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EU Kids Act, il 62% degli 11-13enni italiani ha già un account

Il 17 settembre la Commissione presenta il regolamento che alza a 15 anni l'accesso ai social: in Italia il 62% degli 11-13enni ha già un account.

La Commissione europea presenta giovedì 17 settembre 2026 l'EU Kids Act, il regolamento che alza a 15 anni la soglia per aprire un account social in autonomia. In Italia il 62,3% degli 11-13enni ha già almeno un profilo: sei preadolescenti su dieci sono dentro le piattaforme in violazione del limite dei 13 anni fissato dal GDPR.

Come funzionerà il sistema a fasce d'età

Il testo, anticipato da Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell'Unione a Strasburgo, non introduce un divieto secco ma un sistema a gradini. Sotto i 13 anni gli account restano interamente sotto il controllo dei genitori, su servizi con standard di sicurezza rafforzati. Tra i 13 e i 15 anni sono previsti account introduttivi, con limiti ai contatti con estranei, al tempo di utilizzo e controlli parentali attivi. Solo dopo i 15 anni gli adolescenti potranno gestire un profilo in piena autonomia.

Il perimetro comprende social network, piattaforme di condivisione video, videogiochi online e chatbot basati su intelligenza artificiale, con l'esclusione degli strumenti a scopo educativo. Sull'inclusione dei compagni virtuali AI la Commissione recepisce le pressioni degli esperti che hanno raccomandato di trattare i "social media+" come categoria a rischio autonomo, in linea con le posizioni raccolte anche nel dibattito europeo sull'AI e governance digitale.

Per far rispettare le soglie, il testo introduce l'obbligo di verifica dell'età su tutte le piattaforme ad alto rischio, con enforcement centralizzato a Bruxelles per le aziende maggiori sul modello del Digital Services Act. Le piattaforme dovranno pagare tariffe di supervisione per finanziare i regolatori.

In Italia sei preadolescenti su dieci sono già dentro

Il regolamento arriva su un terreno già ampiamente presidiato dai minori. Secondo il brief Save the Children pubblicato ad aprile 2025 su base dati ISTAT Bambini e ragazzi 2023, il 62,3% dei preadolescenti tra 11 e 13 anni ha almeno un account social: il 35,5% ne ha uno su più piattaforme, un altro 26,8% ne ha uno solo. Il 31,3% dei ragazzi di questa fascia è connesso con gli amici più volte al giorno, il 5% in modo continuativo.

L'ingresso precoce comincia molto prima dei 13 anni previsti dal GDPR. Un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (il 32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, quasi il doppio rispetto al 18,4% del 2018-2019. Il divario territoriale è netto: al Sud e nelle Isole la quota sale al 44,4%, oltre venti punti sopra il 23,9% del Nord. È qui che l'EU Kids Act, se applicato, avrebbe l'impatto operativo più ampio.

Il precedente francese e il nodo dell'age verification

La strada dei divieti puri ha già mostrato un limite giuridico. Il Consiglio Costituzionale francese ad agosto 2026 ha bocciato la legge nazionale che vietava i social sotto i 15 anni, ritenuta "violazione inadeguata, non necessaria e non proporzionata" della libertà di espressione. Parigi era stata la prima capitale europea a muoversi in autonomia, come ricostruito nel percorso della normativa francese sui social ai minori di 15 anni. La proposta della Commissione punta a evitare quel binario, costruendo un impianto federale con controlli parentali e non un divieto secco.

L'infrastruttura tecnica per la verifica dell'età è già in fase pilota. Italia, Francia, Spagna, Danimarca e Grecia stanno testando il blueprint UE per l'age verification pubblicato dalla Commissione, un "mini wallet" anonimo che permette di provare di avere più di 13, 15 o 18 anni senza cedere altri dati personali. L'Italia lo integrerà nell'IT Wallet dell'app IO, che entro fine 2026 dovrebbe contenere oltre 200 documenti digitali.

Il tema del costo tecnologico per le famiglie resta il convitato di pietra: la verifica dell'età presuppone un dispositivo personale e un'identità digitale attiva, e in un contesto in cui il prezzo dei device di fascia alta continua a salire la scuola sarà chiamata a colmare il divario di alfabetizzazione digitale.

Il testo di giovedì è un punto di partenza: dovrà passare per il Consiglio e il Parlamento europeo, che nei prossimi mesi potranno rivedere perimetro e soglie. La definizione di piattaforma "ad alto rischio" resta tutta da scrivere, e da lì passerà la vera capacità del regolamento di intercettare quei sei preadolescenti su dieci che oggi restano invisibili alle regole.

Pubblicato il: 15 settembre 2026 alle ore 13:09