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Perché il DPFP di Giorgetti è il primo test politico del 2027 di Meloni

Il DPFP chiede 28,8 miliardi in deficit per energia e difesa. Il 13 ottobre il voto in Aula. La vera partita? I 96,9 miliardi di interessi sul debito.

Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica e lo scostamento di bilancio da 28,8 miliardi per il biennio 2027-2028: 14,4 miliardi l'anno per energia e difesa, pari allo 0,3% del PIL per ciascun capitolo. Il voto in Aula arriva il 13 ottobre e sarà il primo passaggio politico pesante sulla manovra 2027 del governo Meloni in vista delle elezioni.

I numeri del DPFP: deficit al 3,4% nel 2027 e debito oltre il 138%

Nello scenario programmatico, l'indebitamento netto sale al 3,4% del PIL nel 2027, scende al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Al netto della clausola per energia e difesa (0,6% di PIL), il deficit resta sotto il tetto di Maastricht: 2,8% nel 2027 e 2,6% nel 2028. Il debito pubblico tocca il 138,5% l'anno prossimo, poi arretra al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029.

La crescita è il vero vincolo. Il PIL italiano è stimato a +0,8% nel 2027, +0,9% nel 2028 e di nuovo +0,8% nel 2029: sotto il potenziale, sotto l'inflazione attesa, sotto quasi tutti i partner europei. La pressione fiscale resta al 43% e le entrate tributarie sono trainate dalle imposte indirette (+3,2%), con l'IVA come leva principale. Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 191 certifica una manovra senza spazi di spesa discrezionale.

La bolletta del debito si mangia la cassa: 96,9 miliardi di interessi solo nel 2026

Dietro il "non un euro in più" ripetuto da Giorgia Meloni c'è una partita a nove zeri. La spesa per interessi sul debito pubblico, secondo il Documento programmatico di finanza pubblica pubblicato dal MEF, tocca 96,9 miliardi nel 2026 e sfonda la soglia dei 100 miliardi nel 2027 (103,7 miliardi), per salire fino a 117 miliardi nel 2029. Significa passare dal 3,8% al 4,6% del PIL in appena quattro anni.

Tradotto: ogni anno l'Italia versa ai creditori una cifra superiore all'intero bilancio del Ministero dell'istruzione e del merito. È questa bolletta a svuotare in anticipo la manovra, non la clausola di flessibilità. I 28,8 miliardi dello scostamento, infatti, servono a tenere in piedi energia e difesa, non a finanziare taglio del cuneo o detrazioni per il ceto medio: le misure popolari in vista del voto del 2027 restano senza copertura certa.

Francia a 6,5%, Germania al 4,1%: Meloni sceglie la rotta opposta

Il contrasto con Parigi e Berlino è il dato politico più forte del DPFP. La Francia del governo Lecornu viaggia verso un deficit del 6,5% e tenta un rientro al 5% a prezzo di tagli lacrime e sangue. La Germania, dopo l'addio al vincolo costituzionale del pareggio di bilancio, chiude il 2026 al 3,7% e sale al 4,1% nel 2027. Lo spread torna un tema europeo, non più solo italiano, e i rendimenti obbligazionari salgono per tutti.

In questo quadro il ministro Giancarlo Giorgetti rivendica una traiettoria opposta: uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027, deficit tendenziale al 2,8% senza la clausola, margine di flessibilità contrattato con Bruxelles invece che strappato. È la stessa logica che ha garantito al governo di centrodestra il record di durata della legislatura: nessun gesto che possa riaprire la partita sui mercati.

Cosa cambia davvero per famiglie, studenti e welfare

Il capitolo energia da 14,4 miliardi è l'unica voce con ricadute dirette e visibili sui cittadini: include investimenti sulle rinnovabili e misure per favorire l'uso del trasporto pubblico da parte degli studenti, oltre al pacchetto bollette per famiglie e imprese. Sulla difesa, al contrario, lo stanziamento finanzia personale e impegni NATO, con un taglio di circa 7 miliardi rispetto alle ipotesi iniziali: segnale politico di prudenza nei confronti dell'alleato americano.

Fuori dallo scostamento restano le riforme del welfare già annunciate: il rinnovo del contratto scuola e ricerca, la revisione della platea invalidità civile e dei trattamenti collegati, su cui pesa l'incertezza di copertura descritta negli ultimi aggiornamenti sulla riforma invalidità 2027. Il DPFP non promette risorse aggiuntive: le trova dentro i saldi già esistenti o le rinvia.

Il voto del 13 ottobre sulla clausola di salvaguardia misura quanta prudenza il Parlamento è disposto a tollerare quando mancano quindici mesi alle elezioni. Il margine di manovra politica di Palazzo Chigi, da qui alla primavera 2027, dipende da quel numero: 2,8% o 3,4%.

Pubblicato il: 4 ottobre 2026 alle ore 10:09