Alla morte di Marie-Anne-Adélaïde Lenormand, nel 1843, il nipote fervente cattolico distrusse ogni scritto e oggetto appartenuto alla zia: quarant'anni di appunti, corrispondenze e tarocchi di colei che era stata cartomante di Giuseppina Bonaparte, confidente di Napoleone e sibilla di mezza Parigi rivoluzionaria. Un archivio unico per la storia dell'esoterismo europeo, sparito in una notte. È da quel vuoto documentario che riparte La cartomante di Versailles (Nord, 2026), secondo romanzo dell'irlandese Anya Bergman.
Chi era davvero la sibilla di Giuseppina
Marie-Anne-Adélaïde Lenormand attraversò il Terrore, il Direttorio, l'Impero e la Restaurazione senza smettere di leggere le carte a chiunque avesse denaro per pagarla o abbastanza fortuna per interessarla. Conobbe Giuseppina de Beauharnais nella prigione dei Carmes durante il Terrore, quando la futura imperatrice usava ancora il primo nome Rose e rischiava la ghigliottina: le predisse una vita di amore, potere e ricchezza, previsione che il matrimonio con Napoleone avrebbe puntualmente confermato. Il mazzo di tarocchi che porta il suo nome, il Petit Lenormand, è tutt'oggi in commercio ed è uno dei pochi frammenti materiali sopravvissuti al rogo del 1843. Studiosi e appassionati di esoterismo continuano a usarlo come strumento didattico e come oggetto di ricerca sui codici simbolici di età napoleonica.
L'archivio distrutto e la finzione che riscrive i margini
È proprio quel vuoto lasciato dal nipote a offrire a Bergman l'occasione narrativa. La scrittrice affianca alla Lenormand storica una co-protagonista inventata di sana pianta, Caitlín Molloy, sguattera irlandese approdata a Parigi capace di leggere il passato nelle linee della mano. Il doppio femminile permette di attraversare la Rivoluzione da due prospettive complementari: la profezia orientata al futuro e la memoria che scava all'indietro. Le due sibille finiscono per leggere i tarocchi a Robespierre, Saint-Just e Marat, predicendo con precisione la fine che li attende.
La scelta di ribattezzare Caitlín come Caterina de Luna, di farla passare per italiana esotica in una Parigi ossessionata dalla veggenza, riflette un dato storico: dopo il 1789 la richiesta di predizioni esplose in tutte le classi sociali, dalle dame dell'ultimo Versailles alle sansculottes del Faubourg Saint-Antoine. La cartomanzia divenne, in quegli anni, uno dei pochi servizi realmente trasversali della città.
Il finale che la scienza ha smontato: Luigi XVII e il cuore di Saint-Denis
Il romanzo si spinge fino al mistero più discusso dell'età rivoluzionaria: la sorte di Louis-Charles di Borbone, il piccolo Luigi XVII, morto nel giugno 1795 nella prigione del Temple dopo mesi di maltrattamenti. Per oltre due secoli sono circolate teorie di sopravvivenza e di fughe segrete, alimentate da decine di 'pretendenti' come il tedesco Karl Wilhelm Naundorff, che ottenne persino una sepoltura ufficiale a Delft come 'Luigi XVII'. Nel 2000 un'analisi del DNA sul cuore del bambino, conservato in una teca nella basilica di Saint-Denis, ha confermato il legame di sangue con Maria Antonietta, chiudendo la questione storica.
Bergman sceglie di aggirare la scienza. Al Delfino sfortunato, vittima come tanti altri della violenza della Rivoluzione, il romanzo regala un destino che la storia gli ha negato. Non è puro sentimentalismo: è il modo in cui la narrativa contemporanea prova a riscrivere il posto delle vittime laterali, dai bambini alle donne dimenticate, nella grande cronaca ufficiale.
Bergman, Nord e il ritorno del romanzo storico a firma femminile
Anya Bergman insegna scrittura creativa in Irlanda ed era arrivata in Italia con Il sussurro del fuoco, dedicato alla caccia alle streghe scandinava. La cartomante di Versailles conferma una vocazione precisa: dare spazio alle donne che la storia ufficiale ha ricordato poco, male o per nulla. Il movimento è più ampio: dagli scambi bilaterali con nuovi mercati narrativi, come l'accordo appena firmato tra Italia e Corea sui k-content, al ritorno di rilievo delle grandi capitali europee della cultura come Francoforte, eletta capitale mondiale del design a diciotto anni dal record di Torino, fino ai 521mila arrivi registrati dalle terme italiane tra settembre e ottobre, indice di un consumo che cerca esperienze lunghe e narrative articolate.