Lunedì 8 giugno 2026, alle 7:37 del mattino ora locale, il tetto della scuola elementare Mahayahay di Digos è ceduto sopra alunni e maestre durante le lezioni. Il terremoto di magnitudo 7,8 con epicentro al largo dell'isola meridionale di Mindanao ha provocato almeno otto vittime e centinaia di feriti.
Cosa è successo a Digos e in tutta Mindanao
L'United States Geological Survey ha registrato la scossa a una profondità di 35 chilometri, circa 24 chilometri a sud-ovest di Burias. Dieci minuti dopo è arrivata una replica di magnitudo 6,1.
Le immagini girate all'interno dell'edificio di Digos mostrano studenti e insegnanti che si riversano in giardino mentre il personale evacua i più piccoli e la struttura del tetto cede in più punti. Secondo le autorità filippine sono circa 6.000 le scuole coinvolte dal sisma su tutta Mindanao.
Il Pacific Tsunami Warning Center ha emesso un'allerta per le coste di Filippine, Indonesia, Taiwan e Giappone, poi rientrata nel pomeriggio. Si tratta del sisma più forte registrato nelle Filippine meridionali dal 1990.
In Italia 17.343 scuole sono in zona sismica 1 o 2
Il crollo di Digos riapre una questione che riguarda da vicino il patrimonio scolastico italiano. Dei 40.133 edifici censiti nell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica del MIM, 2.876 si trovano in zona sismica 1, la classe di pericolosità più alta, e 14.467 in zona 2. Insieme fanno 17.343 scuole, il 43% del totale.
Sugli stessi edifici gli interventi strutturali sono stati limitati. Poco più del 3% ha visto lavori di adeguamento o miglioramento sismico, mentre solo l'11,4% è stato progettato fin dall'origine secondo la normativa antisismica. Il 41,5% non risulta con collaudo statico e quasi sei scuole su dieci (59,16%) non possiedono il certificato di agibilità. I dati sono contenuti nel XXII osservatorio sulla sicurezza delle scuole, basato sulla rilevazione MIM al 2022.
Il decreto-legge 162/2019 imponeva la verifica sismica di tutti gli edifici scolastici in zone 1 e 2 entro il 31 dicembre 2021. La scadenza è stata superata di oltre quattro anni. Il portale dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica risulta aggiornato all'anno scolastico 2024/2025, ma gli Open Data pubblici restano fermi a settembre 2023 per gli indicatori di vulnerabilità sismica.
Cosa cambia per dirigenti, docenti e famiglie
Per chi lavora o studia in una scuola italiana, l'Anagrafe dell'edilizia scolastica è la prima fonte da consultare: indica classe sismica, anno di costruzione, presenza dei certificati e stato manutentivo. Dove il certificato di agibilità manca, la scuola opera con un'autorizzazione provvisoria, non con una garanzia di sicurezza statica.
La recente scossa di magnitudo 4,2 registrata a Potenza aveva mostrato come una profondità elevata dell'ipocentro possa attenuare gli effetti in superficie. Il sisma di Mindanao, a 35 chilometri di profondità ma con magnitudo 7,8, ricorda che oltre una certa soglia anche edifici recenti possono cedere.
Il quadro italiano non è solo statistico. Da settembre 2023 a settembre 2024 si sono verificati 69 episodi di crollo o cedimento in edifici scolastici, il numero più alto degli ultimi sette anni: 28 al Sud e nelle Isole, il 40,5% al Nord e il 19% nelle regioni del Centro. In molti casi gli eventi erano stati preceduti da segnalazioni di infiltrazioni o distacchi di intonaco rimaste senza intervento.
Le prove di evacuazione nelle scuole italiane restano calibrate sull'incendio: ne ha svolte il 79% degli istituti, contro il 70% sul rischio sismico, il 5% sull'alluvione e l'1% sul rischio vulcanico. Su 361 docenti intervistati, il 64% ha segnalato fenomeni legati a manutenzione assente o inadeguata, dalle infiltrazioni d'acqua ai distacchi di intonaco.
La legge di bilancio 2023 ha stanziato 60 milioni di euro annui dal 2025 al 2028 per la mitigazione sismica degli edifici pubblici, scuole comprese. A queste risorse si aggiungono i 145 milioni messi a disposizione da MIM e Dipartimento Casa Italia per le verifiche di vulnerabilità e la progettazione degli interventi nelle zone sismiche 1 e 2. Senza pubblicazione aggiornata degli Open Data dell'Anagrafe, però, le famiglie italiane continuano a non sapere in quale classe di rischio rientra la scuola dei loro figli.