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Mattarella: «Per contrastare il lavoro minorile la scuola deve essere un punto di riferimento»

Mattarella: 138 milioni di minori al lavoro, l'obiettivo ONU di eliminazione entro il 2025 non è stato raggiunto. La scuola resta il primo argine.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso il 10 giugno 2026 una dichiarazione in vista della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che ricorre il 12 giugno e che le Nazioni Unite hanno introdotto nel 2002 su iniziativa dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Il Capo dello Stato lo definisce «una grave violazione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza», alimentata da povertà, disuguaglianze, conflitti e crisi umanitarie. Nella stessa nota riconosce i progressi degli ultimi venticinque anni e registra il mancato raggiungimento dell'obiettivo fissato dall'Agenda 2030 per l'eliminazione del fenomeno entro la fine del 2025. La scelta di marcare la ricorrenza con un intervento ampio porta il Quirinale a richiamare in poche righe sia i dati globali sia il quadro italiano.

I numeri citati dal Quirinale

Secondo i dati richiamati nella dichiarazione, dal 2000 i minori coinvolti sono passati da 246 a 138 milioni. La stima coincide con le ultime rilevazioni congiunte dell'Organizzazione internazionale del lavoro e dell'Unicef. Restano oltre 54 milioni i bambini e gli adolescenti impiegati in attività considerate pericolose, che mettono a rischio la salute, la sicurezza e lo sviluppo personale, come ricorda da anni la stessa agenzia ILO nei rapporti dedicati all'infanzia.

L'obiettivo 8.7 dell'Agenda 2030, che fissava al 2025 la fine del lavoro minorile in ogni sua forma, non è stato centrato e figura oggi tra i traguardi più disattesi della strategia globale. Mattarella sottolinea che la dimensione del problema interessa tutti i continenti e assume forme diverse, spesso difficili da individuare e contrastare con i normali strumenti di vigilanza. Le concentrazioni più alte restano nell'Africa subsahariana e nelle aree segnate da conflitti, mentre nei Paesi a reddito medio il fenomeno tende a spostarsi verso lavori invisibili nei servizi e nell'economia digitale.

La situazione in Italia

Anche in Italia, osserva il presidente, il problema trova spazio nel lavoro sommerso, nello sfruttamento attraverso le piattaforme digitali e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale. Tra i fattori richiamati compare la dispersione scolastica, che continua a interessare una quota significativa della popolazione studentesca, soprattutto nelle aree meridionali del Paese. L'attenzione delle istituzioni si concentra anche su consegne, attività di rivendita informale e mansioni stagionali in cui i controlli ispettivi risultano più complessi.

Particolarmente drammatica, prosegue la dichiarazione, è la condizione dei minori vittime di tratta, costretti al lavoro forzato, all'accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e ad altre forme di abuso che contraddicono le convenzioni internazionali e la legislazione nazionale già in vigore. Per il Capo dello Stato la scuola resta «il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione», da affiancare a sistemi di protezione efficaci e a interventi di sostegno alle famiglie coinvolte.

La dichiarazione si chiude con la frase scelta dal Quirinale per intitolare l'intervento: «Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola, rappresentano una vittoria per la società». Il testo integrale è pubblicato sul sito della Presidenza della Repubblica.

Pubblicato il: 12 giugno 2026 alle ore 09:00