A Belgrado la Lista Studentesca ha vinto le elezioni anticipate del 25 ottobre 2026 con 141 seggi su 250, ma nessuno dei candidati eletti è uno studente. Nei banchi del Parlamento serbo entrano invece professori universitari, un ex-cestista, un attore e un ex-governatore della Banca nazionale: una scelta politica deliberata, maturata in 24 mesi di assemblee nelle facoltà occupate.
Le urne hanno registrato un'affluenza del 69,1%, la più alta dai tempi della Repubblica federale di Jugoslavia. Il Partito Progressista Serbo (SNS) del presidente uscente Aleksandar Vučić, al governo da 14 anni, ha ottenuto il 39,1% dei voti e 103 seggi. Vučić ha ammesso la sconfitta meno di due ore dopo la chiusura dei seggi.
Dalla pensilina di Novi Sad alle urne di ottobre
Il movimento è nato il 1° novembre 2024, quando il crollo della pensilina di cemento alla stazione ferroviaria di Novi Sad ha ucciso 16 persone, tra cui un bambino di 6 anni. La ristrutturazione dell'infrastruttura, legata direttamente al presidente, è diventata il simbolo di una corruzione sistemica. Nelle settimane successive gli studenti hanno bloccato decine di facoltà, trasformando il lutto in un movimento politico permanente che in due anni ha raccolto docenti, agricoltori, giudici e artisti.
Alle elezioni anticipate convocate da Vučić il mese scorso, la Lista Studentesca ha presentato candidati in tutti e 250 i collegi. L'organizzazione indipendente CRTA, che monitora il voto, ha segnalato irregolarità nel 29% dei seggi, ma il margine di scarto ha reso ininfluente ogni contestazione.
Il plenum e la scelta di non candidare studenti
Il meccanismo decisionale del movimento è il plenum: assemblee studentesche nate nelle facoltà occupate, senza leader, dove ogni proposta viene discussa e messa ai voti. È lo stesso schema di democrazia diretta che negli anni Novanta aveva animato le occupazioni universitarie dei Balcani. Nessuno dei portavoce studenteschi che hanno guidato il plenum è stato candidato.
La scelta non è stata estetica ma strategica: l'elettorato, hanno spiegato gli stessi studenti, non avrebbe votato una lista di ventenni senza esperienza amministrativa. Hanno quindi arruolato figure riconosciute del Paese per rappresentarli in Parlamento. Capolista è Ilija Srdanović, cardiologo e professore di medicina all'Università di Novi Sad; con lui l'ex-governatore della Banca nazionale Dejan Šoškić (27° in lista), l'attore Tihomir Stanić (8°), il cantante lirico Nikola Mikić (46°) e l'ex-cestista Dejan Bodiroga (24°), oggi presidente di Eurolega. Nei 141 eletti figura un numero elevato di professori universitari.
Il programma che questi parlamentari dovranno attuare è un manifesto in undici punti scritto dagli studenti: un'unità di polizia dedicata ai reati di corruzione, l'epurazione del Ministero degli Interni dai funzionari implicati nelle violenze contro i manifestanti, la riforma del broadcaster pubblico e lo stop alle nomine politiche nelle aziende di Stato.
Distanze dalla mobilitazione studentesca italiana
Il confronto con la piazza italiana aiuta a misurare il salto. Il 16 ottobre 2026, oltre 20 città italiane in piazza per il No Meloni Day ha portato gli studenti contro i tagli alla scuola nella manovra, con scontri a Torino. Due settimane dopo lo sciopero generale del 30 ottobre con cortei in 60 città ha coinvolto docenti, personale ATA e studenti, da Firenze a Napoli, chiedendo investimenti su edilizia scolastica e diritto allo studio. Gli slogan erano simili a quelli serbi del 2024, ma non si sono tradotti in un'organizzazione politica stabile.
La differenza è nella durata e nella struttura. In Italia la partecipazione studentesca passa per canali distinti: cortei puntuali, raccolte fondi sul caro affitti, selezioni scientifiche come il bando Astropi 2026-27 che porterà il codice degli studenti italiani sulla ISS. In Serbia, invece, le facoltà occupate hanno funzionato per 24 mesi come assemblee permanenti, finché l'onda si è trasformata in liste elettorali strutturate con un apparato di controllo del voto nei seggi.
La prima prova del nuovo Parlamento serbo sarà la scelta del premier e la formazione del governo entro novembre. Il banco di prova vero, però, è l'attuazione del programma anticorruzione e la riforma dei media: due dossier su cui, in 14 anni di potere, Vučić aveva costruito il sistema che gli studenti hanno appena smontato.