Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha adottato l'Eu Kids Act, con divieto di iscrizione autonoma ai social sotto i 13 anni e consenso dei genitori tra 13 e 15. È l'ennesima mossa in una gara mondiale iniziata con l'Australia, dove però l'81% dei ragazzi tra 10 e 15 anni continua a usare le piattaforme nonostante il divieto entrato in vigore a dicembre 2025.
Australia: dopo nove mesi il divieto viene aggirato dall'80% dei ragazzi
Il modello di riferimento resta quello australiano: legge in vigore da dicembre 2025, sanzioni severe per le piattaforme, target under 16. Il report dell'eSafety Commissioner australiano pubblicato ad agosto 2026 documenta l'inefficacia della misura. Prima del divieto, l'86% degli adolescenti tra 10 e 15 anni usava almeno una piattaforma con età minima; a marzo-aprile 2026 la quota è scesa solo all'81%. L'utilizzo quotidiano è passato dal 60% al 58%. Canberra rivendica 4,7 milioni di account chiusi, ma il sondaggio su 803 famiglie mostra che i teenager restano su Instagram, TikTok e Snapchat mentendo sull'età al momento della registrazione. Il nodo, riconoscono gli stessi regolatori, è la verifica dell'età: senza sistemi robusti, la norma è aggirabile con un clic.
Europa in ordine sparso: la Francia inciampa sulla Costituzione
Prima dell'Eu Kids Act, gli Stati membri viaggiavano ognuno per conto proprio. La Francia ha approvato per prima in Europa il divieto ai social sotto i 15 anni il 21 luglio 2026, ma il 14 agosto il Conseil constitutionnel ha censurato l'articolo che imponeva il blocco under 15, giudicando la restrizione sproporzionata rispetto all'articolo 11 della Dichiarazione dei diritti del 1789. Macron ha affidato al primo ministro Lecornu la riscrittura del testo, che secondo il calendario originario sarebbe entrato in vigore il 1° settembre 2026 e ora slitta alla primavera del 2027. Il Portogallo, a febbraio 2026, ha varato il divieto totale sotto i 13 anni con consenso dei genitori tra 13 e 16. La Danimarca ha un accordo di governo per il divieto sotto i 15, in Spagna Sánchez ha annunciato la soglia dei 16 senza passaggio parlamentare, in Germania una commissione studia il blocco sotto 14, la Norvegia punta ai 15 con l'obbligo di BankID. Il Regno Unito, fuori dall'Ue, prepara un disegno di legge under 16 con scansione facciale.
Il tema esce dai confini dell'Unione: in Svizzera l'87% dei cittadini si dice favorevole al divieto dei social ai minori, ma la politica frena.
Eu Kids Act: soglia a 13 anni e onere della prova alle piattaforme
Il testo presentato da Ursula von der Leyen fissa un doppio limite: divieto di iscrizione autonoma sotto i 13 anni e consenso genitoriale tra 13 e 15. Nel perimetro entrano non solo social e piattaforme di condivisione video, ma anche videogiochi online e chatbot di intelligenza artificiale. La novità più rilevante è l'inversione dell'onere della prova: saranno le piattaforme a dover dimostrare che i servizi sono adeguati all'età e sicuri by design, non le famiglie a doverlo contestare a posteriori. Il testo dovrà passare al Parlamento europeo e al Consiglio, un iter che nell'esperienza del Digital Services Act ha richiesto quasi due anni. L'Eu Kids Act si legge nel dettaglio nella comunicazione ufficiale della Commissione europea.
Italia: quattro proposte incompatibili tra loro
In Italia non c'è ancora una legge, ma quattro disegni di legge si contendono lo spazio parlamentare. Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia (Pd) hanno depositato un testo bipartisan che alza a 15 anni la soglia per l'iscrizione autonoma e obbliga i genitori a sistemi di parental control. Mara Carfagna (Noi Moderati) propone il divieto totale sotto i 13 anni, la linea più allineata all'Eu Kids Act. Giorgia Latini (Lega) chiede il consenso dei genitori fino alla maggiore età, la posizione più restrittiva d'Europa. La proposta Nicita-Basso (Pd) sposta il baricentro dalle famiglie alle piattaforme, imponendo obblighi di design e algoritmi non manipolativi. Sullo sfondo, il patteggiamento da 17 miliardi di dollari annunciato da Meta ad agosto 2026 con 47 procuratori generali statunitensi mostra quanto il rischio legale sui minori sia diventato materiale, non solo simbolico.
La lezione australiana pesa più delle sigle politiche: senza sistemi affidabili di verifica dell'età, ogni soglia (13, 15, 16 o 18 anni) vale quanto una casella da spuntare in fase di registrazione.