Il ministro del Lavoro Marina Calderone è intervenuta il 29 ottobre 2026 all'ISSA Technical Seminar ospitato dall'Inps a Roma, dedicato all'intelligenza artificiale nel sistema di protezione sociale. Al centro dell'intervento il principio che «la tecnologia deve restare al servizio della persona», con un richiamo diretto al recepimento della direttiva europea sulle piattaforme digitali, approvato dal Consiglio dei Ministri il giorno prima.
La ministra ha ringraziato il presidente dell'Inps Gabriele Fava per l'ospitalità e, attraverso il direttore generale Valeria Vittimberga e il direttore centrale Relazioni internazionali Giuseppe Conte, l'intera tecnostruttura dell'istituto che ha costruito la giornata con l'ISSA. Ha definito «significativa» la scelta dell'Inps di dotarsi, nella propria riorganizzazione, di una Direzione dedicata alle relazioni internazionali, «perché un istituto che accompagna le persone lungo traiettorie sempre meno lineari deve saper dialogare ogni giorno con le istituzioni degli altri Paesi».
Dal recepimento della direttiva europea sulle piattaforme di lavoro digitali Calderone ha fatto discendere una proposta operativa: collegare l'Osservatorio sull'IA nel lavoro, operativo da giugno, con il patrimonio informativo dell'Inps per costruire «un sistema di allerta precoce, che porti dal dato all'azione». L'architettura prevede dati aggregati e pseudonimizzati, nessuna profilazione individuale e piena conformità a GDPR e AI Act. L'obiettivo dichiarato è anticipare gli effetti dell'automazione prima che diventino emergenze occupazionali, intercettando in anticipo settori e profili più esposti al cambiamento tecnologico.
Competenze, formazione e tenuta previdenziale
Sul fronte delle competenze la ministra ha richiamato le stime del World Economic Forum: entro il 2030 cambierà il 39% delle competenze di base e, su cento lavoratori, undici rischiano di restare senza la formazione necessaria. «Sono quegli undici a dirci dove deve concentrarsi l'azione pubblica», ha detto Calderone, chiedendo che la formazione diventi «un'infrastruttura permanente» con competenze certificate e portabili. La leva proposta è doppia: politica attiva del lavoro e riconoscimento formale delle competenze acquisite, per rendere trasferibili traiettorie professionali sempre più discontinue. Nello stesso quadro, anche i diritti devono seguire la persona: «La storia contributiva e le protezioni devono viaggiare insieme al lavoratore».
Il quadro delineato lega tre leve: una cornice regolatoria vigente con la direttiva piattaforme, un'infrastruttura di dati per segnalare in anticipo gli effetti dell'automazione e un sistema di competenze trasferibili con il lavoratore. Sul lato previdenziale la ministra ha osservato che l'automazione può ridurre le ore lavorate, e con esse i contributi, pur a parità o crescita del valore prodotto. Una trasformazione di questa portata, ha aggiunto, chiede di guardare avanti, perché la nuova previdenza non può essere finanziata solo con i vecchi strumenti. La via indicata resta la creazione di «nuovo lavoro di qualità», con un riposizionamento più che una riduzione dell'occupazione. Nella chiusura Calderone ha legato la governance pubblica al fattore tempo: «Il rischio di essere travolti non viene dalla macchina che agisce, ma dall'inerzia di chi non costruisce, adesso, gli strumenti per governarla».