Il Transito di San Francesco, celebrato ieri 3 ottobre, segna gli 800 anni esatti dalla morte del santo alla Porziuncola nel 1226. Oggi 4 ottobre 2026 debutta per la prima volta la festa nazionale reintrodotta dalla legge 151 dell'8 ottobre 2025, e cade di domenica.
Il paradosso scolastico segnalato dal Quirinale
Nella lettera di promulgazione inviata ai Presidenti di Camera e Senato, Sergio Mattarella ha segnalato un punto preciso del testo approvato: le iniziative dedicate ai valori di San Francesco, che la nuova norma affida anche alle scuole oltre che ad amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore, "non potranno più svolgersi il 4 ottobre in quanto giornata ormai festiva". Il nodo sta nel passaggio dalla precedente qualifica di solennità civile a quella di festività nazionale piena: le aule sono chiuse per contratto di lavoro, non più aperte per celebrazioni istituzionali. Per il 2026 il paradosso si somma al calendario: il 3 ottobre è stato un sabato, il 4 è una domenica, due giorni consecutivi in cui gli studenti non sono in classe.
Sei scuole premiate su cinquantasette mila
La principale iniziativa che il Ministero dell'istruzione e del merito ha costruito attorno all'ottavo centenario è un concorso nazionale per le scuole di ogni ordine e grado, bandito in base al protocollo d'intesa firmato il 25 luglio 2024 tra MIM e Comitato nazionale per l'ottavo centenario della morte di San Francesco. La prima edizione, chiusa a maggio 2025, ha premiato sei istituti; la seconda, i cui vincitori sono stati annunciati il 15 settembre 2026, ha coinvolto "oltre trecento" istituti su un totale di circa 57 mila scuole italiane tra statali e paritarie, meno dell'1%. Alle sei vincitrici vanno 5 mila euro per scuola e un viaggio nei luoghi del santo. Fuori dal concorso, nelle restanti 56.700 scuole, la ricorrenza non prevede ore dedicate, materiali ministeriali uniformi, né voci specifiche nelle programmazioni.
Il centenario si chiude lontano dai banchi
L'anniversario del Transito chiude un trittico apertosi con le Stimmate ricevute alla Verna nel 1224 e proseguito con il Cantico delle creature del 1225. Nelle Indicazioni nazionali del 2012 per la scuola secondaria di primo grado il Cantico resta la prima testimonianza di volgare italiano, poche righe dentro il percorso di storia della lingua; nel biennio della secondaria superiore ritorna nei manuali di letteratura, sempre come snodo medievale breve. La festa nazionale appena istituita non interviene sui curricoli: niente nuove ore, niente integrazione nei programmi di storia o di religione cattolica, niente materiali centralizzati. Lo stesso tema era già stato posto da un editoriale sui 800 anni del Cantico delle creature, che misurava la distanza tra l'anniversario e la didattica ordinaria.
Cosa cambia davvero per gli istituti dopo il 2026
L'autonomia scolastica resta la sola leva per inserire il patrono d'Italia nel Piano triennale dell'offerta formativa, con una differenza rispetto al passato: dal 2026 il 4 ottobre non è più disponibile per convocare le classi. I dirigenti che vogliono costruire attività sul centenario devono farlo nelle settimane precedenti o successive, come già accaduto per altre figure celebrate per legge senza riforma dei programmi. È lo stesso schema osservato con la celebrazione ministeriale di Oriana Fallaci rimasta alla sola traccia della Maturità 2023: il ministero celebra, i curricoli non si muovono. La spinta politica sui temi identitari, misurata di recente anche dal sondaggio Winpoll di agosto 2026 che pesa il consenso autonomo di Vannacci, spiega l'attenzione istituzionale al simbolo, ma non colma il vuoto didattico.
Il prossimo 4 ottobre 2027 cadrà di lunedì: sarà il primo anno utile per capire se le scuole costruiranno nelle settimane precedenti attività dedicate al patrono d'Italia, o se la ricorrenza resterà, per la didattica, un giorno di assenza come un altro.