Tre giorni di workshop sulla didattica della storia a Torino, dal 3 al 5 settembre 2026, mentre le scuole italiane avviano l'applicazione delle nuove Indicazioni nazionali firmate dal ministro Valditara. La IV Conferenza della SiDidaSt (Società italiana di didattica della storia) propone un corso da 25 ore certificate per i docenti e 12 laboratori su un metodo che la stessa società scientifica ritiene in tensione con la riforma in arrivo.
Cosa prevede il programma di Torino
Il convegno si svolge dal 3 al 5 settembre 2026 nelle sedi torinesi dell'Università e del complesso Moro, in collaborazione con AIMC Piemonte, CIDI Torino, FNISM Torino e MCE Piemonte. Quattro le sessioni di lavoro: la prima dedicata al confronto fra associazioni didattiche e società storiche, la seconda con la presentazione dell'indagine Youth and History 2026 e una tavola rotonda sulle Indicazioni, le ultime due con relazioni storiografiche e laboratori pratici. I 12 laboratori previsti spaziano dalla piastrina di riconoscimento degli Internati Militari Italiani a un'officina sul cuneiforme per la scuola primaria, passando per le scarpe rotte e la bicicletta come oggetti-fonte per raccontare la Resistenza. Ogni partecipante può iscriversi a tre laboratori, con gruppi da 18 persone al massimo. Giovedì sera è in cartellone lo spettacolo teatrale Alle fonti dell'odio, sulla violenza di genere nella storia.
Il tempismo: la conferenza apre l'anno del nuovo curricolo
Il calendario è la parte più rilevante della scelta torinese. Le nuove Indicazioni nazionali sono state adottate con il decreto ministeriale 221/2025 in Gazzetta Ufficiale firmato il 9 dicembre 2025 e pubblicato il 27 gennaio 2026, in vigore dall'11 febbraio. La nota MIM 1312/2026 sulle decorrenze del curricolo precisa che l'adozione parte proprio dall'anno scolastico 2026/27 nelle classi prime di primaria e secondaria di primo grado e in tutte le sezioni dell'infanzia. Per la storia il calendario corre più veloce: le classi terze della scuola primaria anticipano l'applicazione delle nuove Indicazioni nel 2027/28, limitatamente a questa disciplina. La SiDidaSt giudica quel testo 'del tutto irricevibile' in un documento ufficiale del Consiglio Direttivo del 23 marzo 2025, contestando l'idea, sostenuta da Ernesto Galli della Loggia, che gli alunni del primo ciclo non sappiano lavorare sulle fonti. La conferenza di Torino si presenta come la dimostrazione pratica del contrario: dodici laboratori in cui le fonti sono oggetti concreti, non testi astratti.
Cosa cambia per i docenti che si iscrivono
Il corso è caricato sulla piattaforma S.O.F.I.A. con ID 105080 ed è valido per l'obbligo formativo dei docenti ai sensi della direttiva 170/2016. L'impegno totale è di 25 ore: 11 in presenza tra Torino e laboratori, 2 di tutoraggio a distanza, 2-4 di sperimentazione in classe, 5 di autoformazione e adattamento dei materiali, 3-5 di valutazione degli elaborati. La struttura ricalca un percorso di ricerca-azione: chi si iscrive porta il metodo in aula nei mesi successivi e produce materiali valutabili. Per docenti di primaria e secondaria di primo grado significa avere un titolo formativo riconosciuto proprio sull'insegnamento con cui dovranno confrontarsi a partire dal nuovo curricolo. L'iniziativa si inserisce in un filone già attivo, come la scuola estiva 2025 sulla storia del confine orientale, che ha lavorato sui luoghi e sulle fonti dirette. Per chi insegna in classi con BES vale ricordare che i percorsi laboratoriali e le fonti materiali rientrano fra gli strumenti riconosciuti dalla giurisprudenza per studenti con difficoltà di apprendimento.
Le iscrizioni si chiudono via Eventbrite e i gruppi vengono assegnati per ordine di arrivo, con un massimo di 18 partecipanti per laboratorio: il margine reale per chi vuole formarsi prima di settembre 2027, quando la storia entrerà nelle classi terze primarie con il nuovo impianto, è una sola finestra annuale di questo tipo.