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Il picco stagionale passa a vuoto: NOAA prevedeva sei uragani, sono zero

Al 10 settembre 2026 nessun uragano in Atlantico: superato il record del 1944. NOAA aveva previsto 3-6 uragani, il super El Niño li ha bloccati.

La stagione degli uragani atlantici 2026 ha superato il picco climatologico del 10 settembre senza produrre un solo ciclone: non accadeva dal 1944, anno in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a sorvegliare il bacino con la ricognizione aerea. Il conteggio ufficiale del National Hurricane Center resta fermo a cinque tempeste tropicali, nessuna delle quali è diventata uragano.

Il record e i precedenti

Dal 1944 un uragano si era sempre formato entro l'11 settembre. Le due date più tardive restano quelle di Gustav nel 2002 e Humberto nel 2013, arrivati proprio in quel giorno. I registri storici risalgono al 1851 ma dipendono dai resoconti delle navi: nell'unica eccezione compresa in quella serie, il 1941, il primo uragano si formò il 17 settembre e detiene ancora oggi il primato assoluto. Con la finestra oltre l'11 settembre già superata, il 2026 è ufficialmente la stagione atlantica più lenta dell'era della ricognizione aerea.

NOAA prevedeva fino a sei uragani, siamo a zero

La distanza fra i numeri veri e quelli attesi è il dato che pesa. A maggio, quando ha pubblicato l'outlook iniziale, NOAA aveva stimato per il 2026 tra 8 e 14 tempeste nominate, 3-6 uragani e fino a 3 major hurricane (categoria 3 o superiore). Ad agosto l'agenzia ha corretto al ribasso a 7-13 tempeste, 2-6 uragani e 0-2 major, portando al 75% la probabilità di una stagione sotto media (vedi l'aggiornamento NOAA del 6 agosto 2026).

A metà settembre il bilancio parla di cinque tempeste tropicali (Arthur, Bertha e altre tre formatesi in Golfo) e zero uragani. Il confronto con il biennio precedente misura l'anomalia: nel 2024 il bacino aveva chiuso con 18 tempeste, 11 uragani e 5 major, nel 2025 con 13 tempeste, 5 uragani e 4 major, ma per la prima volta dal 2015 nessun uragano aveva toccato la terra continentale statunitense. La media climatologica indicata da NOAA parla di 14 tempeste, 7 uragani e 3 major: alle porte dell'ultimo trimestre della stagione, il 2026 è al 36% delle tempeste attese e a zero sul fronte cicloni. Tradotto in altri termini, per rientrare nella fascia bassa del nuovo outlook servirebbero ancora due uragani entro il 30 novembre, cioè due formazioni in dieci settimane su un bacino che negli ultimi due mesi non ne ha generata nemmeno una.

Perché i cicloni non si formano

Le cause indicate dal servizio meteo americano sono tre e si sovrappongono. La prima è il Super El Niño previsto tra ottobre e dicembre, che genera un forte wind shear in quota nel tropico atlantico: la variazione di velocità e direzione dei venti tra i bassi e gli alti strati smonta ogni circolazione tropicale prima che si organizzi. È lo stesso meccanismo che aveva già frenato il 2025, quando i cicloni si erano formati ma nessuno era riuscito a toccare terra sul continente americano.

La seconda causa è il Saharan Air Layer, un'immensa massa di aria calda e secca proveniente dal deserto africano che riflette la radiazione solare, raffredda le acque superficiali orientali e priva le onde tropicali dell'umidità necessaria a innescare i temporali profondi. La terza, meno visibile, è la subsidenza atmosferica innescata da El Niño, che riduce i moti ascensionali su cui si costruiscono i cicloni. Le tre condizioni sono compatibili con temperature superficiali del mare sopra la media, il che spiega come si possa avere un Atlantico caldo e allo stesso tempo silenzioso.

Cosa aspettarsi fino al 30 novembre

La stagione ufficiale si chiude il 30 novembre e NOAA ha già chiarito che l'outlook resta below normal ma non azzerato: bastano poche settimane con wind shear più debole e polvere sahariana in calo per riaccendere l'attività. Le finestre statisticamente più a rischio restano l'ultima decade di settembre e la prima metà di ottobre, quando le acque del Golfo del Messico sono ancora vicine al massimo termico. Chi vive lungo il Golfo dovrebbe mantenere aggiornati i piani di emergenza almeno fino alla soglia invernale, senza dare per chiusa una stagione che, in almeno un precedente storico, si era comunque riaccesa a fine settembre.

Pubblicato il: 16 settembre 2026 alle ore 15:06