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Lettera dell'insegnante e dati MIM: chi sono davvero gli alunni stranieri

Oltre 914mila alunni con cittadinanza non italiana, 6 su 10 nati qui. In Emilia-Romagna sono il 18,4%, l'incidenza piu' alta del Paese.

Una lettera al direttore pubblicata da IlSussidiario sostiene che "senza i ragazzi stranieri le nostre aule sarebbero quasi deserte". A firmarla è un'insegnante di scuola media in Emilia-Romagna. I numeri del Ministero dell'istruzione le danno ragione, e spiegano un'integrazione che le cronache raccontano poco.

Una scuola su nove ha cittadinanza non italiana

Nell'anno scolastico 2022/2023, ultimo per cui esistono dati ufficiali del MIM, gli alunni con cittadinanza non italiana sono 914.860, l'11,2% del totale. Le stime della Fondazione ISMU per il 2024/2025 parlano di oltre 930mila iscritti, l'11,6%: una soglia mai toccata prima.

Il dato che cambia il discorso pubblico è un altro. Il 65,4% di questi studenti è nato in Italia: 598.745 bambini e ragazzi che non hanno mai vissuto altrove. Nella scuola dell'infanzia la quota sale all'81%, alla primaria al 69,1%. Lo certifica il notiziario MIM sugli alunni con cittadinanza non italiana 2022/2023.

Non si tratta più di accoglienza, ma di anagrafe. Le seconde generazioni sono cittadini italiani de facto, in attesa di una riforma della cittadinanza che continua a non arrivare. Tengono in vita classi intere, soprattutto nelle regioni dove il calo demografico morde di più: nello stesso 2022/2023 gli studenti italiani sono diminuiti di oltre 145mila unità in un solo anno.

Emilia-Romagna prima regione per incidenza

L'insegnante che firma la lettera scrive da una regione che non è scelta a caso. L'Emilia-Romagna registra il valore più alto d'Italia di studenti con cittadinanza non italiana: 18,4% sul totale degli iscritti, 111.811 alunni. Subito dietro Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%).

In valori assoluti il primato è della Lombardia, che da sola raccoglie un quarto degli alunni stranieri italiani: 231.819 ragazzi, il 25,3% del totale nazionale. Il 65,2% degli studenti con cittadinanza non italiana si concentra al Nord, una distribuzione che ricalca la geografia del lavoro più che quella dell'arrivo.

E sono "stranieri" soprattutto sulla carta. In Emilia-Romagna l'86,3% dei bambini con cittadinanza non italiana iscritti alla scuola dell'infanzia è nato in Italia; nelle medie e nelle superiori della stessa regione la quota resta sopra il 66%. Per la lettera dell'insegnante è la vita quotidiana di un patronato emiliano dove sempre più famiglie presentano la dichiarazione dei redditi. Per la statistica è la curva con cui si è formata una generazione intera, accompagnata in classe da un lavoro docente che va ben oltre le 36 ore settimanali contrattuali che la lettera prova a raccontare dall'interno.

Dove l'integrazione si rompe: il salto della secondaria

La fotografia cambia quando si guarda alle superiori. Il tasso di abbandono scolastico precoce per gli studenti con cittadinanza non italiana resta sopra il 30%, contro il 9,8% degli italiani: tre volte tanto. A pesare contribuisce un dato anagrafico: nelle secondarie di II grado solo il 50,6% degli alunni con cittadinanza non italiana è nato in Italia, contro l'81% dell'infanzia. Sono spesso ragazzi arrivati da poco, con un italiano non ancora consolidato e un percorso scolastico già spezzato altrove.

L'insegnante che ha scritto la lettera chiama in causa il dibattito in classe come strumento di crescita civile, non la sanzione. Sul piano didattico la differenza è il tempo: ore di compresenza, laboratori di L2, orientamento individuale che oggi si poggiano in larga parte sull'usura silenziosa dei docenti, dietro a cui c'è la petizione Anief per il pensionamento anticipato che ha superato i 100mila sostenitori.

Dal 2025/2026 il MIM ha previsto un docente di italiano L2 nelle classi con oltre il 20% di studenti stranieri di nuovo ingresso senza basi linguistiche. Una misura che riguarda però una minoranza: i due terzi degli alunni "stranieri" parlano italiano da sempre, e hanno bisogno di scuola, non di sostegno linguistico. Il resto è la responsabilità civica dell'insegnamento di cui parla la lettera, quella che i numeri non raccontano.

Pubblicato il: 21 giugno 2026 alle ore 12:55