Una villa romana di età imperiale è riemersa nella tenuta di Castel di Guido, alla periferia ovest di Roma, durante un intervento d'urgenza della Soprintendenza Speciale di Roma partito da una segnalazione di scavo abusivo. I funzionari del Ministero della Cultura, con i Carabinieri, hanno bloccato l'intervento clandestino e portato alla luce ambienti con murature alte fino a 1,50 metri, mosaici e intonaci dipinti.
Atrio con impluvium, mosaici e la statua di Silvano
Lo scavo, diretto dall'archeologa Alessia Contino, ha individuato l'atrio della villa con impluvium centrale e decorazioni a motivi geometrici e vegetali. Attorno al cortile si sviluppano vani pavimentati a mosaico e ambienti riferibili alle attività produttive del complesso.
Tra i materiali rinvenuti emerge una statua frammentaria in marmo bianco che raffigura un personaggio barbuto con un piccolo animale domestico, vitello o maialino: gli archeologi la identificano provvisoriamente con Silvano, divinità agreste del mondo rurale latino. La villa è inserita nel contesto di Lorium, antica proprietà imperiale lungo la via Aurelia frequentata da Adriano, da Antonino Pio (che vi morì nel 161 d.C.) e da Marco Aurelio. La qualità delle decorazioni musive e pittoriche, sottolinea la Soprintendenza, riconduce a proprietari dell'aristocrazia romana vicini al demanio imperiale.
Cosa raccontano i numeri 2024 dei Carabinieri TPC
La scoperta di Castel di Guido non è venuta alla luce per una campagna programmata: l'innesco è stato uno scavo clandestino segnalato dal territorio. È il fronte ordinario del lavoro del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, bilancio 2024. Nell'anno appena chiuso i Carabinieri TPC hanno deferito 127 persone proprio per scavo clandestino e recuperato 19.505 reperti archeologici integri, 13.916 frammentati e 10.887 monete: in totale oltre 44.000 reperti archeologici sottratti al mercato illecito.
L'attività complessiva ha riconsegnato allo Stato 80.437 beni culturali per un valore stimato di 129,6 milioni di euro, con 1.874 controlli mirati nelle aree archeologiche: quasi cinque al giorno. Tradotto: l'intervento di Castel di Guido non è un'eccezione, è il modello che si ripete quasi quotidianamente in tutta la penisola, e in cui la denuncia da parte di chi vive il territorio resta il primo anello della catena di tutela. Cambia, qui, l'esito narrativo: la villa che gli scavatori abusivi cercavano è diventata un cantiere ufficiale e ora aprirà al pubblico, con un percorso pensato per i cittadini anziché per il mercato nero, esattamente come accaduto nei mesi scorsi con l'affresco dionisiaco riemerso nella Villa dei Misteri di Pompei.
Open day del 20 giugno: trekking di un chilometro
La Soprintendenza Speciale di Roma ha programmato due visite guidate gratuite sabato 20 giugno, alle 17.00 e alle 18.15. Il percorso è un trekking archeologico di circa un chilometro e dura tra l'ora e mezza e le due ore: punto d'incontro all'incrocio fra via di Castel di Guido e via Quarto delle Colonne, prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Ai visitatori sono richiesti abbigliamento e scarpe adeguate al terreno e una scorta d'acqua.
La scelta di restituire subito lo scavo ai cittadini, prima che la villa entri nella fase di studio e restauro pluriennale, ricalca l'approccio già visto nella visita del ministro Giuli a Pompei per la sala affrescata: aprire il cantiere quando il pubblico può ancora vedere il lavoro in corso, non solo il prodotto finito. È la stessa logica con cui altre iniziative culturali sono uscite dagli spazi istituzionali e hanno raggiunto direttamente la cittadinanza, dal patrimonio archeologico al manifesto di Andrea Villa esposto a Torino.
La perimetrazione completa della villa richiederà ulteriori campagne di scavo nei prossimi mesi. Per chi non riesce a partecipare all'open day, le indagini sul sito proseguiranno e i mosaici sono già in corso di restauro: il prossimo passo, secondo la Soprintendenza, è capire quanto si estende davvero la struttura sotto la tenuta agricola di Castel di Guido.