Alle 6:15 italiane del 10 luglio 2026 il primo stadio del Lunga Marcia 10B è rientrato verticalmente su una piattaforma galleggiante nel Mar Cinese Meridionale, sei minuti dopo essere partito dal centro di lancio di Wenchang, sull'isola di Hainan. È la prima volta che la Cina recupera un booster orbitale, ma il traguardo arriva con oltre dieci anni di ritardo rispetto a SpaceX e a poche settimane da un record di riutilizzo del Falcon 9.
Come è avvenuto il recupero del Lunga Marcia 10B
Il nuovo lanciatore è alto 70 metri, ha un diametro di 5 metri e utilizza propellenti liquidi a ossigeno e cherosene. Sei minuti dopo il decollo, il primo stadio si è separato dal secondo, ha riacceso i motori per rallentare la discesa e ha effettuato un atterraggio verticale controllato in mare.
La grande novità tecnica sta nella piattaforma: invece di posarsi direttamente sul ponte come fa il Falcon 9, il booster è stato intercettato da una struttura dotata di una rete che assorbe parte dell'energia dell'impatto. È la prima volta al mondo che un primo stadio orbitale viene recuperato in questo modo. Secondo l'emittente di Stato CCTV, il razzo verrà ora ispezionato e riutilizzato entro fine 2026 per un secondo volo del Lunga Marcia 10B, versione cargo del vettore destinato alle missioni lunari con equipaggio previste entro il 2030.
Undici anni di distanza tra Pechino e SpaceX
Il confronto con la concorrenza fotografa un gap ancora ampio. SpaceX ha recuperato il primo stadio del Falcon 9 il 21 dicembre 2015: dieci anni e sette mesi fa. Al 19 aprile 2026 la stessa azienda aveva superato quota 600 atterraggi e il 9 luglio 2026, un giorno prima del successo cinese, ha portato un singolo booster al 36° volo consecutivo, un altro record mondiale.
Il secondo Paese ad averci provato è stato Blue Origin: il New Glenn ha recuperato il proprio primo stadio il 13 novembre 2025 sulla Landing Platform Vessel Jacklyn, a circa 600 chilometri dalla costa atlantica, con appena otto mesi di anticipo su Pechino. La Cina occupa quindi il terzo gradino di un podio ancora popolato solo da vettori statunitensi, e per la prima riutilizzazione effettiva del razzo dovrà attendere almeno la fine del 2026. SpaceX nello stesso arco temporale ha già dimostrato che un booster può essere rivenduto sul mercato dei lanci dopo un tempo di rigenerazione di poche settimane, con un tasso di recupero arrivato al 97,9% su 608 tentativi.
L'Europa e l'Italia dietro anche alla Cina
Se la Cina insegue, l'Europa non è ancora in gara. Il programma Themis dell'Agenzia Spaziale Europea, affidato ad ArianeGroup, sta lavorando al prototipo T1H alto 30 metri: nel dicembre 2024 il veicolo ha completato il fit-check e nel giugno 2025 è stato trasferito alla base di Esrange in Svezia. Il primo hop test a bassa quota è previsto per inizio 2026 ma alla data di questa notizia non è ancora avvenuto. Ariane 6, il lanciatore operativo europeo, resta a perdere.
Per l'Italia il quadro è simile: Avio produce il Vega-C, un vettore leggero non riutilizzabile. Le competenze spaziali nazionali si stanno consolidando, ad esempio con i cinque ricercatori italiani della missione suborbitale Virtute-1 premiati al MUR, ma i tempi europei per un primo stadio orbitale riutilizzabile restano legati a Themis e ai successivi Maia e Ariane Next, quest'ultimo non previsto prima del 2030. Nel frattempo figure italiane iniziano a occupare ruoli chiave nella ricerca scientifica europea, come la prima Chief Information Officer del CERN Enrica Porcari.
L'evento del 10 luglio non chiude quindi una corsa, ne apre una nuova a tre. Il prossimo riutilizzo del Lunga Marcia 10B dirà se Pechino ha davvero il pacchetto tecnologico completo o se ha replicato solo l'atterraggio, come diverse aziende commerciali cinesi hanno già fatto con prototipi non orbitali.