{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Tre milioni prima dei 16 anni: cosa può la scuola per fermare la violenza

Rapporto Istat 2026: il 15,3% delle italiane subisce abusi prima dei 16 anni. Perché la scuola arriva disarmata e cosa cambia con la legge 104/2026.

Tre milioni di donne italiane portano il ricordo di una violenza fisica o sessuale subìta prima dei 16 anni. Tradotto in una classe media di venticinque ragazze significa quattro storie, e più di due su queste quattro non ne parleranno mai con nessuno. È la fotografia scattata dal rapporto Istat sulla violenza sulle donne pubblicato il 16 settembre 2026, che riapre una domanda scomoda: la scuola può davvero fare prevenzione con gli strumenti che ha oggi?

Quattro su venticinque, e il silenzio del 58%

Il 15,3% delle italiane fra i 16 e i 75 anni dichiara di aver subìto violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Sale al 27,3% la quota di vittime italiane che indica il padre o il patrigno come autore della violenza fisica, e il 25,4% cita amici, amici di famiglia o compagni di scuola. Fra le donne straniere il padre o il patrigno raggiungono il 36,6%. Nel 13,5% dei casi l'autore è una persona conosciuta, solo nel 2,1% uno sconosciuto. Il dato che pesa di più, però, è il 58% delle vittime che non ha mai parlato di quella violenza con nessuno, secondo l'indagine sulla sicurezza delle donne di Istat, Violenza contro le donne dall'infanzia all'età adulta - Anno 2025. E chi ha subìto violenza da bambina ha una probabilità del 57,2% di subirne altre da adulta, contro il 31,9% di chi non aveva vissuto violenze da piccola.

L'Italia resta tra i 7 Paesi UE senza educazione sessuo-affettiva obbligatoria

Nella maggior parte dei casi la violenza matura dentro relazioni di prossimità: famiglia, cerchia amicale, compagni di classe. È proprio in queste zone d'ombra che la scuola dovrebbe intercettare i primi segnali, insegnando fin dai primi anni cos'è il consenso e cosa non è mai un gioco. Ma nel 2026 l'Italia è ancora fra i 7 Paesi UE su 27 senza educazione sessuo-affettiva obbligatoria nel curricolo: Svezia, Germania e Finlandia l'hanno introdotta dagli anni Settanta, la Francia dal 1998, l'Irlanda dal 2003. Il 70% degli italiani si dice favorevole a inserirla come materia (ricerca Coop-Nomisma 2025), ma la leva politica per la prevenzione della violenza sulle donne è andata nella direzione opposta.

Dal 7 luglio 2026 è in vigore la Legge 9 giugno 2026 n. 104 sul consenso informato in ambito scolastico: alle scuole dell'infanzia e primarie vieta ogni attività extracurricolare su temi legati alla sessualità, alle secondarie chiede il consenso scritto dei genitori con almeno 7 giorni di preavviso, corredato da materiali, obiettivi ed esperti esterni. In parallelo l'Europa spinge sulla tutela digitale dei minori: in Francia è stato vietato l'accesso ai social sotto i 15 anni.

Cosa può fare un istituto ora, con questi vincoli

Con l'obbligo del consenso preventivo per le attività extra, la parte curricolare resta lo spazio più solido. Un consiglio di classe che vuole muoversi oggi ha tre leve concrete a disposizione.

1. Educazione civica: obbligatoria dal 2020, comprende esplicitamente la parità di genere e la prevenzione della violenza. Non richiede alcun consenso aggiuntivo. 2. Psicologo scolastico: finanziato anno per anno dal Ministero con risorse limitate. Dove esiste è il primo canale confidenziale per una minore che vuole dire qualcosa a un adulto fuori dalla famiglia. 3. Formazione dei docenti: oggi non prevede un modulo obbligatorio sul riconoscimento dei segnali di abuso, mentre la Convenzione di Istanbul lo raccomanda. Molti collegi la stanno inserendo nei piani annuali.

Il dibattito politico intanto ruota su altri terreni. La stessa quota che occorrerebbe per uno psicologo stabile in ogni istituto vale poco più di quanto un iPhone pieghevole di lusso costa alle famiglie in 11 anni di libri scolastici, e la vita professionale in cui questi progetti dovrebbero essere sostenuti dura in Italia mediamente 33 anni, contro i 44 della media UE.

Se il 58% delle vittime tace da bambine, ogni anno scolastico che passa senza un canale strutturato dentro la scuola è un anno in cui quelle tre milioni di storie continuano a moltiplicarsi. Il numero antiviolenza gratuito è il 1522, attivo 24 ore su 24 in più lingue.

Pubblicato il: 18 settembre 2026 alle ore 17:54