al Bambino Gesù di Roma le consulenze di neuropsichiatria infantile per prevenzione del suicidio sono cresciute del 981%, un contesto in cui l'ansia climatica sui più giovani rischia di sommarsi ad altre fragilità.
Il prossimo aggiornamento della NOAA arriverà a metà ottobre e dovrebbe confermare l'intensità dell'oscillazione per il picco di fine anno. Chi guarda a prezzi, filiere alimentari e budget familiari, dagli enti locali alle scuole, farebbe bene a smettere di considerare El Niño una notizia meteo straniera.