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Perché la nuova carta INGV non basta senza mettere in sicurezza gli edifici

Per ogni euro in prevenzione l'Italia ne paga 145 in ricostruzione. La nuova Carta INGV arriva a fine 2026 su 5,5 milioni di edifici a rischio.

L'Italia ha stanziato 965 milioni di euro per il fondo nazionale di prevenzione del rischio sismico tra il 2010 e il 2016. Nello stesso arco storico, i grandi terremoti sono costati oltre 140 miliardi di euro allo Stato. Il rapporto tra ricostruzione e prevenzione è di circa 145 a 1, e a dichiarare quel dato è la stessa Protezione Civile: il fondo copre 'forse meno dell'1%' del fabbisogno.

L'appuntamento al Senato e la carta INGV attesa a fine 2026

Il 7 luglio 2026 il Senato ha ospitato il convegno 'Prevenzione del rischio sismico in Italia', promosso dal senatore Pietro Lorefice. Al centro degli interventi un principio scientifico consolidato: il prossimo grande terremoto non si può evitare, ma la vulnerabilità del territorio sì.

Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento terremoti dell'INGV, ha ricordato che dal 2013 l'Istituto lavora attraverso il Centro di pericolosità sismica. Il progetto in corso è l'Italian Seismic Hazard Model, che dovrebbe concludersi entro fine 2026 e diventerà la base della nuova Carta nazionale della pericolosità sismica, riferimento per le norme tecniche delle costruzioni.

Matteo Picozzi, direttore del Centro di ricerche sismologiche dell'OGS, ha insistito su un altro tassello: sviluppare una cultura del 'multi-rischio', perché a un terremoto possono seguire tsunami e frane. È lo stesso approccio integrato che sta cambiando anche la lettura scientifica del rischio vulcanico, dove il fattore termico si aggiunge a quelli tradizionali.

145 miliardi in ricostruzione, 965 milioni per prevenire

Il Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico della Protezione Civile ricostruisce lo stato del fondo istituito dall'articolo 11 della legge 77/2009: 965 milioni stanziati tra il 2010 e il 2016 per microzonazione, adeguamento sismico degli edifici pubblici e contributi ai privati. Il testo ufficiale è esplicito, quella cifra è 'forse inferiore all'1%' del fabbisogno per mettere in sicurezza il patrimonio del Paese. Dal 2019 il fondo è rifinanziato a 50 milioni l'anno con la legge 145/2018.

Sull'altro piatto della bilancia ci sono i costi della ricostruzione. Gli studi degli uffici parlamentari stimano in oltre 140 miliardi di euro il conto degli otto principali terremoti italiani degli ultimi cinquant'anni. Solo Irpinia 1980 pesa per circa 47,5 miliardi a valori attualizzati, mentre la sequenza di Amatrice-Norcia del 2016 ha superato i 23 miliardi.

I numeri delle aree esposte confermano la sproporzione. Le zone sismiche 1 e 2 della Protezione Civile comprendono complessivamente 3.053 comuni (708 in zona 1 e 2.345 in zona 2). Il rapporto Ance/Cresme sullo stato del territorio italiano presentato in Parlamento stima che in quelle aree vivano 21,8 milioni di persone in circa 5,5 milioni di edifici, e oltre il 60% del patrimonio è stato costruito prima del 1974, quando non esisteva una normativa antisismica nazionale.

Cosa cambia quando arriverà la nuova carta

La Carta della pericolosità aggiornata fornirà valori più precisi di accelerazione al suolo attesa e sarà recepita nelle Norme Tecniche per le Costruzioni. Queste però regolano soprattutto nuove edificazioni e ristrutturazioni straordinarie: sugli edifici esistenti l'adeguamento resta volontario, incentivato dal Sismabonus e non imposto per legge.

Nel biennio 2026-2027 il Sismabonus è al 50% per la prima casa e al 36% per gli altri immobili, con tetto di 96mila euro per unità. Nella versione precedente si arrivava all'85% con salto di due classi di rischio. Meno convenienza fiscale nell'anno in cui la nuova carta dovrebbe entrare nelle norme significa un incentivo più debole proprio quando servirebbe accelerare i cantieri.

Alla componente strutturale si somma quella culturale. La 'cultura del multi-rischio' invocata da Picozzi presuppone cittadini capaci di interpretare informazioni scientifiche, un fronte su cui il sistema educativo mostra fragilità: lo racconta la ricerca su l'impatto dell'IA sulle competenze scolastiche italiane. Se la scuola perde presa sulle competenze di base, difficilmente formerà una popolazione preparata a leggere mappe di pericolosità o a scegliere interventi sulla propria casa.

Il paradosso è anche cognitivo: la memoria collettiva dei terremoti sbiadisce con il tempo, come mostrano gli studi su come stress ed emozioni modificano i ricordi, e con essa svanisce la pressione politica a stanziare fondi prima del prossimo evento. La nuova mappa INGV arriverà; le decisioni sui 5,5 milioni di edifici a rischio no.

Pubblicato il: 7 luglio 2026 alle ore 14:34