Matteo Renzi risponde al ddl anti-maranza approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio 2026 con una controproposta netta: abbassare l'età per il voto a 16 anni. Il leader di Italia Viva lo ha detto a SkyTg24 durante la trasmissione Start: "vogliamo dire che i giovani vanno coinvolti di più? Diamo il voto ai 16enni". Sul tavolo restano però numeri che nessuna delle due proposte affronta davvero.
Il ddl anti-maranza e la controproposta di Italia Viva
Il testo licenziato da Palazzo Chigi modifica l'articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra 14 e 18 anni. Finora la capacità andava accertata caso per caso; con il nuovo criterio si presume fino a prova contraria, mentre resta invariata la diminuzione di pena per i minori imputabili (Comunicato del Consiglio dei ministri n. 182 del 23 luglio 2026).
Renzi ribalta il ragionamento: se lo Stato vuole responsabilizzare i minori sul versante penale, deve farlo anche su quello dei diritti. L'ex premier collega la misura al taglio della 18app, alla fuga dei cervelli e a una Legge 107/2015 che a suo dire manca oggi di "profilo educativo". Il ddl passa ora all'esame del Parlamento.
Cosa insegna l'esperienza dei paesi Ue con il voto ai giovani
Nell'Unione europea quattro Stati hanno già abbassato la soglia elettorale. Austria dal 2007 (elezioni nazionali ed europee), Malta dal 2018, Belgio limitatamente alle europee dal 2022, Germania alle europee dal 2024. La Grecia consente il voto a partire dai 17 anni (Norme sulle elezioni del Parlamento europeo per Stato membro).
Il caso austriaco è il più studiato. Alla prima consultazione dopo la riforma l'affluenza dei 16-17enni si è attestata all'88%, per poi stabilizzarsi intorno al 63% nel 2013. Le ricerche accademiche hanno mostrato che i neo-elettori esprimono un voto con un livello di competenza politica paragonabile a quello del resto dell'elettorato, sfatando il pregiudizio dell'immaturità. Ma il punto italiano è un altro.
Nel 2024, secondo il Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno, i minori denunciati o arrestati sono cresciuti del 16% rispetto al 2023 e del 30% rispetto al pre-Covid. Le rapine con autore minorenne sono raddoppiate rispetto al 2014 (3.968 casi), le lesioni personali toccano quota 4.653, le risse 1.021 contro le 433 di dieci anni fa. È il quadro che il governo usa per giustificare la stretta, ed è lo stesso quadro che l'opposizione ritiene non risolvibile con il codice penale.
La scuola nel mezzo: il divario che nessuno cita
Il dato che manca dal dibattito politico è quello scolastico. Nel 2025 la dispersione in Italia è scesa all'8,2%, sotto il target europeo del 9% con cinque anni di anticipo. Ma il valore cambia radicalmente se si guarda dentro il numero: 6,7% tra gli studenti italiani, 26,2% tra quelli con cittadinanza straniera, quasi quattro volte tanto. È la fascia in cui si concentra buona parte della cronaca che ha dato nome al ddl.
Il provvedimento del governo include tra le vittime del reato aggravato anche i docenti e il personale scolastico, riconoscendo di fatto che la scuola è oggi un presidio esposto. Secondo Save the Children il 12% dei reati commessi da minori avviene dentro o accanto agli istituti. Il voto ai 16enni, se e quando arriverà in aula, dovrà confrontarsi con questa geografia più che con quella dei seggi. Un editoriale sul ddl minorenni approvato dal Cdm ricostruisce la ratio della norma; sul rapporto tra Stato e cittadini che questa e altre misure toccano, resta utile la lettura sul caso Roggero e la tenuta del contratto sociale.
Il Parlamento inizierà l'esame nelle prossime settimane. Per la scuola la partita vera si giocherà non sull'onere della prova, ma sulle risorse per intercettare i 26 studenti stranieri su 100 che oggi lasciano prima del diploma.