Il Fondo monetario internazionale ha concluso il 24 luglio 2026 la valutazione Financial Sector Assessment Program sul settore finanziario italiano, giudicandolo solido e resiliente anche in scenari avversi. Nella consultazione annuale ai sensi dell'articolo IV il FMI indica però come priorità strutturale il rafforzamento dell'offerta di lavoro tra donne e giovani, dove il divario con il resto d'Europa resta ampio e frena la crescita potenziale del Paese.
Crescita allo 0,5% e debito al 138,2%
Le proiezioni del Fondo confermano una crescita modesta: il Pil dovrebbe aumentare dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, sostenuto principalmente dagli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il debito pubblico salirà dal 137,1% del Pil nel 2025 al 138,2% nel biennio 2026-2027, per poi scendere al 137,5% nel 2028. Il deficit è atteso in progressivo calo, dal 3,1% del 2025 al 2,9% nel 2026, poi al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028. L'inflazione, spinta anche dai combustibili fossili importati e dal rincaro dell'energia, resta sopra il 2% e viene stimata al 2,9% quest'anno e al 2,4% nel 2027. Sul fronte bancario il Fondo ha invitato le autorità a mantenere alta l'attenzione sui legami tra debito sovrano e sistema creditizio, sulle vulnerabilità di alcuni istituti meno significativi e sui rischi informatici. Il FMI attribuisce la lentezza della ripresa al rapido invecchiamento della popolazione e alla debolezza persistente della produttività, chiedendo di collocare il debito su una traiettoria decisamente discendente.
Il gap sui giovani: 47,6% contro il 65,6% europeo
Tra le raccomandazioni strutturali i direttori esecutivi indicano l'ampliamento della partecipazione al mercato del lavoro, in particolare tra donne e giovani. Secondo i dati Eurostat il tasso di occupazione dei 20-29enni italiani si ferma al 47,6%, contro il 65,6% della media Ue: un divario di 18 punti che colloca l'Italia all'ultimo posto tra i Ventisette Paesi dell'Unione. Anche economie con struttura simile come Spagna e Portogallo restano più avanti, rispettivamente al 58,2% e al 66%, mentre in Germania e Paesi Bassi la stessa fascia supera il 75%. I giovani NEET tra i 15 e i 29 anni sono circa due milioni, mentre il tasso di disoccupazione della fascia 15-24 anni si è attestato al 18,9% a gennaio 2026. Anche il tasso di occupazione dei neolaureati italiani resta lontano dalla media Ue, che nel 2025 ha raggiunto l'83%.
Il Fondo lega la traiettoria del debito e le prospettive di crescita anche alla capacità del Paese di attivare la quota inespressa di offerta di lavoro tra i 20 e i 29 anni: senza un aumento tangibile della partecipazione giovanile, il ritmo dello 0,5% rischia di restare la norma nel medio periodo, come già osservato per l'ultimo biennio. Sulla stessa leva insistono anche le raccomandazioni FMI sull'efficienza della giustizia, sulla riduzione delle barriere regolamentari e sul potenziamento dei mercati dei capitali.