Al semestre aperto 2026/2027, i dati MUR sul primo anno sono iscritti oltre 52.300 aspiranti medici, contro i 54.313 del primo anno del nuovo sistema di accesso. Il calo è di poco più di 2mila unità, pari al 3,7%. Considerando anche Odontoiatria e Veterinaria, gli iscritti totali passano da 64.825 a 62.200, in flessione del 4%.
Il calo non lo spiega la demografia
La coorte di riferimento non è diminuita, anzi. Chi si iscrive nell'anno accademico 2026/2027 ha in prevalenza 19 anni ed è nato nel 2007: le nascite registrate quell'anno furono 563.933, contro le 560.010 del 2006, secondo i dati ISTAT su nascite e popolazione per anno. La coorte dei potenziali diplomati è cresciuta dello 0,7%, mentre gli iscritti a Medicina sono scesi del 3,7%. Il gap tra i due tassi supera i quattro punti e non è compatibile con una lettura solo demografica: se il calo fosse riflesso della curva delle nascite, quest'anno gli iscritti sarebbero dovuti crescere, non diminuire. Va aggiunto che la platea del semestre aperto non è composta solo da diciannovenni: comprende anche diplomati degli anni precedenti, cambi facoltà e chi non ha superato la selezione nella prima edizione, elementi che dovrebbero gonfiare il totale, non ridurlo.
Prima flessione dopo anni di crescita
Fino allo scorso anno la domanda per Medicina cresceva in modo pressoché ininterrotto, di pari passo con l'ampliamento dei posti. Dal 2022/2023 il MUR ha aggiunto oltre 11mila posti alla laurea in Medicina, e per il 2026/2027 il decreto ministeriale 1004/2026, firmato dalla ministra Bernini il 6 agosto, ne autorizza 27.001, tremila in più del 2025/2026. Complessivamente Medicina, Odontoiatria e Veterinaria mettono a disposizione 30.225 posti: 23.495 nelle università statali, 6.730 nelle non statali.
In termini percentuali, per Medicina l'offerta cresce del 12,5% mentre la domanda cala del 3,7%: sedici punti di divaricazione in dodici mesi. Odontoiatria passa da 4.473 a circa 4.300 iscritti su 1.825 posti, Veterinaria da 6.039 a 5.550 su 1.399 posti. Sono numeri assoluti ancora alti, ma segnalano che il 2026/2027 è l'anno in cui il modello del semestre aperto viene per la prima volta valutato dagli studenti che l'hanno visto funzionare per un ciclo intero.
Cosa cambia per chi si iscrive nel 2026
Il primo appello nazionale è stato spostato al 10 dicembre 2026, il secondo all'11 gennaio 2027. Le lezioni iniziano il 1° settembre e prevedono 18 crediti su Biologia, Chimica e propedeutica biochimica, Fisica. Il MUR ha modificato la costruzione della graduatoria per rispondere ai problemi emersi nel primo anno, quando la selezione era stata concentrata in due date molto ravvicinate. Anche gli atenei si sono attrezzati con formule miste: la Sapienza ha organizzato il semestre su cinque poli didattici, con lezioni prevalentemente online in alcune sedi, mentre Padova ha portato la sede principale da 486 a 500 posti.
La composizione di genere resta molto sbilanciata: il 72% degli iscritti sono donne, il 28% uomini. Un dato costante che il primo anno del nuovo modello non ha modificato, e che continua a raccontare una laurea scelta soprattutto dalla componente femminile della coorte.
Il calcolo diretto del rapporto candidati/posti va preso con cautela, perché non tutti i 27.001 posti riguardano il semestre aperto: restano esclusi i corsi in lingua inglese e, per il 2026/2027, gli atenei non statali. Restano comunque circa due aspiranti per ogni posto autorizzato, contro i 2,26 dello scorso anno: una probabilità statistica di accesso più alta, che però si combina con un percorso di selezione ora spalmato su un semestre intero anziché su una singola prova. È una condizione che allunga i tempi decisionali, aumenta i costi di trasferimento e frequenza fuori sede, e rende meno appetibile la scelta per chi non ha una preferenza netta verso il camice bianco.
Se il calo del 3,7% dovesse consolidarsi anche il prossimo anno accademico, sarà chiaro che a raffreddare la corsa a Medicina non è stata la demografia, ma la percezione concreta del nuovo percorso di selezione tra gli studenti che l'hanno visto funzionare per un ciclo intero.