Nel giorno del suo novantesimo compleanno, il 17 agosto 2026, Giulio Rapetti (in arte Mogol) riceve una proposta politica: portare i suoi testi tra i banchi di scuola. A lanciarla è la sottosegretaria all'Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, che definisce le parole scritte per Lucio Battisti "un valore culturale" da studiare in aula.
La proposta di Frassinetti nel giorno dei 90 anni
Nella nota diffusa il 17 agosto, Frassinetti cita due passaggi diventati parte della memoria collettiva: "domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore" da Emozioni, e "in un mondo che non ci vuole più il mio canto libero sei tu" da Il mio canto libero. La sottosegretaria parla di parole che "fanno parte della nostra vita" e che "sarebbe bello poter insegnare anche a scuola". L'appello si aggancia a quello recente di Cesare Cremonini che, dopo la morte di Francesco Guccini, ha chiesto di studiare i suoi versi "insieme ai grandi poeti italiani". La proposta arriva senza indicazione di ordine di scuola né di disciplina.
Il decreto 221/2025 ha appena riscritto la musica a scuola
La proposta si innesta su un curricolo che sta cambiando davvero. Il decreto ministeriale 221 del 9 dicembre 2025 ha firmato le nuove Indicazioni nazionali per infanzia e primo ciclo, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026 e operative dall'anno scolastico 2026/2027 con avvio graduale dalle prime classi. Per la musica il cambio è strutturale: educazione musicale già dall'infanzia, ascolto, canto ed esplorazione sonora in primaria, pratica strumentale e musica d'insieme alla secondaria di primo grado, con l'ingresso di docenti specialisti AFAM nella scuola primaria.
Il testo firmato dal ministro Giuseppe Valditara valorizza la pratica e l'ascolto guidato per costruire "senso critico e capacità interpretativa" e disegna un curricolo verticale dai tre ai quattordici anni. Non compare però un asse esplicito dedicato ai testi dei cantautori italiani come oggetto letterario, nè un elenco di autori novecenteschi da leggere in classe. La riforma tratta la musica come linguaggio da praticare, non ancora come corpus di parole da studiare accanto a Ungaretti o Montale. È lo scarto che l'appello di Frassinetti mette a fuoco: se Mogol è "valore culturale", il varco più naturale nel nuovo impianto sarebbe italiano, non educazione musicale, con i testi trattati come poesia contemporanea nelle antologie del primo ciclo e nei percorsi tematici del biennio.
Il varco esiste già dal 2004: la traccia Guccini alla Maturità
Il precedente c'è, e ha ventidue anni. Nel giugno 2004 la prima prova scritta dell'esame di Stato incluse tra i documenti di tipologia B, il saggio breve di ambito artistico-letterario, un passaggio di Canzone per Piero di Francesco Guccini, affiancato a Cicerone e Dante. Il tema sull'amicizia risultò il più scelto dell'anno: circa 115 mila maturandi su 491 mila totali lo preferirono a tutte le altre tracce. La chiave, allora, non fu una riforma dei programmi: bastò una scelta ministeriale sui documenti proposti. Per portare Mogol tra i banchi non serve necessariamente riscrivere il curricolo di musica: serve che i testi entrino tra i documenti di analisi nelle prove di italiano e nelle antologie scolastiche, come è già accaduto una volta con esiti didattici documentati.
Il segnale politico è coerente con altri gesti di valorizzazione culturale in agenda quest'estate, dalla mostra Novecento della Collezione Generali a Palazzo Bonaparte fino al novantesimo di Lino Banfi celebrato a luglio. Restano due nodi concreti: chi decide se i testi di Mogol entreranno nelle antologie adottate dagli editori scolastici per il primo ciclo dal 2026/2027, e se il ministero traduca l'appello in una circolare operativa prima dell'avvio effettivo delle nuove Indicazioni.