Nel cimitero militare polacco di Montecassino riposano 1.051 soldati caduti tra il 12 e il 18 maggio 1944. Il nuovo romanzo di Marco Andreolli, uscito per Edizioni San Paolo, restituisce voce a quei ragazzi sepolti sotto le croci bianche.
Il protagonista è Adam, giovane medico polacco. Nel settembre 1939 lascia la moglie Joanna e il figlio in arrivo per una resistenza che a nessuno sembra praticabile. Attorno a lui si stringe un manipolo di ventenni che il medico aveva conosciuto anni prima giocando a calcio in un piccolo campo di provincia. Se li era segnati sul taccuino, li aveva ricercati uno per uno, aveva scritto loro una lettera: 'Un mondo che si sta sbriciolando ha bisogno di voi'. Sette. Ne raggiunge tre. Gli altri quattro sono prigionieri in Russia.
Il cuore inquieto di Adam
Il romanzo rinuncia alla retorica dell'eroismo. La frase che ricorre è quasi banale: 'Ma adesso, per la prima volta, ho paura'. Andreolli segue Adam mentre attraversa la Polonia occupata, si arruola con il 2° Corpo d'Armata Polacco del generale Wladyslaw Anders, sbarca a Taranto, risale la penisola fino alla Linea Gustav. Il baricentro del racconto non è la strategia militare ma la banda dei sette amici, e la lenta scoperta che 'nessuno è estraneo al fatto che il male lo abbiamo dentro'. Un evento atroce a metà del libro spegne Adam, lo trasforma in una macchina da guerra efficace ma irriconoscibile. Il lettore fa il tifo per la sua rinascita.
1.051 tombe, 924 caduti in una battaglia sola
Il 18 maggio 1944, verso mezzogiorno, una pattuglia polacca raggiunge le rovine dell'abbazia e issa la bandiera bianca e rossa. La quarta battaglia di Cassino costa al 2° Corpo d'Armata 924 morti, 2.931 feriti e 345 dispersi. Ai piedi della collina, come ricorda la pagina ufficiale sui cimiteri di guerra dell'Abbazia di Montecassino, il cimitero polacco custodisce oggi 1.051 tombe. Andreolli sceglie proprio quel momento per chiudere il libro. Il romanzo si appoggia sulla frase con cui Adam presenta i suoi ragazzi al generale Anders: 'Sono poco più che ragazzi, eppure tra loro c'è una fiamma capace di riaccendere speranza.' La stessa fiamma che aveva riacceso in lui.
Un Paese che legge meno proprio dove il libro è ambientato
Il volume esce mentre ISTAT pubblica i dati 2024/25 su lettura di libri e biblioteche. Nel 2024 ha letto almeno un libro il 57,1% delle persone di sei anni e più: dieci anni fa erano il 59,4%. Il divario territoriale racconta un'altra frattura. Nel Centro-Nord la quota supera il 60%. Nel Mezzogiorno scende al 47%. Il libro parla di Cassino, cioè del Lazio meridionale, cioè della soglia oltre cui i lettori diminuiscono. L'Associazione Italiana Editori ha destinato i 100.000 libri di #ioleggoperché 2026 esattamente a tre regioni del Sud, come raccontato nel focus sulle scelte AIE su Calabria, Molise e Sardegna. Il romanzo storico rischia di essere l'ultimo a bussare in quelle case: un libro che finisce con una bandiera issata a poche decine di chilometri da Napoli, e che al Sud fatica ad arrivare.
Il ponte con i lettori più giovani
Dentro il quadro ISTAT c'è un altro numero che riguarda direttamente Andreolli. Tra gli 11 e i 14 anni legge il 78,9% dei ragazzi, la quota più alta di tutta la popolazione italiana. Da lì in poi la curva scende, e nell'età adulta si stabilizza sotto il sessanta. Il romanzo storico è uno dei pochi generi che riesce a tenere insieme quelle due età: racconta ventenni ad altri ventenni, senza semplificazioni pedagogiche. È lo stesso pubblico che l'editoria fatica a riportare in libreria una volta usciti da scuola, quando i terzi luoghi in cui capita di leggere spariscono e restano solo i social.
Il volume entra in libreria mentre il Sacrario polacco resta meta di pellegrinaggi ogni 18 maggio. Un lettore ventenne del 2026 può ancora incontrare Adam, Stanislaw, il professore, i sette ragazzi visti giocare a calcio. Basta prendere in mano il libro prima che quelle voci si spengano di nuovo sotto le croci bianche di Montecassino.