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Class action contro Meta bloccata a Roma: 10mila euro di spese ai genitori

Tribunale di Roma respinge la class action contro Instagram: giurisdizione irlandese e DSA bloccano i genitori. Confronto con i 725 milioni USA.

A Roma la class action contro Instagram promossa dalle associazioni Codacons, Adusbef e Assourt insieme a un gruppo di genitori è stata bloccata per difetto di giurisdizione. Il tribunale non è entrato nel merito: la sede legale di Meta è a Dublino, quindi la competenza spetta ai giudici irlandesi. Il risultato per le famiglie è una condanna al pagamento di oltre 10mila euro di spese legali.

Perché il tribunale ha respinto l'azione

Le associazioni chiedevano due cose specifiche: un sistema di verifica dell'età effettiva in fase di registrazione e l'eliminazione degli account gestiti da minori sotto i 14 anni. Il giudice di Roma ha applicato la regola generale del diritto europeo secondo cui il consumatore che agisce in forma collettiva deve rivolgersi al tribunale dello Stato in cui ha sede l'operatore convenuto. La stessa ordinanza chiarisce che la porta si apre solo per il singolo utente, quando è personalmente coinvolto in un giudizio. Un vincolo formale che, applicato alla realtà del mercato, blocca in partenza qualsiasi azione collettiva contro le piattaforme statunitensi con sede europea in Irlanda o Lussemburgo.

725 milioni negli USA, 10mila euro in Italia

Il contrasto con l'esperienza americana è netto. Nel 2023 un giudice federale della California ha reso definitivo un accordo da 725 milioni di dollari fra Meta e la class action sul caso Cambridge Analytica: platea potenziale circa 250 milioni di utenti Facebook attivi tra il 2007 e il 2022. Nel 2025 un giudice del New Mexico ha ordinato a Meta di pagare 567 milioni di dollari per la mancata protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale online. A marzo 2026 una giuria californiana ha condannato Meta e Google a 6 milioni di dollari nel primo processo pilota sulla dipendenza da social di una minorenne, mentre oltre mille distretti scolastici hanno citato Meta e altri social per l'impatto sulla salute mentale degli studenti. La stessa piattaforma, tra l'altro, ha iniziato a reagire su altri fronti: si veda il caso dei video molesti girati con i Ray-Ban Meta. In Italia, invece, le famiglie del ricorso romano non hanno ottenuto neanche un grado di giudizio nel merito: portano a casa una parcella.

L'articolo 82 del DSA e la scelta francese

Alla barriera della giurisdizione se ne aggiunge una seconda, ancora più insidiosa. L'articolo 82 del Regolamento europeo sui servizi digitali stabilisce che i giudici nazionali non possono adottare decisioni in contrasto con provvedimenti della Commissione europea già assunti o in preparazione, e impone di valutare la sospensione del procedimento quando Bruxelles ha aperto un fascicolo sul medesimo oggetto. Nelle udienze romane la difesa di Instagram ha invocato la clausola, chiedendo di attendere le decisioni comunitarie sulla verifica dell'età. Un doppio filtro: prima la giurisdizione irlandese, poi la sospensione per coordinamento con la Commissione. Nel frattempo i dati ISTAT sulle nuove generazioni fotografano una platea estesa: quasi l'85% degli 11-19enni italiani ha almeno un profilo social, e la percentuale sfiora il 97% nella fascia 17-19 anni. In Italia il D.Lgs. 101/2018 fissa a 14 anni l'età minima per il consenso digitale senza intervento dei genitori, ma il controllo è affidato all'autodichiarazione dell'utente al momento dell'iscrizione. La Francia ha scelto una scorciatoia radicale: divieto di accesso ai social per gli under 15 in vigore da settembre 2026, con l'obbligo di verifica dell'età direttamente in capo alle piattaforme e non più sulla parola del ragazzino.

Per i genitori italiani che vogliono agire il messaggio è pragmatico. La strada della class action collettiva contro le Big Tech con sede europea in Irlanda oggi si arena prima ancora dell'esame nel merito. Il ricorso individuale davanti al giudice italiano resta invece percorribile, mentre sul piano collettivo la partita reale si gioca a Bruxelles e nei tribunali di Dublino.

Pubblicato il: 26 agosto 2026 alle ore 09:52