Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha aperto la procedura di accreditamento per il terzo ciclo dei percorsi abilitanti previsti dal DPCM 4 agosto 2023, validi per l'anno accademico 2026/2027. Atenei statali e non statali, accademie di belle arti, conservatori e istituti AFAM hanno tempo dal 19 giugno al 19 luglio 2026 per caricare l'offerta formativa sulla piattaforma CINECA, utilizzando le credenziali fornite dal consorzio.
Cinque tipologie di corsi e i vincoli sui docenti
Sul tavolo restano cinque tipologie di percorsi. Il corso ordinario da 60 crediti, previsto dall'allegato 1 del DPCM 4 agosto 2023, conferma la via standard per chi vuole conseguire l'abilitazione. A fianco corrono i due percorsi da 30 crediti: uno destinato ai vincitori di concorso, l'altro di completamento per chi ha già superato le procedure dell'articolo 18-bis del decreto legislativo 59/2017. Chiude il quadro il percorso di completamento da 36 crediti, riservato a chi aveva conseguito i 24 CFU entro il 31 ottobre 2022.
La normativa fissa paletti precisi sui docenti coinvolti. Un direttore di corso può seguire al massimo otto percorsi tematicamente affini, ogni docente non può superare i tre corsi e il numero di studenti iscrivibili resta sotto la soglia dei mille per ateneo, in linea con le linee guida ANVUR del 26 settembre 2023. Sono vincoli che le università non possono aggirare, neppure cambiando i nominativi già inseriti nei cicli precedenti.
Il dato dietro l'accreditamento: 23.787 cattedre vacanti alla secondaria
Il terzo ciclo arriva mentre il secondo ha appena autorizzato 63.890 posti con il decreto ministeriale 138 del 27 gennaio 2026. Numeri grossi che vanno letti accanto al fabbisogno reale della scuola secondaria, l'unica filiera destinataria di questi corsi.
I dati elaborati dalla UIL Scuola sui prospetti del Ministero dell'Istruzione e del Merito raccontano che, chiuse le operazioni di mobilità 2026/2027, restano vacanti 23.787 cattedre alla secondaria: 16.053 negli istituti superiori e 7.734 alle medie. La geografia dei posti scoperti racconta un Paese spaccato. Sui posti comuni complessivi la Lombardia guida con 7.594 cattedre residue, seguita da Campania (6.189), Sicilia (4.550), Lazio (4.048) e Puglia (3.910). All'altro estremo Valle d'Aosta si ferma a 35 posti.
Il confronto con i cicli precedenti aiuta a leggere le proporzioni: il primo ciclo 2024/2025 aveva autorizzato 79.479 posti totali, il secondo 63.890. Se il terzo seguirà la stessa curva discendente, lo scarto fra docenti formati e cattedre vacanti rischia di restare ampio proprio nelle regioni dove il bisogno è più pesante. La ripartizione regionale dei posti, ancora non definita dal decreto autorizzativo del MUR, sarà la variabile più rilevante per gli aspiranti del Nord.
Cosa cambia per chi vuole iscriversi
Per gli aspiranti la finestra del 19 giugno-19 luglio è solo il primo passaggio. I bandi di ateneo arriveranno solo dopo il decreto ministeriale che assegnerà i posti, ricalcando l'iter già visto nel secondo ciclo conclusosi a gennaio 2026. La programmazione dell'offerta dovrà rispondere al fabbisogno comunicato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, con il parere obbligatorio degli Uffici scolastici regionali.
Il decreto legge 202/2024, convertito in legge 15/2025, ha prorogato la possibilità di erogare fino al 50% delle attività in modalità telematica sincrona, escludendo tirocinio diretto e laboratori, che restano in presenza. Una regola che pesa per chi lavora già o vive lontano dalle sedi universitarie. Gli atenei che attivano corsi su sedi dislocate in più regioni dovranno suddividere l'offerta nella banca dati su base regionale: l'aspirante potrà candidarsi solo ai posti messi a bando nella propria area.
Il prossimo passaggio è il decreto ministeriale autorizzativo che farà uscire i bandi di ateneo. Prima di quella data nessun aspirante saprà se la classe di concorso a cui punta avrà posti nel proprio territorio.