Nello stesso rapporto Invalsi 2025 solo il 49% degli studenti in uscita dalla scuola italiana raggiunge i traguardi in matematica, ma il 91% padroneggia le competenze digitali di comunicazione e collaborazione. La stessa coorte misurata dalle stesse prove restituisce due Italie sovrapposte: quella dei consumi digitali già assimilati e quella della fatica cognitiva del testo scritto.
Il quadro Invalsi 2025 in cifre
Alla fine della terza media il 41% degli studenti non raggiunge la soglia di sufficienza in italiano e il 44% resta sotto in matematica. In quinta superiore la fotografia peggiora: 48% sotto in italiano, 51% sotto in matematica. Rispetto al 2019, ultimo anno pre-Covid, la matematica in uscita ha perso 12 punti e l'italiano altrettanti. Il divario Nord-Sud alla maturità resta di 21 punti in matematica (59% al Nord Ovest, 38% al Sud e Isole) e di 18 in italiano, in leggero miglioramento sul 2023 quando il gap toccava 31 punti.
La dispersione scolastica implicita, cioè chi finisce il quinquennio senza aver imparato l'essenziale, tocca il 17,5% al Sud e Isole contro il 3,9% del Nord Est. Sul fronte dell'abbandono esplicito l'Italia è invece al 9,8%, sotto il target PNRR del 10,2% con un anno di anticipo.
Il paradosso: forti nel digitale, deboli nel testo
La slide di sintesi Cineca sui primi risultati delle prove Invalsi anno 2025 misura per la prima volta le competenze DigComp nella scuola superiore. I numeri ribaltano la lettura: 89% in alfabetizzazione su informazioni e dati, 91% in comunicazione e collaborazione, 85% in sicurezza, 84% in creazione di contenuti digitali. Lo stesso studente che in matematica raggiunge i traguardi meno di una volta su due, sul digitale è oltre l'85% in ognuna delle quattro aree.
Ancora più significativo il dato territoriale: nelle competenze digitali il Nord Ovest è al 92% in alfabetizzazione informazioni e dati, il Sud e Isole all'86%. Sei punti di scarto, contro i 23 della matematica e i 18 dell'italiano. La stessa Invalsi 2025 certifica che il digitale ha già omogeneizzato ciò che la scuola tradizionale non riesce a sanare in quindici anni di riforme.
La lettura combacia con l'ultima analisi McKinsey State of the Consumer 2026 (agosto 2026): il 28% della Gen Z usa strumenti di intelligenza artificiale generativa per fare acquisti contro il 16% dei baby boomer, il 60% consulta regolarmente le panoramiche AI nei motori di ricerca contro il 29% degli over 60. Il 75% della Gen Z e il 73% dei Millennials utilizzano smartwatch, monitor continui del glucosio o fitness tracker, contro il 32% dei boomer. Non è che i ragazzi 'volano' online per talento: sono l'interfaccia utente più efficiente del mercato.
Cosa cambia per la scuola
La conclusione operativa è netta: gli studenti imparano molto velocemente ciò che serve al consumo digitale ma non ciò che la scuola misura come alfabetizzazione di base. La divaricazione non riguarda le tecnologie in sé, riguarda il fatto che sulle piattaforme nessuno chiede di leggere criticamente un testo lungo o di dimostrare una disuguaglianza. La scuola resta il luogo dove si trasmette la fatica del pensiero lento, e proprio lì gli studenti mostrano più difficoltà.
Il ministero e Indire hanno da poco avviato un percorso triennale sull'educazione digitale, cyberbullismo e intelligenza artificiale, ma il gap misurato oggi è già ampio. Anche il divieto di iscrizione ai social per gli under 13 in vigore in Italia dal 2018 resta sistematicamente aggirato, senza controlli reali. Sul fronte delle famiglie il tasso di fecondità di Bolzano a 1,55 figli per donna, con un welfare che copre solo dodici settimane senza scuola restringe ancora il tempo effettivo di apprendimento fuori dall'aula.
Serve una scuola che insegni a usare l'intelligenza artificiale con la stessa serietà con cui insegna la comprensione del testo, non su due binari separati. Come ha ricordato Dacia Maraini a Giffoni parlando di educazione affettiva e civica come antidoto strutturale al femminicidio, la scuola pubblica è il luogo in cui passa la formazione della persona. Il rischio, oggi, è formare consumatori digitali fluenti ma cittadini con basi in italiano e matematica sotto la soglia.