{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Pensioni donne, perché il gap a 1.056 euro tocca le 5 ore di cura

Cgil chiede di valorizzare il lavoro di cura: i dati Inps spiegano perche le pensioni delle donne restano 381 euro sotto quelle degli uomini.

Le nuove pensioni liquidate alle donne nel 2025 valgono in media 1.056 euro, contro i 1.437 degli uomini: 381 euro in meno ogni mese, un divario del 26,51% che nel primo trimestre 2026 e salito al 30,9%. La segretaria confederale Cgil Lara Ghiglione, nelle dichiarazioni del 20 giugno sulla riforma pensioni 2026, ha legato questo divario alla mancata valorizzazione del lavoro di cura e ha chiesto l'introduzione di una pensione contributiva di garanzia.

Cosa chiede la Cgil sulla riforma pensioni 2026

Secondo Ghiglione il sistema attuale non tutela chi ha svolto lavori usuranti, chi ha avuto carriere discontinue o salari bassi: una platea in cui giovani e donne pagano il prezzo piu alto. La Cgil propone una pensione contributiva di garanzia agganciata a una soglia (l'ipotesi di partenza e il 60% del reddito medio) e l'inclusione nel calcolo contributivo dei periodi dedicati ad assistere familiari, dei tirocini e dei tempi di ricerca del lavoro.

Sullo sfondo c'e la mobilitazione del 19 giugno di Silp Cgil, Siam e Lrm, i sindacati di Polizia di Stato, Aeronautica ed Esercito: contestano i ritardi nell'avvio della previdenza complementare di categoria e l'inadeguatezza della cosiddetta previdenza dedicata per Forze armate, Forze di polizia e Vigili del fuoco. Una pressione che arriva mentre il sindacato boccia anche l'adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita.

Cinque ore di lavoro non retribuito spiegano il gap

Il dato Inps sul gender pension gap si capisce solo guardando il tempo. In Italia una donna dedica in media 5 ore e 9 minuti al giorno al lavoro non retribuito di cura familiare e domestica, contro le 2 ore e 16 minuti degli uomini: il 74% delle ore di cura ricade sulle lavoratrici, con un divario che sale a oltre 4 ore in piu al giorno in presenza di figli.

Quel tempo si traduce in carriere piu corte e contributi piu bassi. Il Rendiconto di genere 2024 dell'Inps registra 14,4 milioni di giornate di congedo parentale usate dalle donne contro 2,1 milioni degli uomini, un tasso di occupazione femminile fermo al 52,5% (vs 70,4% maschile) e una quota di assunzioni stabili al 18% per le donne contro il 22,6% degli uomini. Il riconoscimento del lavoro di cura, nella proposta Cgil, agirebbe proprio su questa frattura, riempiendo i buchi contributivi che oggi scaricano sulla previdenza una disuguaglianza nata sul mercato del lavoro.

Cosa cambia (e cosa no) senza riforma

Senza un intervento mirato sui contributi figurativi, l'Italia resta sopra la media europea: secondo i dati Eurostat sul gender pension gap 2024 la pensione media delle donne over 65 nell'Ue e inferiore del 24,5% a quella degli uomini, mentre il valore mediano si ferma al 24,9%: il dato italiano sulle nuove pensioni (-26,51%) e gia oltre quella soglia, e nel primo trimestre 2026 si e avvicinato al 31%, in peggioramento rispetto al 2025.

Per chi va in pensione oggi significa accettare un assegno strutturalmente piu basso. Per chi entrera nel sistema contributivo puro la prospettiva e peggiore: il calcolo premia chi ha carriere lunghe e continue, e il lavoro di cura non retribuito non lascia traccia previdenziale. La discussione sulla legge di bilancio 2026, su cui si concentrano le rivendicazioni sindacali di queste settimane, sara il primo banco di prova: senza contributi figurativi per chi assiste familiari non autosufficienti il divario continuera a riprodursi anche tra le generazioni piu giovani, come ricorda la stessa Cgil quando lega la richiesta sul lavoro di cura a quella sulla condizione delle politiche attive del lavoro in Italia.

Il filo che unisce queste vertenze e lo stesso che si ritrova nel dibattito sul lavoro non riconosciuto dei docenti oltre le 36 ore settimanali: tempo che esiste, produce valore, ma non entra nel calcolo. La proposta della Cgil sposta la questione dalla retorica del riconoscimento a un parametro misurabile: quanti mesi di contributi figurativi vale un anno di assistenza a un familiare non autosufficiente. Senza una risposta numerica, la riforma annunciata per il 2026 lascera intatto il gap da 381 euro.

Pubblicato il: 20 giugno 2026 alle ore 10:12