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Sconto diesel prorogato al 5 settembre: quanto costa e quanto vale

Il decreto sconto diesel costa allo Stato 13 milioni al giorno e vale 10 euro a pieno. Sul tavolo extraprofitti da 7,5 miliardi tra Salvini e Tajani.

Il Consiglio dei ministri del 26 agosto 2026 ha stanziato 130 milioni per prorogare lo sconto sul gasolio fino al 5 settembre. Sono 13 milioni al giorno di gettito che lo Stato rinuncia a incassare, e che alla pompa valgono circa 10 euro per ogni pieno da 60 litri.

Cosa ha deciso il Cdm in tredici minuti

Il decreto legge, approvato in una seduta durata meno di un quarto d'ora, conferma la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio da autotrazione, ottenuta con un taglio dell'aliquota di accisa di 14 centesimi più 3 centesimi di IVA. La misura resta valida dal 27 agosto al 5 settembre 2026 e si estende ai gasoli paraffinici da sintesi o idrotrattamento e al biodiesel. Prorogato per lo stesso periodo il credito d'imposta per l'autotrasporto merci.

La copertura non arriva dalla fiscalità generale ma da un anticipo delle ritenute sugli utili dei gruppi energetici di maggiori dimensioni: nei fatti, una richiesta di versamento anticipato che intercetta ENI e poche altre società con fatturato superiore a 20 miliardi. Nessun aumento del prelievo complessivo: le compagnie pagheranno prima, non di più, maturando un credito d'imposta di pari importo. Il comunicato n. 186 del Consiglio dei ministri descrive per esteso la struttura del decreto.

I numeri del taglio accise, tradotti in euro

Dal 19 marzo 2026, quando è partito il primo intervento, il governo ha già speso 2,6 miliardi in sette provvedimenti successivi per calmierare il prezzo del gasolio. Il ritmo è costante: circa 13 milioni al giorno di gettito ceduto, tarati sui volumi quotidiani di gasolio venduto in Italia. Sul rilevamento del ministero delle Imprese aggiornato al 26 agosto, il gasolio self service viaggia a 2,137 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,208 euro in autostrada, oltre la soglia dei 2 euro da fine luglio.

Con lo sconto di 17 centesimi, un pieno da 60 litri costa 128 euro invece di circa 138. Sono 10 euro risparmiati per rifornimento: una famiglia che consuma 1.000 litri all'anno risparmierebbe 170 euro se la misura durasse dodici mesi, ma appena 6-7 euro se resta confinata ai dieci giorni della proroga. È qui che l'operazione mostra il suo limite: aiuto reale ma minuscolo per il singolo, spesa gigantesca per lo Stato.

Sull'altro lato del tavolo pesa la posta politica. Nel primo semestre 2026 le otto grandi compagnie petrolifere attive in Europa (Shell, BP, TotalEnergies, ENI, Orlen, Repsol, OMV, Moeve) hanno realizzato circa 7,5 miliardi di euro di extraprofitti attribuibili al mercato europeo, secondo la stima di Transport and Environment. Quasi tre volte quanto lo Stato ha speso finora per lo sconto alla pompa. Matteo Salvini propone una tassazione strutturale che porti almeno 2 miliardi l'anno dal solo settore bancario e un prelievo analogo sulle major. Antonio Tajani ha risposto da Rimini definendo la parola extraprofitti 'una parola che sa di Unione Sovietica'.

Cosa cambia dopo il 5 settembre

Dal 6 settembre lo schema è destinato a cambiare. Il governo intende sostituire lo sconto lineare in vigore da cinque mesi con un sostegno selettivo basato sul reddito. Lo strumento è ancora da scrivere e gli uffici legislativi di Palazzo Chigi e del MEF stanno lavorando in emergenza. Forza Italia chiede che le imprese non vengano escluse, la Lega insiste sulla tassazione degli extraprofitti anche in chiave contesto sui rapporti commerciali Italia-USA delle nuove tensioni internazionali.

Il vero nodo resta la copertura strutturale: senza un quadro europeo comune, un prelievo unilaterale espone l'Italia a impugnative da parte delle compagnie. Per questo il 22 agosto il ministro Giorgetti ha firmato con i colleghi di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna una lettera alla presidenza di turno irlandese chiedendo un'azione comune. Il tema arriverà all'Ecofin informale del 18-19 settembre 2026. L'esito peserà sulla posizione di Tajani, oggi impegnato anche sui dossier di politica estera che riguardano la Farnesina.

Il calendario dei prossimi trenta giorni tiene insieme i due dossier che decideranno la manovra. Il 18-19 settembre Bruxelles sceglie se aprire la trattativa sugli extraprofitti energetici; il 22 settembre l'ISTAT certifica i conti pubblici 2025 e, se il rapporto deficit/PIL risulterà sotto il 3%, il governo avrà più spazio per la legge di bilancio. Nel frattempo la crisi che alimenta il caro pompa resta aperta, con tensioni internazionali che coinvolgono direttamente la presidente del Consiglio e uno Stretto di Hormuz che continua a condizionare i prezzi del greggio.

Pubblicato il: 27 agosto 2026 alle ore 07:37