Alla vigilia del vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio 2026, Donald Trump ha minacciato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e ha ribadito la delusione per il mancato supporto italiano durante il conflitto in Medio Oriente. Il tono personale contro Giorgia Meloni prosegue da tre settimane, ma i flussi reali tra Roma e Washington raccontano un'altra storia.
Dal 1% al 15%: il gas americano che tiene accese le centrali
Nel 2021 gli Stati Uniti coprivano circa l'1% del gas consumato in Italia. Nel 2025 la quota è salita al 15,9% del totale importato, secondo le statistiche del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Sul solo gas naturale liquefatto, gli USA sono ora il primo fornitore con il 45% delle consegne italiane nel primo semestre 2025, davanti a Qatar (25,8%) e Algeria (18,5%). I volumi di GNL ricevuti dall'estero sono passati da 14,7 a 21,2 miliardi di metri cubi in un anno, un aumento del 44% che porta il gas liquefatto a coprire un terzo dell'import complessivo.
Il rigassificatore galleggiante di Piombino e quello di Ravenna hanno assorbito la maggior parte degli scarichi provenienti dai terminal del Golfo del Messico. Nel 2026, con la fine progressiva delle forniture mediorientali dovuta al conflitto nel Golfo Persico, la stima riportata dalla stampa specializzata è che il gas americano possa arrivare a coprire quasi un quarto del fabbisogno nazionale. La dipendenza è quintuplicata in cinque anni e non ha per ora un'alternativa credibile, dal momento che i progetti di gas di prossimità nel Mediterraneo restano fermi. Cronologia dello strappo tra Roma e Washington.
Export a +7,2% mentre Germania e Spagna arretrano
Il commercio bilaterale si muove nella direzione opposta rispetto al clima diplomatico. Nel 2025 l'export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2% nell'anno dei dazi, secondo l'archivio dei comunicati ISTAT sul commercio con l'estero. Nello stesso periodo Germania e Spagna hanno registrato un calo superiore al 9%, la Francia dello 0,9%. L'Italia è l'unica grande economia dell'eurozona ad aver aumentato le vendite oltreoceano nonostante le tariffe.
L'interscambio complessivo ha superato quota 110 miliardi di dollari, con un surplus commerciale italiano stimato attorno a 15 miliardi nel primo quadrimestre. La farmaceutica pesa da sola circa 14 miliardi di euro, quasi un quinto del totale esportato dall'Italia verso il mercato statunitense. Il surplus è un dato che pesa nelle scelte del presidente americano quando parla di dazi selettivi, e alle imprese conviene che il confronto resti economico invece di scivolare sul terreno personale, dove la reazione può arrivare per via commerciale. Meme e silenzio dietro lo scontro Trump-Meloni: 110 miliardi di export in gioco.
Basi, dollaro e nucleare: le altre catene
Sul terreno militare, in Italia sono presenti circa 13.000 militari statunitensi distribuiti tra Aviano (31st Fighter Wing), Vicenza (173rd Airborne Brigade con circa 2.750 unità), Sigonella, Napoli e altre strutture minori. Il ritiro minacciato colpirebbe difesa aerea, comando della VI Flotta e intelligence sul Mediterraneo, in un momento in cui l'alternativa europea è ancora in costruzione.
Al piano militare si somma quello finanziario. Il dollaro resta la valuta di riserva globale e i titoli di Stato italiani sono più esposti alle oscillazioni dei tassi statunitensi rispetto al 2019, prima della pandemia e delle crisi energetiche. Anche sul nucleare civile la partita si gioca in America: i progetti sui piccoli reattori modulari sono in vantaggio di due o tre anni sulle alternative europee. Sull'attrazione di talenti, infine, la finestra aperta dal calo del 17% di iscritti internazionali negli atenei statunitensi nell'autunno 2025 non è stata ancora sfruttata da Roma. Perché l'Italia non aggancia il calo delle università USA.
La dipendenza multipla da Washington limita lo spazio di manovra di Palazzo Chigi, ma il surplus commerciale e la presenza di 13.000 militari sul territorio sono anche una leva. Il tavolo di Ankara misurerà quanto lo scontro personale può convivere con flussi che nessuna delle due parti ha interesse a interrompere.