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Prepensionamenti ex Ilva: perché la richiesta pugliese sfida la Fornero

Il piano pugliese chiede prepensionamenti per gli operai ex Ilva. Ma con età media sotto i 50 anni serve una legge speciale: ecco perché.

Il piano con cui la Regione Puglia prova a uscire dalla crisi dell'ex Ilva poggia su due pilastri: ammortizzatori sociali rinforzati e prepensionamenti. Ma i numeri raccontano un cortocircuito. A Taranto sono 6.964 i lavoratori per i quali l'azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria, su un organico totale di 7.875 unità: l'88% della fabbrica è di fatto fermo fino al 28 febbraio 2027.

Nel frattempo il 20 ottobre le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno ascoltato l'avvocato generale Luigi Birritteri, che ha chiesto di rimuovere lo stop all'area a caldo deciso dalla Corte d'Appello di Milano il 27 luglio. La decisione è stata rinviata: l'ultimo altoforno dovrebbe spegnersi entro il 28 ottobre.

I numeri della cassa integrazione straordinaria

La richiesta di CIGS presentata il 17 ottobre dai commissari di Acciaierie d'Italia riguarda 4.172 lavoratori aggiuntivi, che si sommano ai 4.450 già autorizzati e portano il tetto a 8.622 unità sull'intero gruppo (Taranto, Genova, Novi Ligure). Resteranno attivi 1.004 addetti per custodia impianti, adempimenti ambientali e continuità operativa.

A sostenere il costo arriva il decreto-legge 16 ottobre 2026 n. 185, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 241 ed entrato in vigore il giorno successivo. Il provvedimento stanzia 125 milioni di euro: 80 per la cassa in deroga dei lavoratori dell'indotto e 45 per l'integrazione salariale dei dipendenti diretti, con copertura fino al 30 giugno 2027. Il testo è ora in conversione alla Camera, con scadenza 15 dicembre. La disciplina della cassa integrazione guadagni straordinaria sul sito del Ministero del Lavoro fissa i requisiti ordinari di accesso.

Prepensionamenti sotto i 50 anni, il muro della Fornero

Qui si incontra il nodo che la narrazione pugliese raramente mette a fuoco. L'età media degli operai dell'ex Ilva di Taranto non supera i 50 anni. Per andare in pensione anticipata ordinaria servono invece 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne: un operaio cinquantenne entrato in fabbrica a 20 anni si fermerebbe oggi intorno ai 30 anni di versamenti, con un buco contributivo di oltre dieci anni.

La finestra a 64 anni introdotta dal governo per il 2027, inoltre, richiede 25 anni di contributi più una rendita integrativa triennale: non è pensata per chi deve uscire a cinquant'anni. Il quadro aggiornato è nel nostro approfondimento sul nodo pensioni 2027 tra 64 anni e blocco scatto.

L'unico canale già scritto in norma è quello previsto per i lavoratori esposti all'amianto: sei mesi di anticipo pensionistico per ogni anno documentato di esposizione, con una soglia minima di dieci anni certificati INAIL. Non è un prepensionamento di massa, ma uno strumento selettivo. Per tutti gli altri 6.964 operai di Taranto serve una legge speciale, come quella richiesta il 15 ottobre nel documento finale del tavolo in Regione e ribadita dal sindaco di Grottaglie.

Il ritorno degli scivoli e il costo per l'INPS

Richiedere prepensionamenti per migliaia di operai cinquantenni significa riaprire la stagione degli scivoli siderurgici degli anni Ottanta, quando Stato e INPS si accollarono fino a quindici anni di pensione aggiuntiva per lavoratore. Oggi, con i vincoli europei sul deficit e il blocco della rivalutazione già discusso in manovra, l'ipotesi riapre una partita contabile pesante. Il confronto tra welfare e sostenibilità dei conti è analizzato nei numeri dietro la proposta Landini su pensioni e welfare.

C'è poi la questione dell'importo reale. Un'uscita anticipata di oltre dieci anni comporta una pensione sensibilmente più bassa dell'ultimo stipendio, anche in presenza di coefficienti di trasformazione favorevoli. Il meccanismo del gap tra stipendio e cedolino, già visibile su categorie professionali ad alte retribuzioni finali, è documentato nei cedolini della Guardia di Finanza fino a 500 euro sotto l'ultimo stipendio: per gli operai Ilva lo scarto rischia di essere ancora più marcato.

La Cassazione deciderà nelle prossime settimane se riaccendere l'area a caldo. Ma anche con il semaforo verde dei giudici, il nodo del dopo resta intatto: senza una legge ad hoc, nessun operaio cinquantenne di Taranto potrà uscire dalla fabbrica prima del 2041.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 13:10