Negli ultimi dieci anni gli iscritti alle università telematiche italiane sono cresciuti del 470%, mentre i laureati sono aumentati dell'860% e rappresentano oggi il 18% del totale nazionale. I dati arrivano dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, presentato il 15 giugno 2026 a Roma e realizzato su un campione di 3.993 laureati delle sette telematiche associate a United (Università italiane telematiche e digitali). La fotografia delinea un comparto che, secondo gli autori, ha smesso di essere una modalità alternativa per diventare una componente strutturale del sistema accademico nazionale.
Cosa pensano i laureati delle università digitali
L'indagine fotografa atenei digitali che non sono più una semplice modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta strutturale ai cambiamenti del mercato del lavoro e alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze. L'86,8% dei laureati intervistati ritiene che le università telematiche siano più adatte a rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea, mentre l'82,7% ne evidenzia il contributo alla promozione dell'apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali. L'81,6% considera telematiche e atenei tradizionali due modelli che si integrano reciprocamente, contribuendo ad arricchire l'offerta universitaria italiana. Sul piano culturale, il 48,1% dei laureati si dichiara abbastanza d'accordo e il 30,8% molto d'accordo con l'idea che gli atenei digitali favoriscano il progresso culturale e scientifico del Paese.
Chi sceglie la laurea online
Il profilo dello studente telematico riflette un'utenza adulta e in larga parte già inserita nel mondo del lavoro. Il 53,7% dei laureati del campione è donna e quasi il 40% ha almeno 46 anni; il 57,1% ha conseguito una laurea triennale. Se nel 2019 le donne erano ancora una minoranza tra i laureati telematici, oggi rappresentano il 53,1% del totale. Al momento dell'iscrizione il 75,3% degli studenti risultava occupato e il 48,4% proveniva da percorsi di istruzione tecnica e professionale. Significativa anche la dimensione territoriale: il 51,2% degli intervistati risiedeva nel Mezzogiorno al momento dell'iscrizione, un dato che secondo il rapporto segnala il ruolo degli atenei digitali nel ridurre i divari territoriali nell'accesso all'istruzione universitaria. Gli atenei digitali intercettano oggi una domanda formativa diversificata, che comprende lavoratori adulti, persone che riprendono studi interrotti e giovani neodiplomati attratti dalla flessibilità organizzativa. Secondo gli autori, questa pluralità di profili contribuisce a ridisegnare la composizione anagrafica e sociale della popolazione studentesca universitaria italiana.
Il rapporto è stato presentato a Roma dal segretario generale Censis Giorgio De Rita e da Andrea Toma, responsabile dell'Area Economia, lavoro e territorio dell'istituto. Alla discussione hanno partecipato Federico Freni, sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Francesco Battistoni dell'Ufficio di presidenza Forza Italia alla Camera, e Paolo Miccoli, presidente di United. Si tratta del primo studio congiunto realizzato dall'istituto di ricerca e dall'associazione delle telematiche, costruito a partire da un campione strutturato di laureati provenienti da tutti e sette gli atenei aderenti.