Il Consiglio dei ministri ha approvato il 23 luglio 2026 il disegno di legge che modifica le regole sull'imputabilità dei minorenni. La novità riguarda la capacità di intendere e di volere per i ragazzi fra i 14 e i 18 anni: non dovrà più essere accertata caso per caso dal giudice, ma sarà presunta salvo prova contraria. L'età minima per essere considerati imputabili resta fissata a 14 anni e le pene previste dal codice penale minorile non vengono inasprite. Il testo passerà ora all'esame del Parlamento per la conversione in legge ordinaria.
Cosa cambia sull'onere della prova
L'articolo 98 del codice penale prevede oggi che i minori fra i 14 e i 18 anni siano imputabili soltanto se il giudice accerta positivamente la loro capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Il ddl approvato dal governo Meloni ribalta l'impostazione: quella capacità sarà data per presunta e l'inversione dell'onere della prova sposta sulla difesa il compito di dimostrare l'eventuale incapacità del ragazzo. In assenza di prova contraria, la posizione processuale del minorenne si allinea a quella dell'adulto.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha precisato che si tratta di una presunzione relativa e non assoluta. Il minore potrà quindi ancora dimostrare davanti al giudice di non essere stato in grado di intendere e di volere al momento del reato, anche attraverso una perizia psicologica. Resta del tutto invariato l'articolo 97 del codice, che continua a stabilire la non imputabilità assoluta per chi ha meno di 14 anni al momento del fatto.
I numeri del fenomeno e le reazioni
Secondo i dati del Servizio analisi criminale, nel 2024 i minori segnalati alle autorità sono stati 38.247, con un aumento del 16 per cento rispetto al 2023 e di circa il 30 per cento rispetto al 2019. I procedimenti aperti nei tribunali per minorenni sono passati da 2.818 nel 2023 a 3.056 nel 2024. Sul totale delle denunce annue registrate in Italia, tuttavia, i reati riconducibili a minorenni restano intorno all'1,5 per cento del complesso.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato il provvedimento con un video sui social, richiamando il principio secondo cui «chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne». Le opposizioni parlamentari hanno definito il ddl un cedimento a logiche securitarie, mentre penalisti e associazioni per i diritti dei minori chiedono che la valutazione individuale del giudice resti una possibilità concreta e non una verifica meramente formale.
Il testo dovrà ora ottenere il via libera delle Camere. Perimetro applicativo, criteri della perizia psicologica e tempi processuali saranno definiti nell'iter parlamentare, che dovrà misurare il nuovo meccanismo con l'articolo 31 della Costituzione, dedicato alla tutela dell'infanzia e dell'adolescenza.