La Commissione di Garanzia sugli scioperi ha chiesto la precettazione degli autotrasportatori la sera del 22 ottobre 2026, dopo una settimana di blocchi che ha paralizzato il Sud Italia. Nella notte successiva sono stati rimossi gli ultimi presidi in Campania, con il porto di Napoli e via Argine di nuovo liberi, mentre il governo stanziava 175,2 milioni contro il caro gasolio.
Cosa ha chiesto il Garante al governo
La segnalazione formale alle autorità competenti è stata inviata ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera f della legge 146 del 1990, la norma che regola lo sciopero nei servizi pubblici essenziali. La Commissione ha riconosciuto il senso di responsabilità delle sigle che avevano revocato le proteste, ma ha rilevato che i blocchi stradali restavano diffusi e persistenti, in violazione sia del Codice di autoregolamentazione del settore sia delle regole di preavviso.
Il pericolo giudicato "grave e imminente" riguarda i diritti costituzionali alla salute, alla sicurezza e alla libertà di circolazione dei cittadini. In pratica significa che l'eventuale ordinanza del Ministero dei Trasporti potrebbe imporre ai manifestanti di sospendere i presidi e garantire la consegna dei beni di prima necessità, con sanzioni amministrative in caso di inottemperanza e, nei casi più gravi, segnalazione all'autorità giudiziaria.
Un settore fatto per il 99% da piccole imprese
La precettazione invocata colpisce una categoria strutturalmente diversa dagli altri servizi pubblici essenziali. Il conto terzi italiano conta circa 99.321 imprese iscritte all'Albo e un parco di 918.615 veicoli, di cui 731.930 oltre le 6 tonnellate. Il nodo è nella distribuzione: 1.068 imprese (l'1,08% degli iscritti) controllano il 32,5% del parco mezzi, mentre le restanti 98.253 piccole imprese generano il 71% del fatturato di comparto, come fotografato dai dati dell'Albo nazionale.
Sono i cosiddetti padroncini, lavoratori autonomi con due o tre mezzi, per cui il gasolio pesa fra il 25% e il 35% dei costi operativi. Per loro un rincaro di pochi centesimi al litro si traduce in margini negativi su interi carichi: un meccanismo di pressione simile a quello che tiene fuori dai contratti collettivi altre categorie, come il caso dei biologi senza CCN raccontato nelle scorse settimane. Il blocco della scorsa settimana non è stato uno sciopero di lavoratori dipendenti, ma la reazione di decine di migliaia di partite IVA sotto soglia di sostenibilità economica.
Il decreto da 175 milioni: cosa arriva ai padroncini
Il Consiglio dei Ministri del 22 ottobre ha approvato un pacchetto da 175,2 milioni: 105,2 all'autotrasporto, 60 all'agricoltura e 10 alla pesca. La misura centrale per i trasportatori è il rafforzamento del credito d'imposta sul gasolio: 45,2 milioni aggiuntivi che portano la dotazione per il periodo marzo-agosto 2026 a circa 480 milioni, ora estesa anche a settembre e ai primi giorni di ottobre.
A questa si aggiungono la sospensione dei canoni di leasing sui mezzi d'impresa dal 1 novembre 2026 al 31 marzo 2027 e la cosiddetta spalmatura: l'adeguamento automatico al costo del carburante nei contratti di trasporto non scritti, finora sopportato solo dal vettore. Diviso sui 731.930 veicoli pesanti del parco nazionale, il credito d'imposta complessivo vale meno di 660 euro medi a mezzo, cifra che spiega perché la mobilitazione dei piccoli non si è ancora chiusa del tutto. Un pattern già visto in altri comparti produttivi del Sud, dove all'ex Ilva la cassa integrazione tocca 9 dipendenti su 10 fino a febbraio 2027.
Resta aperto il fronte giudiziario: la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei blocchi campani, mentre per lunedì è annunciato lo sciopero dei taxi davanti ai ministeri romani sullo stesso tema del caro carburante. Il prossimo tavolo con il Ministro Salvini dirà se la precettazione resterà una minaccia o se diventerà il primo caso applicato al conto terzi in questa legislatura.