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Riserve MAB UNESCO in Piemonte: 3 laboratori per 1,3 milioni di residenti

Il Piemonte candida a laboratorio nazionale le 3 riserve MAB su 21 italiane: cosa dicono davvero i numeri di Monviso, CollinaPo e Ticino Val Grande.

Il Piemonte ha 3 delle 21 Riserve della biosfera MAB UNESCO italiane e dichiara di coprire con aree tutelate dal programma il 30% del proprio territorio, contro una media nazionale intorno al 5%. Alla giornata di Stresa del 12 settembre la Regione ha ufficializzato la candidatura a laboratorio pilota nazionale.

Cosa è successo agli Stati generali di Stresa

Gli Stati generali dei territori MAB UNESCO del Piemonte si sono tenuti il 12 settembre 2026 a Stresa, promossi dall'Assessorato regionale alla Cultura e dalla Fondazione Agrion insieme alle tre riserve piemontesi: Monviso, CollinaPo e Ticino Val Grande Verbano. Al tavolo si sono alternati il presidente della Regione Alberto Cirio, gli assessori Marina Chiarelli (Cultura), Paolo Bongioanni (Agricoltura) e Marco Gallo (Sviluppo della montagna), il ministro Paolo Zangrillo, il sindaco di Stresa Luca Gemelli e il vicepresidente della Commissione nazionale UNESCO Claudio Ricci.

La mattina è stata dedicata a una tavola rotonda sulle esperienze delle tre riserve; il pomeriggio a tre tavoli paralleli su territori produttivi, territori da vivere e territori resilienti. L'obiettivo dichiarato: mettere a sistema le tre esperienze piemontesi e proporre la Regione come modello di governance MAB per una rete nazionale.

Cosa dicono davvero i numeri delle 3 riserve piemontesi

Le tre riserve non sono equivalenti. L'Elenco delle Riserve della biosfera italiane, MASE fotografa la scala di ciascuna: la Riserva Ticino Val Grande Verbano, iscritta nel 2002 e ampliata nel 2018, copre da sola 332.000 ettari a cavallo con la Lombardia e ospita oltre un milione di abitanti, ed è il più importante corridoio ecologico tra Alpi e Appennini. L'Area della biosfera del Monviso, riconosciuta nel 2013, ha una parte italiana di oltre 293.000 ettari, è transfrontaliera con la Francia e conta più di 260.000 residenti. La CollinaPo, entrata nella rete nel 2016, è l'unica riserva urbana italiana e include il tratto torinese del Po con circa 900.000 abitanti nella sola Torino.

Tre riserve su ventuno significa che il Piemonte pesa il 14% della rete italiana in numero di siti, ma è l'estensione a rendere il caso anomalo: la Regione dichiara che il 30% del territorio ricade in aree MAB, contro una media nazionale del 5%. Il confronto va aggiornato anche sulla scala globale: al 5 giugno 2026 la rete mondiale è arrivata a 797 riserve in 145 paesi, con estensioni territoriali approvate anche per l'Italia, come si legge nel comunicato UNESCO sulle 14 nuove Riserve della biosfera 2026. In pratica il Piemonte parte da una copertura che si avvicina già oggi alla soglia del 30% di terra protetta fissata per il 2030 dal Global Biodiversity Framework di Kunming-Montreal.

Cosa cambia per scuole, comuni e comunità locali

Diventare laboratorio pilota nazionale significa provare a esportare la governance delle tre riserve al resto d'Italia: pianificazione condivisa tra comuni, filiere agricole certificate, educazione ambientale nei plessi scolastici dentro le aree tutelate. Per le scuole di Ticino, Monviso e CollinaPo i piani triennali possono agganciarsi al modello MAB per attività di ricerca sul campo, alternanza in agricoltura sostenibile e progetti di monitoraggio della biodiversità. È la stessa logica di rete tra comuni raccontata in Città del Novecento, la rete nazionale firmata da 11 comuni italiani: senza patti operativi tra municipi il riconoscimento resta un'etichetta.

Il 2026 è anche l'anno in cui l'Italia ospita, dal 18 al 22 maggio, il terzo Forum mondiale dei giovani MAB UNESCO, con delegati da 140 paesi. Per il Piemonte è la vetrina utile a portare le tre esperienze fuori dai confini regionali. Il rischio, ricordato dagli operatori delle riserve, è che la candidatura resti annuncio: il vero test saranno i bilanci comunali dei prossimi tre anni e le scelte di destinazione d'uso su agricoltura, turismo e mobilità.

La candidatura a modello nazionale ha una scadenza politica implicita: entro la primavera 2027 dovranno arrivare le prime misure operative attese a Stresa. Chi vive nelle tre riserve, e le scuole che le abitano, avrà finalmente un'agenda concreta da leggere.

Pubblicato il: 14 settembre 2026 alle ore 13:24