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Settore bufalino, Ismea e Anasb firmano il protocollo d'intesa: più trasparenza su prezzi e costi di produzione

L'accordo punta a rafforzare la competitività della filiera bufalina italiana attraverso la raccolta sistematica di dati economici, dai costi di allevamento ai prezzi del latte di bufala

* Il protocollo d'intesa tra Ismea e Anasb * Perché servono dati sulla filiera bufalina * Prezzi del latte di bufala e costi di produzione: il nodo della trasparenza * Le ricadute sulla filiera agroalimentare

Il protocollo d'intesa tra Ismea e Anasb {#il-protocollo-dintesa-tra-ismea-e-anasb}

Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e Anasb (Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina) hanno sottoscritto un protocollo d'intesa destinato a incidere in modo significativo sul futuro del settore bufalino in Italia. L'accordo, reso noto il 17 aprile 2026, traccia una cornice di collaborazione strutturata tra i due enti, con un obiettivo chiaro: migliorare la trasparenza del mercato e la competitività di una filiera che rappresenta un'eccellenza del made in Italy agroalimentare.

Non si tratta di una semplice dichiarazione di principio. Il protocollo prevede azioni concrete, a partire dalla raccolta ed elaborazione sistematica dei dati economici che riguardano l'intera catena del valore, dall'allevamento alla trasformazione. Un lavoro che, stando a quanto emerge dall'intesa, vuole colmare un vuoto informativo che da anni penalizza gli operatori del comparto.

Perché servono dati sulla filiera bufalina {#perché-servono-dati-sulla-filiera-bufalina}

Il settore bufalino italiano vive una condizione paradossale. Da un lato, la mozzarella di bufala campana DOP è uno dei prodotti più riconosciuti e richiesti sui mercati internazionali, con un giro d'affari che supera abbondantemente il miliardo di euro annuo al consumo. Dall'altro, la base produttiva, gli allevamenti, opera spesso con margini risicati e una scarsa capacità di negoziazione, anche perché mancano riferimenti affidabili e aggiornati sui prezzi del latte di bufala e sui reali costi di produzione.

È in questo scenario che si inserisce la collaborazione tra Ismea, ente vigilato dal Ministero dell'Agricoltura con il compito istituzionale di monitorare i mercati agricoli, e l'Anasb, che dal canto suo gestisce il Libro Genealogico della specie bufalina e dispone di un patrimonio di informazioni zootecniche di primo piano. L'unione delle rispettive competenze potrebbe finalmente dotare il comparto di una banca dati economica all'altezza della sua importanza.

Come accade in altri settori strategici dell'economia italiana, dove la disponibilità di dati affidabili è precondizione per qualsiasi politica di sviluppo efficace, anche per la crescita e le sfide che attraversano comparti in espansione, la questione della trasparenza informativa si rivela decisiva.

Prezzi del latte di bufala e costi di produzione: il nodo della trasparenza {#prezzi-del-latte-di-bufala-e-costi-di-produzione-il-nodo-della-trasparenza}

Uno dei punti qualificanti del protocollo riguarda il monitoraggio puntuale dei prezzi di mercato. Oggi il prezzo del latte di bufala alla stalla viene spesso negoziato in modo bilaterale tra allevatori e caseifici, con asimmetrie informative che non favoriscono gli anelli più deboli della catena. Disporre di rilevazioni sistematiche, pubbliche e metodologicamente solide significherebbe offrire agli allevatori uno strumento concreto di tutela.

Parallelamente, l'intesa punta ad analizzare in profondità i costi di produzione dell'allevamento bufalino. Alimentazione, manodopera, costi energetici, adeguamento alle normative sanitarie e ambientali: sono tutti fattori che incidono pesantemente sui bilanci aziendali e che, senza un quadro statistico aggiornato, restano materia di stime approssimative.

La collaborazione prevede quindi che Ismea e Anasb lavorino congiuntamente alla definizione di indicatori economici capaci di fotografare lo stato di salute del settore e di orientare le scelte degli operatori e dei decisori politici.

Le ricadute sulla filiera agroalimentare {#le-ricadute-sulla-filiera-agroalimentare}

Guardando al quadro più ampio, il protocollo si colloca nel solco delle politiche di rafforzamento dell'agroalimentare italiano che da anni impegnano le istituzioni nazionali ed europee. La filiera bufalina, concentrata prevalentemente tra Campania e Lazio ma con presenze significative anche in Puglia e nel basso Lazio, coinvolge migliaia di aziende agricole e di trasformazione, con un indotto occupazionale tutt'altro che trascurabile.

Rafforzare la competitività del comparto significa anche tutelare posti di lavoro e valorizzare un patrimonio di competenze artigianali e industriali che rischia di essere eroso dalla concorrenza internazionale e dalla volatilità dei mercati delle materie prime.

La questione resta aperta su un punto fondamentale: i tempi di attuazione. Protocolli e accordi quadro rischiano, come noto, di restare lettera morta senza un cronoprogramma vincolante e risorse dedicate. Sarà dunque cruciale verificare, nei prossimi mesi, se dalla firma si passerà effettivamente all'operatività, con la pubblicazione dei primi report e l'attivazione dei flussi di dati.

Per un settore che vale molto più di quanto i numeri ufficiali oggi raccontino, disporre finalmente di una fotografia economica attendibile non è un lusso. È una necessità.

Pubblicato il: 17 aprile 2026 alle ore 13:35