Il gender gap pensioni non nasce solo da stipendi più bassi e carriere interrotte: gli operatori dei fondi previdenziali consigliano alle donne portafogli azionari il 22% meno delle volte anche a parità di profilo. Il dato arriva da una ricerca della Libera Università di Bolzano e dell’Università di Trento, pubblicata nel Research Paper n.6 di Edufin, il comitato del Ministero dell’Economia per l’educazione finanziaria.
Il divario che nasce dai consigli
Uomini e donne, a parità di età e reddito, versano quote di stipendio simili nei fondi pensione. Ma le donne finiscono con un assegno più basso perchè scelgono più spesso linee obbligazionarie o garantite, che nel lungo periodo rendono meno di quelle azionarie. La differenza, misurata sui dati amministrativi di quattro fondi pensione privati italiani, è di 8 punti percentuali: le donne che optano per una linea azionaria al momento dell’iscrizione sono 8% in meno rispetto agli uomini. Non è una scelta di prudenza consapevole, è il riflesso di ciò che l’operatore raccomanda all’ingresso. Il quadro si somma alle criticità del sistema pubblico: nell’ultimo aggiornamento Ufficio parlamentare di bilancio sull’adeguamento pensionistico dal 2027 l’UPB ha confermato mesi in più di attesa per la pensione dal 2027, un requisito che pesa di più su chi ha una carriera contributiva più corta.
Ventidue punti percentuali di distanza
I ricercatori Claudia Curi, Andreas Dibiasi, Matteo Ploner e Mirco Tonin hanno sottoposto a un campione di consulenti dei fondi profili di lavoratori venticinquenni identici, variando casualmente solo il genere. Il risultato è netto: gli operatori sono 22 punti percentuali meno propensi a suggerire portafogli azionari quando la cliente è donna, e il bias resta anche dopo aver controllato per ciò che ogni operatore dichiara di credere sul profilo di rischio del cliente. Il pregiudizio agisce sotto la soglia della riflessione consapevole. Un’ulteriore prova viene dalla geografia: le zone dove il bias sperimentale è più forte coincidono con quelle dove il divario di investimento tra uomini e donne è più ampio nei dati reali dei fondi.
La ricerca ha ricevuto il secondo posto ai Money Awareness and Inclusion Awards 2026 nella categoria Best Academic Paper, ma la parte più utile del lavoro è la cura. Dieci minuti di feedback informativo agli operatori, mostrando i dati della propria distorsione, azzerano il gap in laboratorio e lo riducono del 60% nelle scelte reali dei clienti nei cinque mesi successivi all’intervento. Il paper integrale è pubblicato dal comitato del MEF come Edufin Research Paper n.6 sul bias di genere nella consulenza previdenziale.
Quanto costa il consiglio prudente
Il costo del pregiudizio si legge sull’assegno pensionistico finale. Nel 2025 i comparti azionari dei fondi negoziali hanno reso in media il 7,7%, contro il 5,1% dei bilanciati e valori più contenuti per obbligazionari e garantiti, secondo la Relazione annuale Covip 2025 su rendimenti e adesioni ai fondi pensione. Nel decennio la forbice è ancora più ampia: circa 5% di rendimento medio annuo sugli azionari, contro il 2,5% del TFR lasciato in azienda.
Le donne rappresentano solo il 38,8% degli aderenti e versano in media 2.680 euro l’anno, contro i 3.190 degli uomini, il 16% in meno. A questi due divari se ne aggiunge un terzo, meno visibile: le carriere femminili sono più esposte a interruzioni di reddito e periodi coperti da ammortizzatori sociali come le nuove regole NASPI dal 30 giugno 2026, durante i quali i contributi ai fondi si fermano. Su una carriera di trentacinque anni, un rendimento più basso applicato a un montante già più piccolo, punteggiato da vuoti contributivi, trasforma il consiglio prudente in decine di migliaia di euro di rendita integrativa persa.
Correggere questa distorsione non richiede una riforma normativa costosa, ed è un dettaglio rilevante in un paese che destina alle pensioni il 15,5% del PIL secondo l’OCSE. Basta che Covip e società di gestione inseriscano nella formazione periodica degli operatori i dati sul bias documentato: dieci minuti di informazione hanno prodotto in laboratorio un dimezzamento dell’effetto sul campo, senza costi aggiuntivi per gli aderenti.