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Manifattura UE, 853mila posti persi in 4 anni: l'Est paga il conto

In 4 anni persi 853.500 posti nella manifattura UE: metà nell'Est. Croazia e Slovenia perdono il 14% degli occupati industriali.

Nell'Unione europea in poco più di quattro anni sono scomparsi 853.500 posti di lavoro nella manifattura, dal terzo trimestre 2019 al 2023. La cifra è al centro del rapporto pubblicato a settembre 2026 dalla Confederazione europea dei sindacati (CES), che chiede di rafforzare il "Made in Europe" nell'Industrial Accelerator Act della Commissione. Il numero racconta però una deindustrializzazione europea molto più concentrata di quanto lasci intendere l'aggregato.

I 853.500 posti persi tra il 2019 e il 2023

Il documento, intitolato Making the Industrial Accelerator Act deliver for European industry, workers and regions, si basa su un'elaborazione dell'Istituto sindacale europeo (ETUI) sui dati Eurostat della Labour force survey. Il calo pesa il 2,6% dell'occupazione manifatturiera UE27 e viene descritto dal sindacato come segnale di declino strutturale. Come esempio più recente il rapporto cita gli annunci di ristrutturazione di Volkswagen, che ha aperto la strada a piani di taglio in tutta la filiera automotive tedesca. La CES chiede quote crescenti di produzione europea negli appalti pubblici, reciprocità commerciale con Paesi terzi e condizioni sociali vincolanti agli incentivi.

Cinque Paesi dell'Est valgono l'85% del calo

Il totale europeo nasconde una geografia molto disomogenea. Polonia, Cechia, Romania, Bulgaria e Slovacchia hanno perso da soli oltre 722.000 addetti manifatturieri, pari all'85% del calo UE. La Polonia guida con -278.200 posti (-8,4%), seguita da Cechia -161.400 (-11,3%) e Romania -144.000 (-8,8%). Sul lato opposto Germania e Francia, che nel dibattito pubblico compaiono come simbolo della crisi industriale continentale, si fermano a -129.300 (-1,6%) e -53.600 (-1,7%): meno di due punti percentuali di manifattura persa in quattro anni.

In percentuale il quadro è ancora più netto. Croazia e Slovenia hanno bruciato il 14,2% dei loro occupati industriali, Bulgaria il 13,1%, Cechia l'11,3%. Sono i Paesi che nei primi anni Duemila avevano assorbito le delocalizzazioni tedesche, italiane e francesi diventando la retrovia manifatturiera del continente. Oggi risultano i più esposti alla contrazione della domanda europea e alla concorrenza asiatica sulla componentistica e sui beni intermedi. I dati completi per settore e Paese sono consultabili nel database Eurostat sull'occupazione per attività economica.

L'Italia fuori dalla top ten, con divari interni profondi

Nella classifica ETUI 2019-2023 l'Italia non compare tra i dieci Paesi UE con le maggiori perdite manifatturiere. Il quadro nazionale però resta pesante se si allarga la finestra: secondo la sintesi Istat "Noi Italia" sulle strutture produttive gli occupati della manifattura sono scesi da 4,5 milioni nel 2007 a 4 milioni nel 2024, con 573.000 posti in meno e una quota sull'occupazione totale ferma al 14,1%.

La contrazione ha colpito in modo molto disuguale. In Piemonte gli occupati manifatturieri sono calati di un quarto per il ridimensionamento del polo auto torinese, la Basilicata ne ha perso oltre un terzo, mentre Veneto ed Emilia-Romagna hanno tenuto. Il risultato è una concentrazione crescente al Nord: la quota del Settentrione sul valore aggiunto manifatturiero nazionale è salita dal 68% al 72% tra il 2000 e il 2023, quella del Mezzogiorno è scesa dal 15% al 12%. Anche sulla qualità del lavoro il divario con l'Europa resta ampio, come mostra il fatto che in Italia solo il 7% dei disturbi psichici legati al lavoro viene riconosciuto come malattia professionale.

Un piano industriale europeo efficace deve partire da questa mappa reale del calo: applicare gli stessi strumenti a Baviera ed Emilia-Romagna e a Slovenia o Basilicata rischia di premiare chi non ha subito il colpo. Sul fronte italiano il governo si muove con intese bilaterali come il memorandum Italia-Turchia siglato dal ministro Calderone per gestire la mobilità professionale, mentre le Regioni provano ad aprire alternative nei territori più esposti, come mostra il bando Piemonte da 20 milioni per l'insediamento dei giovani in agricoltura.

Pubblicato il: 13 settembre 2026 alle ore 12:19